Da Mariella Devia una lezione di belcanto
Grande successo al Teatro Verdi del recital del soprano che ha chiuso la rassegna organizzata da “Teatro e/o Musica”
SASSARI. Si è conclusa con un vibrante successo, al Teatro Verdi, la stagione 2017 dei “Grandi interpreti”, organizzata dalla Cooperativa teatro e/o musica. A chiuderla è stata Mariella Devia, una delle voci che ha scritto le pagine più rappresentative della storia del più recente belcanto di scuola italiana, accompagnata dai Solisti dell'Orchestra filarmonica italiana, un ensemble affiatatissimo di soli nove esecutori, che spesso collaborano con grandi solisti vocali - mediante un organico ridottissimo, a parti reali - nelle più disparate arie del repertorio lirico.
Personalmente non amiamo molto i recital di arie operistiche, ma in questo caso ci sentiamo di fare un'eccezione, essenzialmente per due motivi. Innanzitutto perché la presenza di un ensemble strumentale, una sorta di orchestra tascabile non dissimile da quella che nel XIX secolo suonava in centinaia di piccoli teatri presenti nella provincia italiana, rende l'apporto strumentale di ben altro spessore rispetto alle abituali scarne sonorità del pianoforte, che domina in queste situazioni. Quando poi sul palco vi sono ensemble come quello dei Solisti dell'Orchestra filarmonica italiana, bravissimi e sempre attenti a sostenere con grande duttilità la linea del canto, allora la situazione assume un'altra fisionomia. Inoltre un recital di questo tipo deve essere necessariamente una lezione di canto (e non sempre lo è), e Mariella Devia - che ha debuttato la bellezza di quarantacinque anni fa - questa lezione è in grado di darla ancor oggi con autorevolezza, segno che quando si canta con una tecnica corretta il canto non ha età. Quello che sorprende nello strumento vocale di questa grande interprete, che ha rappresentato a partire dagli anni Ottanta una versione aggiornata del soprano lirico-leggero, in alcuni casi insuperata nel repertorio propriamente belcantistico (Rossini, Bellini e Donizetti), è la freschezza del timbro, la immutata capacità di “cantare sul fiato”, di immascherare i suoni alla perfezione e di gestire con disinvolture le agilità di cui pullula il repertorio che la Devia ha presentato al Verdi.
Dopo un avvio non del tutto convincente nel mozartiano “Non mi dir bell'idol mio”, da Don Giovanni, Mariella Devia ha dato il meglio delle sue capacità in “Adieu notre petite table”, dalla Manon di Massenet, e ancor più in “Ne veux vivre” da Romeo e Giulietta di Gounod, davvero una grande lezione di canto e di interpretazione. Ottimo dosaggio del fiato e grande capacità di sostenere il suono e di modularlo con spiccato senso del legato sono le qualità emerse nelle due arie della seconda parte, “Al dolce guidami” dall'Anna Bolena di Donizetti e “Casta diva” (completa di cabaletta) dalla Norma di Bellini: in questi due brani abbiamo apprezzato molto anche la personalità della Devia, l'originalità della sua lezione, tendente a segnare un'autonomia rispetto alle grandi letture offerte, nei due specifici casi, dalla Callas. Successo pieno e meritatissimo, coronato dall'esecuzione di due pezzi fuori programma: “Tu che di gel sei cinta” dalla Turandot di Puccini e un commuovente “Addio del passato” dalla Traviata di Verdi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
