Cannes al via sotto il segno di “Twin Peaks”
Monica Bellucci inaugura l’edizione numero 70: venti film all’esame della giuria presieduta da Pedro Almodòvar
SASSARI. Su il sipario. Inizia il festival di Cannes, la settantesima edizione per la quale gli organizzatori hanno scelto come immagine simbolo una foto di Claudia Cardinale. Un'altra attrice che rappresenta la bellezza italiana nel mondo, Monica Bellucci, guiderà oggi la cerimonia di apertura e il 28 maggio quella di chiusura. E non solo. Sfilerà sul red carpet anche come membro del cast della terza stagione di “Twin Peaks”.
A Cannes verranno infatti proiettati i primi due episodi del ritorno della serie cult dei primi anni Novanta firmata da David Lynch e Mark Frost che poi debutterà negli Stati Uniti il 21 maggio (e in contemporanea su Sky Atlantic in Italia). Un evento atteso dagli appassionati da ormai oltre un quarto di secolo, da quella profezia di Laura Palmer «Ci rivedremo tra 25 anni» sul finale della seconda stagione, che in parte potrebbe oscurare i film del concorso ufficiale: normalmente il cuore di ogni festival. Sono venti i lungometraggi che si contenderanno la Palma d'oro, molti diretti da registi già visti diverse volte sulla Croisette. A guidare il club dei soliti noti c'è il grande autore austriaco Michael Haneke che punta con “Happy End” alla terza vittoria dopo quelle raggiunte con “Il nastro bianco” e “Amour” (senza contare altri riconoscimenti importanti con film precedenti). Protagonista della storia, incentrata come riportato dalla sinossi ufficiale su una ricca famiglia che vive nei dintorni di Calais dove transitano tanti migranti, la sua attrice feticcio Isabelle Huppert, anche lei pluripremiata a Cannes. Dove si trova per l'ennesima volta la regista giapponese Naomi Kawase, la cui importante carriera è iniziata esattamente vent'anni fa con “Moe no suzaku” vincitore della Caméra d'or per la miglior opera prima. Le manca la Palma d'oro, ci proverà quest'anno con “Hikari”. Ritornano spesso anche il coreano Hong Sang-soo, il greco Yorgos Lanthimos, il russo Andrey Zvyagintsev, l'ucraino Sergei Loznitsa (poche settimana fa a Sassari per un seminario organizzato dall'Accademia di Belle Arti). I francesi padroni di casa puntano sui film di Jacques Doillon, François Ozon e Michel Hazanavicius, mentre sul fronte americano c'è attesa per i lavori di Todd Haynes e Sofia Coppola. Tra le novità, più che altro per un discorso produttivo e distributivo, i lungometraggi con il marchio Netflix “Okja” di Bong Joon-ho e “The Meyerowitz Stories” di Noah Baumbach.
La scelta dei premi spetterà alla giuria guidata Pedro Almodóvar e completata da Paolo Sorrentino, gli attori americani Jessica Chastain e Will Smith, il regista coreano Park Chan-wook, la tedesca Maren Ade, la regista e attrice francese Agnès Jaoui, il compositore sempre francese Gabriel Yared. Tra i venti film che dovranno giudicare non ci sono titoli italiani che però non mancano in altre sezioni del festival. Nel concorso Un Certain Regard hanno trovato spazio Sergio Castellitto con il suo nuovo lungometraggio “Fortunata” che ha come protagonisti Jasmine Trinca, Stefano Accorsi, Alessandro Borghi, ma anche l'esordiente Annarita Zambrano con “Dopo la guerra” interpretato da Barbora Bobulova e Giuseppe Battiston. Nella Quinzaine des Realisateurs sono stati selezionati “L'intrusa” di Leonardo Di Costanzo, “Cuori puri” di Roberto De Paolis e “A ciambra” di Jonas Carpignano. Nella Semaine de la Critique Fabio Grassadonia e Antonio Piazza con “Sicilian Ghost Story”.
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