La Nuova Sardegna

Nuragici colonizzatori Popolo in espansione alla conquista dei mari

di Antonio Rojch
Nuragici colonizzatori Popolo in espansione alla conquista dei mari

Un libro di Massimo Pittau propone tesi nuove e coraggiose Rapporti molto stretti con le altre civiltà del Mediterraneo

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Pubblichiamo la prefazione di Antonio Rojch al libro di Massimo Pittau (in questi giorni nelle librerie) “L’espansione coloniale dei sardi nuragici”, Edizioni Le Storie.

di Antonio Rojch

Geniali costruttori di torri e templi, di santuari della preistoria, architetti ante litteram, di un’antica civiltà di pietra. Ma anche un popolo di guerrieri, forniti di mezzi per quei tempi tecnologicamente avanzati, nel Mediterraneo occidentale, con una forte orga-nizzazione sociale.

Lo storico Diodoro Siculo (Agyrium, 90 a.C - 27 a.C.) raccontò che i Tirreni di Sardegna, abitatori dei villaggi nuragici, avevano organizzato una spedizione per conquistare un’isola dell’Atlantico, Madera, nel 650 avanti Cristo. Il progetto naufragò per l’ intervento dei Cartaginesi, che tentarono di ostacolare le mire espansionistiche dei protosardi.

DAI GIGANTI AI BRONZETTI. La civiltà del megalitismo a torre, che ebbe il suo splendore nelle età del bronzo e del ferro, si identifica nel mito del nuraghe, che gli archeologi sembrano collegare alle “tholoi” micenee, con l’architettura a volta. Il santuario di Monte Prama ha restituito le immagini dei giganti nuragici, guerrieri di pietra di quasi tre mila anni fa, dagli influssi orientaleggianti, che si specchiano nella civiltà dei bronzetti, «come in un intreccio continuo, scrive l’archeologo Giovanni Lilliu, a partire dall’età del ferro». I giganti, risalenti al nono secolo avanti Cristo, precedono la grande statuaria greca e riscrivono l’epopea del Mediterraneo.

Dai giganti ai bronzetti, simboli quasi magici di capitribù, sacerdoti, navicelle, espressioni di un’arte arcaica, intrisa di religiosità e metafore. Nelle opere dei sardi nuragici, secondo l’archeologo greco Christian Zervos, «la realtà si adatta ai miti, alle funzioni rituali o concettuali, e anche ai fini magici: nelle figurine modellate da questi uomini, tutti i loro motivi interiori ed esteriori hanno raggiunto una capacità espressiva così intensa che manifestano forti emozioni».

UNA CIVILTÀ EVOLUTA. I nuragici, che mostrano una civiltà evoluta e complessa, non si rifugiarono nei loro 7 mila fortilizi per respingere le invasioni dei nemici che venivano dal mare. Più che resistenti erano colonizzatori. Massimo Pittau, storico e linguista, propone i suoi ultimi studi per svelare i misteri di una Sardegna di pietra, disegnando una rivoluzione copernicana: nuragici guerrieri che guardavano oltre il mare per espandere nel Mediterraneo il loro impero coloniale.

SARDIANI ED ETRUSCHI. La potenza dei sardi era legata alla grande disponibilità di giacimenti di minerali, soprattutto nel sud dell’isola, che raccontano la storia di un mondo sotterraneo lunga tremila anni. I greci chiamavano la Sardegna Argyrophleps, la terra dalle vene d’argento.

Gli abitanti coloni erano arrivati dalla Lidia, e avrebbero preso il nome dalla capitale Sardis. Sardiani li ha battezzati Massimo Pittau, nella sua lunga ricostruzione storica. «Ma i sardi nuragici erano imparentati con gli etruschi –scrive il linguista nuorese – gli uni e gli altri venivano dalla Lidia, importante regione dell’Anatolia o . Asia Minore».

L’archeologo catalano Pedro Bosch Gimpera sembra confermare l’interpretazione di Pittau. Secondo lo storico spagnolo gli emigranti lidi arrivarono in Etruria solo dopo aver soggiornato in Sardegna, per alcuni secoli, nei complessi nuragici. Poi sbarcarono in Etruria richiamati dalla ricchezza dei giacimenti di ferro dell’isola d’Elba.

NURAGHI E FORTEZZE. I Lidi-sardiani si sarebbero stanziati il Sardegna tra il XIII e il nono secolo a.C. e furono chiamati Tirreni-Tirseni, “costruttori di torri” (da tyrrhis, tyrsis, torre).

I nuraghi non più fortezze. Erano luoghi di culto per le tribù, per i riti della nascita o della morte, sospesi tra le odierne parrocchie o municipi, o i templi dei vati. E i protosardi non vissero arroccati dentro le fortezze, armati fini ai denti per respingere gli invasori.

Massimo Pittau non ha dubbi: «i nuragici si espansero a raggiera, realizzando insediamenti coloniali in Corsica, nelle Baleari, nell’Iberia Meridionale, nella Gallia Narbo-nese, in Etruria, nelle isole Eolie e nell’Africa settentrionale. In età nuragica, i sardi sono stati esportatori di civiltà, di lingua e tecnologia nel Mediterraneo occidentale, mentre in periodi successivi sono stati ricettori passivi di civiltà, lingua e azione politica di popoli stranieri».

IN VIAGGIO. L’immagine tradizionale di una civiltà chiusa e subalterna sembra essere spazzata via. Il geografo greco Pausania, vissuto nel II secolo d.C., nella sua opera Periegesis della Grecia (IX,17), scrisse che nuragici di Sardegna inviarono una statua di bronzo del dio Sardus Pater al Santuario di Apollo, a Delfi. E lo storico Strabone, che dalla Grecia si trasferì a Roma nel 44 a.C., riferì che i protosardi «erano soliti pirateggiare» lungo le coste d’Italia, soprattutto della Toscana.

Menhir e betili, torri e templi, con una destinazione sacrale: nella Corsica meridionale si era affermata una “civiltà torreana”, seguendo le usanze dei tirseni, costruttori di fortezze. Era, secondo Pittau, una propaggine della civiltà nuragica. Solo molto più tardi i corsi migrarono verso il nord Sardegna, nell’attuale Gallura.

LINGUA ED ETHNOS. Poi la lingua e l’ethnos che confermerebbero la presenza dei sardi nuragici nella Corsica meridionale. Vocaboli dei dialetti corsi, in apparenza privi di etimologia, sarebbero stati esportati dai nuragici nell’isola confinante con la Sardegna. Era la lingua dei “sardiani”. Il letterato e scrittore Marco Terenzio Varrone, nel 60 a.C. scrisse che Phorco divenne il sovrano di Sardegna e Corsica. Il re Phorco intreccia storia e mitologia.

Il geografo greco Stefano di Bisanzio, vissuto nel VI secolo d.C., definì «isole tirreniche» le Baleari, e «isole attorno alla Tirsenìa». Per Pittau il riferimento potrebbe es-sere ai tirreni della Sardegna dove nella costa orientale, sul mare, spicca il paese di Tertenia, che corrisponderebbe alla storica “Tyrsenìa”. Ma forse la testimonianza più significativa è affidata ai talayots balearici, che si richiamano per l’architettura, e per la destinazione religiosa, ai nuraghi della Sardegna. Un’altra affinità sembrano essere le “navetas”, simili alle tombe dei giganti, che disegnano l’immagine di una barca capovolta, una simbologia funeraria degli antichi egizi.

La penisola iberica sarebbe stata un altro obiettivo strategico dell’avventura coloniale dei sardi nuragici, carica di misteri e suggestioni. Tarraconis è l’odierna Tarragona, città della Catalogna ricca di monumenti archeologici: il poeta latino Ausonio, intorno al 350 d.C, definì «tirrenico» questo insediamento. A Tarragona si sarebbero stanziati i tirreni di Sardegna. «Il toponimo Tarragona – annota Pittau – può essere interpretato come “terra grande” o “Continente iberico” e richiama i toponimi sardiani Tarraculi (Galtellì) e Taraculu (Tonara). Ma esistono almeno 40 corrispondenze lessicali di appellativi e toponimi protosardi o paleosardi introdotti nell’Iberia per l’espansione dei sardi nuragici».

VERSO L’AFRICA. Ma i nuragici seguirono anche la rotta verso l’ Africa Settentrionale, non lontana da Cagliari. Nella Numidia, abitata dai berberi, l’attuale Algeria, sorsero i “bazina” o “coucha”, costruzioni di pietra, simili ai nuraghi sardi, utilizzate dai capi tribù come templi, dove venivano compiuti riti sacri.

Pittau, autore di opere fondamentali della civiltà nuragica e della storia dell’isola, è stato allievo di Max Leopold Wagner con cui ha intrecciato una lunga corrispondenza epistolare sulla lingua sarda e sulla sua evoluzione, nelle sue varianti locali. L’opera “L’espansione dei sardi nuragici” può essere un compendio di oltre 70 anni di studi di questo patriarca che ha regalato alla Sardegna importanti pagine di storia, da rileggere per le nuove generazioni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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