Con gli autori delle “Quinzaine” in viaggio ai confini del mondo
ROMA. Una maratona di dodici giorni che si arricchirà di sorprese inattese e conferme previste grazie alle scelte (anche quest’nno molto favorevoli al cinema italiano) dei selezionatori della...
ROMA. Una maratona di dodici giorni che si arricchirà di sorprese inattese e conferme previste grazie alle scelte (anche quest’nno molto favorevoli al cinema italiano) dei selezionatori della «Quinzaine des realisateurs», storica sezione indipendente di Cannes.
I nomi attesi sono in linea con la tradizione anti-commerciale di questa vetrina. Tra i principali, c’è la veterana Claire Denis con Un bel sole interiore che pedina la ricerca d’amore della sfinita Isabelle in un coro di facce note (da Depardieu a Binoche, da Josiane Balasko all'Alex Descas di «Lumumba»). C’è l'israeliano Amos Gitai con A ovest del Giordano, quasi un diario di ritorno per il cineasta apolide eppure profondamente legato alle sue radici; c’è Luis Garrel alle prese col difficile confronto tra un padre, la sua nuova compagna e una figlia che ha la stessa età della matrigna. E ancora Abel Ferrara che si racconta tra musica e parole in un insolito documentario autoreferenziale come Dal vivo in Francia. Infine non manca all’appello un «figlio prediletto» come Bruno Dumont, che mette in musical l’infanzia della Pulzella d'Orleans ovvero Jeannette. L’Italia si incornicia un posto in prima fila con i già molto annunciati titoli di Roberto de Paolis, Cuori puri, Leonardo Di Costanzo, L’intrusa e Jonas Carpignano, A Ciambra.
Ma le sorprese saranno all’ordine del giorno nel bouquet della Quinzaine, grazie a registi di cui ancora poco si sa o che sono noti soprattutto ai cinefili più puri e duri. Capeggia questa lista il lituano Sharunas Bartas che in Frost spedisce i suoi protagonisti a bordo di un camion di aiuti umanitari nello spazio vuoto dell’Ucraina ancora segnata dalla guerra civile; lo segue il portoghese Pedro Pinto con La fabbrica del nulla, attualissima meditazione sulla perdita del lavoro, in una fabbrica occupata che sembra un altro teatro di guerra; ma guerra vera è quella che sconvolge una futuribile e realistica New York dove la protagonista di Bushwick (regia di Jonathan Milott e Cary Murnion) prova ad attraversare il suo quartiere per portare in salvo l’anziana nonna, all'indomani della secessione del Texas.
Infine, terra d’avventura è quella di Florida project di Sean Baker (l’autore di «Tangerine») che dipinge un territorio da «Ragazzi della via Paal» per i piccoli protagonisti della sua storia di formazione.
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