La Nuova Sardegna

Il giorno della foto del secolo Primo click di un buco nero

di Marco Vitali
Il giorno della foto del secolo Primo click di un buco nero

A premere il pulsante dell’otturatore l’astronomo nuorese Ciriaco Goddi Una rete mondiale per creare un radiotelescopio grande come la Terra

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SASSARI. Al nastro di partenza una delle più grandi imprese astronomiche di tutti i tempi: osservare e fotografare per la prima volta dalla Terra corpi celesti “irraggiungibili” come i buchi neri. Il progetto si chiama Event Horizon Telescope (Eht) e punta a unire le forze di otto dei più grandi radiotelescopi del mondo per creare un radiotelescopio delle dimensioni della Terra. La data per lo “scatto del secolo” avverrà in una finestra temporale che va da oggi al 14 aprile, e durerà cinque notti, ma l’elaborazione dei dati richiederà tempo, al punto che la prima foto è attesa nel 2018.

A premere il pulsante dell’otturatore saranno due italiani: il sardo Ciriaco Goddi, nato a Nuoro e cresciuto a Orune, e Violette Impellizzeri, astronoma siciliana di Alcamo, in provincia di Trapani. Goddi, 42 anni, si è laureato e ha avuto un dottorato di ricerca a Cagliari, poi è volato ad Harvard per rimbalzare a Monaco di Baviera e finire al BlackHoleCam della Radboud University di Nijmegen, in Olanda, dove è project scientist, ma anche astronomo presso l’Alma Regional Center a Leiden, in Olanda.

Diretto da Sheperd Doeleman, dell’università americana di Harvard, il progetto mira a fotografare sia il buco nero al centro della Via Lattea, che ha una massa pari a 4 milioni di volte quella del Sole, sia il buco nero al centro della galassia M87, che ha una massa di circa 6 miliardi quella del Sole. Della rete dei radiotelescopi coinvolti fanno parte Alma (Cile), Iram (Spagna) e il South Pole Telescope (Antartide) e tutti punteranno le antenne contemporaneamente verso lo stesso obiettivo per osservare la materia che ruota intorno al buco nero prima che oltrepassi l’orizzonte degli eventi, ossia il “punto di non ritorno” oltre il quale la gravità è così forte che nulla di ciò che lo attraversa può fuggire.

I risultati permetteranno anche di sottoporre a uno dei test più rigorosi la teoria della relatività di Einstein e di scoprire come nascono i getti ad altissima energia emessi dai buchi neri. Gli obiettivi sono ambiziosi quanto sarà complesso, per gli otto radiotelescopi, riuscire a catturare le immagini contemporaneamente. Uno dei vincoli è che ognuno dovrà avere cieli cristallini e di conseguenza la rete potrà funzionare solo per due settimane l’anno.

«Un elemento fondamentale per l’attuazione di questo piano è l’Atacama Large Millimeter Array (Alma), che è il radiotelescopio più sensibile mai costruito in banda millimetrica, situato nel deserto di Atacama nelle Ande Cilene, a 5100 m sul livello del mare, il deserto più alto e secco al mondo», ha spiegato Ciriaco Goddi a Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di Astrofisica.

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