Viaggio nell’inferno degli esclusi
“Borgo Vecchio”, il nuovo racconto di Giousué Colaciura indaga la Palermo dell’illegalità
Diceva Cristina Campo che accusare di frivolezza i favolisti francesi perché adornano le fate di piume di struzzo significa possedere la vista, non la percezione. E solo la percezione sa riconoscere ciò che ha valore e che esiste veramente. Ora, «accusare» Giosuè Calaciura di essere uno scrittore barocco perché curva la parola oltre il suo grado di flessibilità significa possedere l'udito ma non l'orecchio. Borgo Vecchio (Sellerio, 134 pagine, 14 euro) conferma, per lo stile che ancora una volta sorprende al pari dei contenuti, che questo autore è un caso a sé nel panorama letterario. «Borgo Vecchio», che dà il titolo al libro, è un quartiere reale dove accade ancora oggi che uomini e pecore dividano lo stesso giaciglio, come documentava sessant'anni fa Danilo Dolci in un’altra zona di Palermo, Cortile Cascino. Bisogna voler male alle parole per dire che la città è molto cambiata rispetto a quel tempo, come capita di leggere e di sentire.
Borgo Vecchio è a ridosso del porto e non dà nell’occhio quanto a degrado apparente - in certi scorci, anzi, la vista ne può trarre conforto, ma la percezione produce esiti ben diversi. Lì vivono i compagni di scuola Mimmo e Cristoforo, la prostituta Carmela e sua figlia Celeste. Lì vive Totò, che non aveva «intelligenza di commercio ma solo di rapina», lesto di grilletto e di gambe, che sfreccia per i vicoli («a misurare la distanza dal mondo») sfiorando appena le basole con le suole lisce delle sue scarpe, come se l'attrito fosse una forza irrilevante.
Borgo Vecchio è il luogo che «la città del privilegio» ha adottato come porto franco dell’illegalità comoda e leggera: lì si andava (e si va a ancora) a fare la spesa di notte, perché in barba alle regole dell’annona, i negozi allungavano l'orario a piacimento; in passato si andava il mercoledì pomeriggio – nei tempi in cui lo Stato pensava di vigilare sui commerci – muovendosi dalla città bene, cento metri più a ovest, dov’era vietata la panificazione; lo era anche al Borgo Vecchio, beninteso, ma nessuno, neanche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, riuscì a far rispettare la legge ai panettieri. Ma che cos’è la norma in una realtà dove non funziona niente? Tutto tende all'irreparabile, come sembra predire il ritratto della Madonna del Manto, una sorta di Tiresia, indifferente agli «anticipi di paradiso» offerti dalla prostituta ai propri clienti.
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