La Nuova Sardegna

i grandi interpreti della musica

Lucchesini commuove sulle note di Schubert

di Antonio Ligios
Lucchesini commuove sulle note di Schubert

SASSARI. «Franz Schubert è il più ardito e libero di spirito di tutti i musicisti moderni»: le parole scritte da Robert Schumann, nella sua veste di critico musicale, sono straordinariamente...

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «Franz Schubert è il più ardito e libero di spirito di tutti i musicisti moderni»: le parole scritte da Robert Schumann, nella sua veste di critico musicale, sono straordinariamente profetiche, capaci di esprimere compiutamente la natura del mondo poetico e della concezione estetica e formale che caratterizza le ultime creazioni schubertiane. Tra queste si collocano le ultime tre grandi sonate per pianoforte, composte nel 1828, due delle quali (la D 959 in La e la D 960 in Si bemolle) sono state presentate al Teatro Verdi - all'interno della stagione dei “Grandi interpreti della musica” - da Andrea Lucchesini, e “raccontate” contestualmente dal critico musicale e scrittore Sandro Cappelletto, che all'ultimo anno di vita di Schubert ha dedicato un ampio e stimolante saggio.

È noto che dietro la composizione di questi tre sommi capolavori - secondo un'ipotesi sostenuta da non pochi storici della musica - si celerebbe l'intenzione di Schubert di raccogliere l'eredità di Beethoven, scomparso l'anno precedente, saldando la propria storia a quella delle più profonde radici del Classicismo viennese. Il primo tema della Sonata D 958 sembra proprio congiungere simbolicamente il destino artistico di Schubert all'eredità beethoveniana, ma poi Schubert nella composizione delle tre opere va oltre questo lascito, molto oltre. E quello che sconcerta e affascina in questi lavori di così ampio respiro è proprio la modernità, l'espressione di una profonda inquietudine interiore e l'anelito di libertà solo in parte nascosti dietro l'apparente rispetto delle strutture formali classiche. Andrea Lucchesini di queste Sonate ha inteso magnificamente il significato profondo, ossia le radici storiche di un genere musicale comunque legato alla lezione beethoveniana, ma allo stesso tempo quel senso di frammentazione e di viaggio senza meta che incredibilmente si armonizza con una architettura formale di ampie proporzioni.

E così, nella sua affascinante e coinvolgente lettura, la cura per il dettaglio timbrico e dinamico, l'attenzione a scolpire la frase sin dalla più piccola articolazione non hanno mai messo a repentaglio il controllo sull'architettura complessiva.

A Lucchesini va poi riconosciuto il merito di aver interpretato in modo sempre interessante quella sublime lunghezza, quell'incessante peregrinare della trama musicale che, se non adeguatamente sostenuto, rischia di far smarrire l'ascoltatore, e infine di aver approfondito il grande contrasto - sempre latente - tra una serenità più vagheggiata che raggiunta e il tormento che a volte assume toni drammatici, come nel secondo movimento della D 959, di cui Lucchesini ha offerto una lettura a dir poco commuovente. Questo concerto si è poi arricchito di un grande valore aggiunto, ossia il contrappunto di parole - asciutto ma capace di svelare con immediatezza il retroterra umano e artistico di Schubert e il contesto della Vienna dei primo dell'Ottocento - che quel grande affabulatore di Sandro Cappelletto riesce a dipanare con grande discrezione. Il successo è stato pieno e partecipato, e il duo ha ripagato il pubblico con un'autentica rarità, ossia l'unico melologo scritto dal compositore austriaco, Abschied von der Erde (Addio alla terra).

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative