Macomer, una fiera che va riprogettata
L’assessore regionale alla Cultura, scrittori e librai intervengono nella querelle tra il Comune e l’Associazione editori sardi
SASSARI. La sedicesima edizione della Mostra del libro di Macomer prenderà il via stamattina. E a tagliare il nastro saranno il sindaco Antonio Onorato Succu insieme con l’assessore regionale alla Cultura, Giuseppe Dessena. Peccato solo che a questa che dovrebbe essere la vetrina più importante dell’editoria sarda mancheranno i principali protagonisti: gli editori isolani, in gran parte riuniti nell’Aes. Fondamentalmente è una questione di date, ma non solo. Nei giorni scorsi, infatti, l’associazione che aggrega ventisei case editrici ha diramato un comunicato piuttosto esplicito. In estrema sintesi: «I giorni di svolgimento stabiliti in modo unilaterale dal Comune di Macomer – dice la nota – , pongono la manifestazione immediatamente a ridosso del Salone internazionale del libro di Torino, un appuntamento imperdibile e da lungo tempo in calendario». E ancora: «Il momento appare poco opportuno – continuano dall’Aes – anche perché collocato a brevissima distanza dalla partecipazione degli editori sardi alla prima edizione della fiera milanese “Tempo di libri”». Morale: «Quella che il Comune di Macomer si appresta a inaugurare è quindi, nell’imbarazzo generale della categoria, non un evento fieristico dedicato alla promozione di un comparto e delle sue opere, come previsto dalla legge, ma una manifestazione di carattere localistico, carente dal punto di vista programmatico e organizzativo: l’ennesima occasione mancata di sovrintendere in modo coordinato e attento allo spirito della legge». Apriti cielo.
L’assessore Dessena cerca di mediare, prova a mettere in campo tutta la diplomazia possibile. Ma alla vigilia della manifestazione non può non ammettere che serve un nuovo corso. «È evidente – dice – che per il futuro sarà opportuno pensare a una data fissa per la Mostra del libro della Sardegna, una data che sia riconosciuta come avvenimento regionale da inserire in calendario ed eviti così malumori da parte degli operatori del settore, gli enti locali e l’amministrazione. È necessario aprire un tavolo e delle interlocuzioni finalizzate al raggiungimento di questo risultato – continua –, non si può rischiare che una programmazione non regolata, o concertata in tempi non congrui, crei incertezze di anno in anno e possa inficiare la buona riuscita dell’evento che, sottolineo, noi riteniamo molto importante per il comparto dell’editoria, e parallelo e complementare a manifestazioni come il Salone internazionale del libro di Torino».
Sin qui la politica (il sindaco di Macomer si era già espresso ieri concludendo che la manifestazione si farà comunque «perché i libri sono della gente»), ma gli operatori del settore che cosa ne pensano di questa querelle? Lo scrittore Flavio Soriga non ha dubbi: l’avvenimento è importante, ma in qualche modo va ripensato, e non soltanto per le date «che non possono essere troppo vicine a quelle di eventi di carattere internazionale». «Pur non negando i meriti che questa manifestazione ha avuto negli anni – precisa l’autore di “Diavoli di Nuraiò” –, credo che ci sia bisogno di una rinfrescata generale, a cominciare dal nome “mostra”. La verità – continua Soriga – è che dal 2001 è cambiato molto: intanto molti scrittori sardi vengono pubblicati regolarmente da case editrici nazionali, poi sono cambiati anche i lettori, ormai abituati ai festival i dove, per dire, Marcello Fois è accanto a Daniel Pennac. Insomma, viva Macomer, ma è necessaria una svolta».
Più critico è il libraio Aldo Addis (la sua libreria Koiné, a Sassari, è un esempio di perfetta gestione). «Spiace dirlo – commenta – ma a parte le date sbagliate manca una visione di ciò che dovrebbe essere questa mostra, così come manca una pianificazione adeguata che fissi tempi e risultati da ottenere. In questo momento – continua Addis – la Mostra del libro di Macomer è assolutamente inadeguata rispetto agli investimento di denaro pubblico. Non si possono buttare i soldi così, senza nessun ritorno, soprattutto togliendo risorse a un comparto che, e qui parlo a livello nazionale, è già in grandissima sofferenza».
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