Il cuore dell’isola nell’omaggio al Santo
La processione di oggi e il ricordo del ’43 dopo le bombe
di Alessandra Sallemi
C'è un video in bianco e nero ormai molto famoso che mostra la statua di Sant'Efisio su un'Ape e un piccolo drappello di persone al seguito: primo maggio 1943, lo scenario è Cagliari devastata dai bombardamenti di febbraio. La cinepresa che immortalò quella sfilata commovente stava nelle mani del mobiliere Marino Cao, "industriale del legno" come lui diceva di sé, "appassionato della ripresa" come racconta oggi la nipote Marzia Cilloccu, sostenitrice della Confraternita del Gonfalone che dal 1656 ha il compito di sciogliere il voto fatto al Santo. La Cilloccu è nel frattempo diventata assessora alle Attività produttive del Comune di Cagliari. La donna è un fiume di ricordi sulla mille volte raccontata storia di un video, oggi digitalizzato dalla Società Umanitaria.Ma non è della celebre ripresa che la nipote vuol parlare, bensì del motivo che spinse il nonno capitano d'industria ad andare dall'arcivescovo monsignor Piovella per chiedergli il permesso di far uscire la Statua: «Lui deve vedere la città martoriata - disse all'arcivescovo - e deve fare in modo che non ne cadano altre, di bombe».
«Fu un atto di devozione - racconta Marzia Cilloccu -, da "casteddaio" (cagliaritano). Ottenne il permesso e prelevò la statua dalla chiesa, assieme ai pochi altri non sfollati. La ripresa fu un fatto successivo, non il motivo. Anche oggi Sant'Efisio non è una sagra, non è una sfilata: è un atto d'amore. I gruppi che vengono da tutta la Sardegna sono come al servizio del Santo, recitano il rosario nella loro lingua e i soli strumenti musicali ammessi sono le launeddas perché hanno il cuore antico della Sardegna».
Ancora oggi la confraternita esprime gratitudine per il gesto di Marino Cao, scomparso qualche anno fa.
«Siamo arrivati al 361° anno consecutivo di scioglimento del voto grazie a chi fece il pellegrinaggio anche in quel momento difficile - spiega Francesco Cacciuto, presidente della confraternita -, dobbiamo ringraziare chi ha compiuto queste azioni secolari: far uscire il Santo a mezzogiorno del primo maggio, accompagnarlo fino a Nora dove fu martirizzato e poi riportarlo a Cagliari il 4 maggio, dopo il tramonto, e pronunciare la formula che annuncia lo scioglimento del voto. Bisogna venire qui, nella chiesa del quartiere Stampace per sentire quale partecipazione ci sia verso questo atto». Francesco Cacciuto ha 38 anni, è responsabile di una ditta di vigilanza, e non ha difficoltà a dire che lui, a Sant'Efisio, vuole bene: il suo ufficio è tappezzato di foto del Santo. «Mia madre era stampacina - racconta - qui Sant'Efisio è padre, zio, fratello, mia madre aveva un problema e lo raccontava a lui. Mi diceva: con Sant'Efis puoi parlare quando vuoi, lui ascolta sempre. Anche io credo in lui. La sfilata? Non è quella delle prime ore che mi appassiona: troppa confusione, pregare è difficile. E' dopo che diventa qualcos'altro, un grande abbraccio della comunità. Nelle varie tappe Sant'Efisio è atteso. E ci sono persone che dicono di aver ricevuto doni».
Alessandro Ligas, consulente del lavoro, è il giovane segretario della confraternita: dal 2009 si è legato a Sant'Efisio.
«Per me è stato come una calamita, ho seguito quasi per caso una funzione e ho provato una sensazione di fascino, poi mi colpiva che persone con dolori immensi si attaccassero a questa statua. C'è una ragazza straniera che fa ogni anno il pellegrinaggio. Non conosceva Sant'Efisio, l'aveva sognato e solo per caso in seguito scoprì che si trattava del protettore della Sardegna. Sant'Efisio è stato un guerriero e poi si è convertito, conosce l'errore umano e aiuta, sì, aiuta. Io credo che, se non otteniamo da lui qualcosa che chiediamo, è perché forse non è la cosa giusta». Alessandro Ligas pensa che la tradizione vada salvaguardata ma che si debba aprire all'innovazione: guarda con favore ai progetti come il Cammino di Sant'Efisio o il museo di Sant'Efisio. «Sant'Efisio ha una potenzialità enorme, anche turistica - dice Ligas - e non c'è da averne timore, il turismo religioso è un turismo buono, basta vedere il cammino per Santiago di Compostela». Daniela Fidio è una consorella della confraternita: «Per me Sant'Efisio è come una persona su cui contare. Sono cattolica da sempre, ma ho sentito il bisogno di fare di più, volevo servirlo, essere una consorella tutti i giorni dell'anno. E lui non mi ha mai deluso».
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