La Nuova Sardegna

Addio a Evgheni Evtushenko La poesia contro il potere

di Giuseppe Agliastro
Addio a Evgheni Evtushenko La poesia contro il potere

Si è spento a 84 anni, per un arresto cardiaco, in un ospedale negli Stati Uniti Sostenne la rivoluzione cubana e condannò l’invio dei carri sovietici a Praga

3 MINUTI DI LETTURA





«Vanno le nevi bianche/ e anch'io me ne andrò/ non mi rammarico della morte/ e non aspetto l'immortalità». L'autore di questi versi si è spento oggi a 84 anni in un ospedale degli Stati Uniti: è il poeta russo Evgheni Evtushenko. Ci lascia oltre 150 libri e soprattutto la sua mai domata voglia di libertà e di lottare contro le ingiustizie.

Evtushenko era nato nel 1933 in Siberia, nel villaggio di Zimà («inverno» in lingua russa), ma dal 1991 viveva negli Usa, dove insegnava letteratura all’università di Tulsa. È considerato uno dei poeti più significativi dell’Urss post-stalinista e di tutta una generazione di artisti che rivendicò maggiore libertà di espressione nella letteratura puntando a ridurre la retorica di regime. Uno opposizione tutta interna al sistema, ma non per questo meno determinata e ferma.

Dopo aver esordito giovanissimo nel 1952 con la raccolta «Gli esploratori dell'avvenire», dove è forte la suggestione della poesia di Majakovskij, Evtushenko dedicò spesso le sue opere ai temi di attualità e ai problemi della società. E di certo non fu sempre in sintonia con le politiche del Cremlino. Quando i carri armati sovietici invasero la Cecoslovacchia, nel 1968, Evtushenko condannò fermamente la mossa di Mosca e scrisse questi versi, suggerendoli come proprio epitaffio: «Uno scrittore russo/ stritolato dai tank russi a Praga». La poesia che lo rese famoso nel mondo fu però «Babi Yar», dedicata all’eccidio di decine di migliaia di ebrei commesso dai nazisti nel 1941 vicino a Kiev: «Tutti gli antisemiti – scrisse – devono adesso odiarmi come un ebreo».

Il suo slancio ideale verso un mondo più giusto lo portò ad appoggiare la rivoluzione cubana, e conobbe sia Fidel Castro sia Che Guevara. A quest’ultimo dedicò anche una poesia in spagnolo, «La chiave del comandante», scritta dopo aver visitato il villaggio boliviano di La Higuera, dove fu ucciso Ernesto Che Guevara. «Non la chiamo poesia politica – disse in un’intervista parlando della sua opera – la chiamo poesia dei diritti dell’uomo. La poesia che difende la coscienza umana come il valore spirituale più alto». Un linea di coerenza che percorre tutta la produzione letteraria di Evtushenko, sia quella poetica sia quella in prosa.

Non tutti però apprezzavano i versi di Evtushenko. Un altro grande poeta russo, il dissidente Joseph Brodsky, lo accusava di non essere abbastanza critico nei confronti del potere. «Lancia pietre soltanto nelle direzioni ufficialmente permesse e approvate», disse il premio Nobel che subì una durissima carcerazione per le sue posizione anti sistema e fu poi costretto all’esilio. Tanto Brodsky era avverso a Evtushenko si dimise dall’Accademia americana delle arti e delle lettere quando questa accolse il poeta come membro onorario.

Evtushenko è morto «circondato dai suoi cari, in modo sereno, nel sonno, per un arresto cardiaco», ha detto la vedova Maria Novikova. E secondo i media russi ha chiesto di essere sepolto a Peredelkino, il «villaggio degli scrittori» vicino Mosca. Non lontano dalla tomba di Boris Pasternak.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative