La Nuova Sardegna

«Felice di tornare al Verdi, un teatro speciale»

di Monica De Murtas

Si chiude stasera a Sassari con un recital del soprano Mariella Devia la rassegna “I grandi interpreti della musica”

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SASSARI. Gran finale questa sera alle 21 al teatro Verdi della stagione de “I grandi interpreti della musica” organizzata da Teatro e/o musica che presenta un concerto del soprano Mariella Devia nome di spicco della lirica internazionale. Devia ha al suo attivo un repertorio ricchissimo consolidato in quarant'anni di carriera nei maggiori teatri internazionali sotto la direzione dei più prestigiosi direttori d'orchestra, tra cui: Riccardo Chailly, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Wolfgang Sawallisch. Ancora oggi il repertorio di Devia continua ad arricchirsi di nuovi ruoli in un percorso di successo cominciato nel 1973 quando la cantante vinse il concorso Toti Dal Monte e debuttò nel ruolo di Lucia nella “Lucia di Lammermoor”. La sua interpretazione, di questo personaggio segna un punto d'arrivo difficilmente superabile nella storia del belcanto. Ad accompagnarla Devia sul palco saranno i Solisti dell’orchestra Filarmonica Italiana, ensemble che da oltre un ventennio opera in Italia ed all'estero. L'ammirevole longevità vocale di Devia si sposa ad un inconfondibile timbro, morbido e vellutato. «Non sono l'unico caso -dice Mariella Devia- altre colleghe continuano a cantare e a confrontarsi con nuovi ruoli. Credo che il segreto sia una miscela di fattori: genetica, tecnica e naturalmente studio costante, perché un cantante deve esercitarsi sempre».

Lei è nota oltre che per l'inconfondibile timbro anche per una particolare tecnica del controllo del fiato. Quali sono stati i suoi maestri e il suo percorso di studio?

«Ho avuto diversi insegnanti, ho studiato al conservatorio santa Cecilia di Roma cercando di esplorare la mia vocalità di lavorare su me stessa. Un lavoro molto approfondito l'ho portato avanti poi nel tempo con mio marito (il trombettista Sandro Verzari, scomparso nel 2007 ndc): abbiamo studiato assieme, confrontando le tecniche con il rigore degli strumentisti. È stato importante ascoltarsi a vicenda».

Quanto è importante la scelta del repertorio?

«E' fondamentale, bisogna rinnovare il repertorio seguendo la propria maturità vocale e artistica. Mai fare scelte premature o continuare ad interpretare personaggi in cui si rischia di apparire fuori ruolo per età o vocalità. Ho dato il mio addio alla “Lucia di Lammermoor” nel 2006 alla Scala, la mia prima “Traviata” completa l’ho cantata a Genova nel 1995, mentre per “Norma” ho atteso fino al 2013».

Ci saranno prossimamente nuovi debutti?

«Non credo, ora vorrei concentrarmi su “Norma”, “Lucrezia Borgia” e “Roberto Devereux”».

Ritorna al Verdi dopo 25 anni: che ricordi ha di quell'esperienza?

«Ricordo un teatro antico, molto bello e un pubblico attento e caloroso. Una bella esperienza, lo spettacolo ebbe grande successo. Interpretavo il ruolo di Gilda in “Rigoletto” con il baritono Leo Nucci».

In quegli stessi anni ha lavorato diverse volte con il soprano Daniela Dessi. Che ricordo conserva di questa grande artista sarda scomparsa lo scorso anno?

«Abbiamo preso parte a tanti concerti insieme e cantato nella stessa opera “Adriano in Siria” di Pergolesi. La ricordo come una persona buona, solare, una grande artista dalla voce straordinaria».

La lirica stia vivendo un momento di crisi dovuta anche alla politica dei tagli: come vede il futuro del belcanto?

«Spero che si faccia qualcosa di concreto per dare un futuro a questa meravigliosa forma d'arte che abbiamo inventato noi italiani. Un patrimonio che non può essere dimenticato. Credo che sia importante rafforzare ulteriormente la collaborazione tra i teatri è una giusta politica, e poi credere nel nostro pubblico. Io continuo a vedere teatri affollati. La lirica è ancora molto amata e tanti giovani talenti studiano con passione per realizzare il sogno di cantare l'opera nei palchi di tutto il mondo. Dobbiamo sostenere questo sogno».

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