La signoriltà celtica verso i terroni
di Massimo...
Avete presente quei discorsi che cominciano con la fatidica dichiarazione di chi mette le mani avanti, per poi fare tutto quello che, di primo acchitto, si era negato? Discorsi come quelli che partono così: «Io non sono razzista». Si tratta di persone con poche capacità critiche, prive di punti di contatto con se stesse e anche, spesso, poco intelligenti.
Sicché non mi sarei aspettato di leggere su «Libero» di qualche tempo fa un editoriale del suo brillante direttore, uomo di sicuro senza padroni, che esordiva così: «Doverosa premessa. Pur essendo nato a Bergamo, da molti considerata fucina di antimeridionalisti, non nutro sentimenti di ostilità nei confronti dei terroni».
I terroni? Feltri ce l’ha con «truppe» di napoletani arrivate sul «sacro» suolo di Pontida a manifestare contro i leghisti, accolti – udite, udite – con «signorilità» dalla popolazione celtica, civile risposta «alla cafoneria e all'intolleranza dei terroni, che millantano bontà d’animo e cordialità inesistenti». Feltri non parla di individui, ma di razze: che etichetta in nome d’una sua idea natura, che nei napoletani sarebbe, lo apprendiamo ora, votata all’ipocrisia. Però Feltri non nutre sentimenti di ostilità verso i meridionali, ci mancherebbe: non è mica razzista.
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