Francesca Falchi a New York con lo spettacolo “Der Puff”
L’attrice e drammaturga sarda ospite dell’Italian Theatre Festival con due serate In scena anche Marta Proietti Orzella per raccontare la persecuzione nazifascista
SASSARI. Ieri è iniziato il viaggio verso New York di “Der puff”, lo spettacolo scritto dall’attrice e drammaturga sarda Francesca Falchi. Un traguardo importante lei e per lo spettacolo prodotto dalla compagnia L’Eccezione (con l'organizzazione di Laura Picciau), che la vede protagonista insieme a Marta Proietti Orzella. Der puff approderà nella Grande Mela per partecipare al prestigioso “In Scena! Italian Theatre Festival New York”, che ha preso il via il 2 maggio . Due le repliche previste per “L'eccezione”, che è la prima compagnia sarda a partecipare a questo festival. La prima mercoledì prossimo alla Brooklyn acadamy of arts and dance, spazio molto suggestivo in una vecchia chiesa sconsacrata nel cuore del Bronx, cui seguirà un dibattito dal titolo “Discrimination today”, al quale parteciperanno le attrici insieme al drammaturgo Frank J. Avella (autore di Lured, Vatican Falls, Consent), e al reverendo Carmen Hernandez, presidentessa e fondatrice del Lgbtqs United As One. La seconda replica è prevista il 13 maggio al The Bernie Wohl at Goddard Riverside.
Numerose furono le lesbiche, più o meno note, che combatterono strenuamente il nazismo a rischio della propria vita, che furono costrette all'esilio o, che, ancora peggio subirono la prigionia dei campi di concentramento, trovandovi, in molti casi, la morte. Lo spettacolo si propone di raccontare, nella forma del cabaret, le storie di queste donne, utilizzando come punto di partenza ideale Il Macinapepe (Die Pfeffermühle) di Mann-Giehese: le canzoni “lesbiche” dell'epoca si intrecceranno con brevi monologhi e dialoghi che esaltino la grevità dell'argomento, stemperata dalla levità dell'intrattenimento goliardico.
Le donne individuate non sono tutte note: alcune sono donne normali delle quali è rimasta una lieve traccia che ha fatto sì che la memoria del loro calvario spirituale e fisico non rimanesse confinata nell’oblio; altre sono artiste che hanno contribuito con il proprio lavoro a denunciare la situazione di bestialità nella quale la Germania era precipitata con l'avvento del nazismo e con il conseguente genocidio programmato del popolo ebraico. Altre ancora sono state sfiorate dall'incubo nazista, che le ha comunque profondamente segnate e i cui orrori hanno raccontato fino alla fine dei loro giorni. Da Frieda Belifante a Christa Winsloe, da Charlotte Salomon ad Hanna Hoch, da Henny Schermann ad Elli Smula, da Elisabeth Wust e Felice Schragenheim ad Annemarie Schwarzenbach e Claude Cahun, fino a Erika Mann, Therese Giehse e Claire Waldof e alle tante rimaste sconosciute. Le biografie a volte complete a volte frammentarie di queste donne testimoniano la loro volontà di opporsi triplicemente ad un sistema che le sminuiva in quanto ebree, in quanto donne ed in quanto lesbiche e a una situazione politica che ne condannava la condotta "morale" colpendole direttamente attraverso la deportazione o costringendole all'esilio.
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