La Nuova Sardegna

Amore per la natura e pazienza: il piccolo laboratorio domestico

di Daniela Scano

Tante ricette sul web per un passatempo sempre più diffuso Il risultato è un prodotto ecologico che rispetta pelle e portafoglio

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di Daniela Scano

Un chilo di olio di oliva, 300 grammi di acqua demineralizzata, 128 grammi di soda caustica e sei mesi (come minimo) di pazienza. Sono gli ingredienti per realizzare un chilo e mezzo di sapone naturale. Un detergente ecologico, biodegradabile, rispettoso della pelle e del portafoglio. La ricetta base, la più facile da realizzare (con tutte le cautele del caso: guanti di lattice e mascherina per evitare di respirare i vapori caustici), è il primo gradino di una lunga scala verso le vette della saponificazione “hand made” che viene praticata in Italia da migliaia di appassionati. Più di una moda, si tratta di una passione collettiva e contagiosa. Nel web ci sono gruppi chiusi con decine di migliaia di iscritti che si scambiano ricette, discutono, organizzano raduni e “girotondi” di saponi che sono autentiche opere d’arte.

Quasi tutti si sono cimentati nell’impresa perché spinti dal desiderio (in qualche caso dalla necessità) di risparmiare. In effetti, è bello scoprire che con un panetto di sapone di Marsiglia si possono realizzare cinque litri di efficacissimo detersivo liquido utilizzabile in lavatrice. Si comincia sempre così, ma difficilmente ci si ferma. È sufficiente comprendere che il sapone è il prodotto di una reazione chimica, generata dal contatto tra un grasso e una soluzione caustica, che genera un innalzamento della temperatura fino quasi a cento gradi centigradi. Maneggiata con tutte le cautele del caso, la soda caustica è indispensabile per realizzare l’opera. La sua quantità varia a seconda del grasso e della quantità che di questo viene utilizzata, ma anche del cocktail di oli che viene scelto. Già, perché solo l’olio di oliva è utilizzabile al 100 per cento. Tutti gli altri saponi (anche quelli industriali) sono il frutto di alchimie tra diversi oli e grassi che rendono il prodotto finale più o meno schiumoso.

Ciascun grasso ha il suo indice di saponificazione e in questo calcolo, facilitato dai “soap calculator” di cui è ricco il web (ma state attenti a quale scegliete), sta la maestria del saponiere. Anche tra loro ci sono i detrattori dell’olio di palma, usato perché rende il sapone naturale duro quasi quanto quello industriale che però per raggiungere l’effetto subisce l’aggiunta di prodotti chimici.

Il mondo del “fatto in casa” è una prateria sconfinata dove la fantasia corre come quella di un barman che crea il cocktail perfetto. Anche nel sapone, è tutta questione di miscele di grassi, oli e burri così come dei liquidi usati per realizzare la soluzione: acqua, per lo più, ma anche latte d’asina, estratti di verdura e di frutta, oli essenziali per profumare. Il risultato è un sapone, appunto, che non ce n’è un altro uguale in commercio e che, diversamente da quelli industriali, rispetta la pelle e il portafoglio.

Per questo la passione del sapone naturale dilaga sui social e fa proseliti nei social, alimentata dai libri specializzati che stanno arricchendo i loro autori e da tutorial su youtube realizzati dai “maestri” che insegnano le tecniche per colorare e per realizzare (chi ci riesce) effetti incredibili. Un’ultima cosa: quando il sapone è stato realizzato e tagliato, bisogna farlo stagionare. Prima di utilizzare un sapone fatto in casa bisogna aspettare non meno di quattro settimane (sei mesi per il sapone 100 per cento olio di oliva) che perda l’acqua in eccesso, altrimenti diventa una pappetta viscida. Ci vuole pazienza che poi è, per qualcuno, l’ingrediente più difficile da trovare.

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