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L’amore mistico e disperato di Gabrielle

L’amore mistico e disperato di Gabrielle

Arriva domani in sala “Mal di pietre”, il film di Nicole Garcia tratto dal romanzo di Milena Agus

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ROMA. Gabrielle (Marion Cotillard) è una donna inquieta, presa da grandi passioni anche erotiche. Per la piccola comunità agricola vicino Lione dove è cresciuta, è uno scandalo. È un po’ matta. In un'epoca, gli anni '50, in cui le ragazze sono destinate al matrimonio, lei è diversa. Questa la protagonista di “Mal di pietre”, tratto dal romanzo di Milena Agus e firmato da Nicole Garcia.

Già passato a Cannes in concorso, arriva ora in sala da domani con la Good Films. Va detto che la storia di Gabrielle non nasconde troppo la sua natura: non mangia a tavola, ha amori immaginari e anche una deriva mistica. Chiede a Dio: «Quella cosa tu me la devi dare». E per quella cosa intende l'amore. Vista la sua labilità, i genitori la fanno sposare con Josè (Alex Brendemuhl), un uomo solido quanto malinconico, appena sfuggito alla guerra civile spagnola. Tutto sembra funzionare, senza troppa passione, tra i due finché Gabrielle si ricovera per un periodo in una clinica termale per curare i suoi calcoli renali. Qui incontra un fascinoso tenente in cura per una grave malattia, André Sauvage (Louis Garrel), di cui si innamora perdutamente. Gabrielle ringrazia Dio ed è finalmente pronta a tutto per lui che le promette eterno amore. A fine cura però la donna torna a casa dal paziente marito e gli dice che è incinta e che vuole andarsene, ma nel frattempo Andrè non risponde più alle sue lettere. Dov'è finito? Esiste davvero? «Ora si parla d'amore in tutte le salse sui social e sui magazine. Nel libro questo amore è qualcosa di più concreto - ha spiegato ieri a Roma la regista -, la protagonista lo chiede addirittura a Dio. Ha un aspetto sessuale e anche sacro, mistico. Non ci sono però nessi con la Bovary che, rispetto a Gabrielle, è più malinconica, urbana, meno contadina».

Sulla trasposizione dal libro al cinema, spiega invece la Agus: «la cosa che mi è mancata di più è la Sardegna. Manca così tutta la spiritosaggine dei cagliaritani e la tragicità che c'è al contrario all'interno dell'isola». E ancora: «anche negli amori virtuali c'è spesso la stessa follia, sono spesso amori che non esistono. In fondo non è da pazzi desiderare un amore folle. Ma spesso questo ci porta a non riuscire più a vedere quello che ci è vicino, le persone vere. Viviamo come in un altro luogo».

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