La Nuova Sardegna

Nicola Lagioia: «Andare al Sud per conquistare nuovi lettori»

Al via dopodomani con ottimi numeri, intervista con il direttore della rassegna «L’iniziativa organizzata a Milano è troppo ravvicinata, un’inutile concorrenza»

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di Alessandro Marongiu

Chi pensava che lo strappo avvenuto lo scorso anno tra il Salone del libro di Torino e l’Associazione Italiana Editori avrebbe fatto pendere la bilancia dalla parte di “Tempo di libri”, la neonata Fiera dell’Editoria italiana svoltasi a Milano dal 19 al 23 aprile scorsi, potrebbe presto doversi ricredere. A pochi giorni dalla partenza, infatti, i numeri e il programma dicono che Torino ha risposto nel migliore dei modi alla scissione: centotrenta titolari di stand e il dieci per cento di metri quadri commerciali in più rispetto al 2016, decine di eventi letterari ed extra-letterari dislocati in tutto il capoluogo piemontese, e oltre centocinquanta località dellaprovincia e della Regione coinvolte per ospitare concerti, reading ed esibizioni varie. Abbiamo raggiunto telefonicamente Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega nel 2015 con “La ferocia”, al primo anno come direttore del Salone.

Questa edizione, con il suo slancio, con il suo programma ricchissimo e diffuso, si può leggere come una sorta di reazione alla rottura con l’Associazione degli editori e alla nascita di “Tempo di libri”?

«Per leggere questa edizione, bisogna aspettare che il Salone cominci e finisca; bisogna aspettare che arrivino il 18 e poi il 22 per capire com’è andata, che cosa è successo e così via. È vero che c’è stata tutta una serie di elementi di novità, ma questa manifestazione viene da trent’anni di esperienza, e non è qualcosa che si costruisce in sei o in dieci mesi. Si pensi solo al rapporto con gli studenti, che si sono iscritti in ventimila per visitare il Salone: ciò non è dipeso dalla scossa proveniente da Milano, ma dal lavoro di tre decenni. Ci sono delle novità, come dovrebbero essercene ogni anno, ma nel solco della tradizione».

Il nostro non è, notoriamente, un Paese di lettori. Due appuntamenti così grandi, e per giunta a distanze geografiche e temporali tanto brevi, non sono un po’ troppi?

«Effettivamente, due saloni a distanza così ravvicinata mettono in difficoltà: non tanto i lettori, che vanno sia da una parte che dall’altra, quanto gli editori, che avrebbero preferito tempi più lunghi tra Milano e Torino. Ce ne sono tanti che hanno rinunciato a una delle due manifestazioni, e l’hanno fatto davvero a malincuore, e altri che parteciperanno a entrambe, ma a prezzo di un grandissimo sforzo. Una simile vicinanza è infausta, e io credo che una maggiore concertazione sarebbe un fatto positivo, come succede con gli editori indipendenti, che “Più libri più liberi” la organizzano a novembre».

In Italia in sei anni si sono persi 4 milioni di lettori, e gli ultimi dati confermano che al Sud si legge molto meno che in altre parti del Paese. Non sarebbe il caso che istituzioni e mondo editoriale iniziassero a muoversi maggiormente verso il Meridione?

«Condivido totalmente. Tant’è vero che mi sembrava valida la proposta di qualche mese fa dell’Aie, che non so se sarà portata avanti, di andare non dove ci sono più lettori, ma dove ce ne sono di meno, cioè appunto al Sud. Anche perché la risposta sarebbe buona: quando ci sono festival letterari o manifestazioni simili da Roma in giù, la gente partecipa eccome. Da un lato dovrebbero darsi da fare le istituzioni, che negli ultimi anni il Sud se lo sono dimenticato e l’hanno messo da parte, per ricordarsene solo in periodo elettorale; dall’altro però le grandi città meridionali come Napoli, Bari, Palermo, Cagliari hanno ancora una borghesia che ha una grande solidità e che dovrebbe investire, anche per evitare che noi del Sud facciamo come abbiamo sempre fatto, e che rimaniamo fermi in attesa dell’uomo della provvidenza».

Tra gli appuntamenti non letterari del Salone 2017, c’è l’anteprima di alcune scene della prima puntata della nuova stagione di “Twin Peaks”: ha già avuto modo di vederle?

«No, ancora no, non le ha viste nessuno neanche negli Stati Uniti. Siamo orgogliosi di avere questo appuntamento così importante, e di averlo di lunedì, giorno conclusivo del Salone. Sarà al Lingotto, mentre, per restare in qualche modo in tema, al Cinema Massimo sabato 20 avremo il film italiano che aprirà la Semaine de la Critique a Cannes, “Sicilian Ghost Story” di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza. È una notizia che le do in anteprima, siamo riusciti a inserirlo nel programma all’ultimo momento».

La situazione è diversa per tantissimi motivi, ma anche in Sardegna si è avuta una scissione, con gli editori regionali che hanno deciso di disertare la Fiera del libro di Macomer. Ne ha sentito parlare?

«Ne ho sentito parlare, sì. Ma purtroppo so troppo poco per poter dire qualcosa in merito».

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