La Nuova Sardegna

Omphalos a Elmas La Sardegna centro del mondo

di Daniela Paba
Omphalos a Elmas La Sardegna centro del mondo

L’affascinante viaggio proposto da Sergio Frau Centinaia di foto per una nuova tesi archelogica

4 MINUTI DI LETTURA





di Daniela Paba

CAGLIARI

Nel “Mulino di Amleto” di Giorgio de Santillana, le origini del principe danese rintracciabili nel mito scandinavo lo raccontano padrone di un favoloso mulino dalla cui macina uscivano pace e abbondanza. Più tardi, in tempo di decadenza, macinò sale; ora dal fondo al mare macina rocce e sabbia creando il vasto gorgo del Maelstrom.

Nell’Omphalos di Sergio Frau, la Sardegna, isola di Atlante, luogo sacro ché ad Occidente del Mediterraneo segna il Sole al tramonto, era il centro del mondo.

La diaspora dal maremoto. Isola felice e prospera, con i suoi diecimila nuraghi quando lo tsunami la travolge, si trasforma in quella terra povera e malarica che la storia classica ha tramandato. Dalla diaspora dei sardi in fuga dal paradiso perduto vengono pitture e corredi funerari degli etruschi e l’uso di pagare pegno a Caronte perché ci porti all’aldilà, nell’isola dei padri, con un tuffo tra le onde del mare.

E come nel 2004 con la mostra “Atlantikà: Sardegna, Isola, Mito”, il giornalista e scrittore riparte da qui, dal primo piano dell’aeroporto di Cagliari, un “non luogo” deputato a ospitare fino a ottobre, in quattro sale, un nuovo viaggio nel tempo: “Omphalos, La Sardegna di Atlante, primo centro del mondo”. Un percorso di 300 immagini attraverso la geografia e il mito connette la Sardegna al Mediterraneo ma anche all’Oriente estremo che ne completa la cosmovisione. L’isola di Atlante. «All’inizio c’è un’evocazione dell’isola di Atlante e di Platone – ha detto Frau presentando la mostra ai giornalisti –. Ho sempre creduto a Platone perché racconta questo a due giorni dalla morte di Socrate, parlando di una storia sacra per Atene. I Greci sono molto superstiziosi e affezionati a Socrate: non è il momento di raccontare stupidaggini. Negli stessi anni le panatenee raccontano la stessa storia di lotta tra Atene e gli occidentali. La mia è l’isola di Atlante, sorella della roccia di Prometeo, il Caucaso. Questi due limiti del mondo per i greci sono l’alba e il tramonto. Se dall’Anatolia parto, dritto verso il tramonto, arriverò da un’etnia che mi è talmente sorella da avere le dee madri come le mie, la ziqqurrat di Monte d’Accoddi, gli occhi alla Berlinguer come un principe afgano. La mia ipotesi è che fosse una Delfi molto in grande e una Roma alla pari. Come a Roma vivevano qui delle rappresentanze di varie parti del mondo che non so se già allora si definivano “kentu concas e kentu berrittas”. Una varietà di etnie che Francesco Cucca con i suoi studi sul Dna dei sardi trova pure lui. Come finisce il racconto di Platone? Si era talmente insuperbita quest’isola che Zeus per renderli migliori punì gli abitanti con cataclismi marini e gli dei si trovarono al centro del mondo».

La Pompei dei nuraghi. La Sardegna di Frau prima è centripeta, poi è centrifuga. Un’intera sala è dedicata alle emergenze geologiche della distruzione documentate delle foto di Ettore Tronci con un drone, che mostra «una Pompei del mare sterminata» dove arriva la malaria. Ne nasce una diaspora dei sardi un esodo che porta i coloni dei sardi nei posti più lontani dal mare. «I popoli di mare come gli etruschi – dice ancora Frau – vengono chiamati Tirreni. I sardi in fuga vanno a Orvieto, Tortona, Perugia. Fanno quasi pena perché non sanno cosa può succedere ancora, però il mare se lo tengono nelle tombe ed è un mare allegro, c’è una piccola mappa di tutta l’Italia che paga Caronte per andare nell’aldilà, nell’isola dei padri e nessuno dalla Sardegna paga Caronte per andare a Perugia».

I bronzetti e gli estruschi. Di grande emozione sono le immagini delle tombe etrusche, tombe che sembrano acquari, dipinte perfino nelle cave della sepoltura con un mare azzurro che è come una culla. Sono gli stessi luoghi dove hanno trovato la metà dei bronzetti custoditi, scrive l’archeologo Michel Gras «come gioie di famiglia». E là tutti stringono in mano quella che gli archeologi chiamano “patera ombelicata”: il simbolo del centro del mondo, è l’ombelico» dice ancora lo scrittore spiegando il titolo del suo nuovo libro, atteso in libreria a giugno.

Nelle foto di Gianluca Belei le minute figure bronzee «sembrano i nostri vecchi con il crocifisso in mano». C’è poi il mito del delfino: in un vaso spagnolo del IV secolo a.C. è dipinta la maledizione di Dioniso che trasforma i pirati tirreni che l’avevano rapito in delfini: è la storia della Sardegna. Il centro del mondo prima collega terra e cielo, poi diventa l’aldilà, il sacro loto per l’oriente, il labirinto, il mandala. La memoria di un prototipo degli inizi che era la Sardegna diventa nella mostra di Sergio Frau una sorta di «universale culturale ante litteram» come ha detto Andrea Cantile docente di Cartografia storica all’Università di Firenze.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative