Città sostenibili: «La rigenerazione è la sfida di oggi»
Domani un seminario all’Università di Sassari Intervista con la sociologa Antonietta Mazzette
SASSARI. Il Dipartimento di Scienze politiche, comunicazione e ingegneria dell’informazione (PolComIng ) dell’Università di Sassari organizza per domani un seminario dal titolo “Agenda urbana Ue, prove tecniche di co-progettazione Regione e città. Le sfide di Sassari, Cagliari e Olbia”. Nel corso del seminario si esporranno sia le procedure istituzionali che hanno portato la Regione Sardegna a ottenere importanti risultati in termini di finanziamenti europei sia i diversi progetti accolti dalla Ue e gli orizzonti futuri ai quali, grazie ad essi, Sassari, Cagliari e Olbia possono guardare
In questa intervista la direttrice del PolComIng, Antonietta Mazzette, delinea un percorso di riflessione che parte dalle tre città sarde coinvolte nell’Agenda urbana ma che potrebbe interessare anche il resto dell’isola.
Quali sono i presupposti su cui si fonda l’Agenda urbana?
«L’Agenda è frutto di una lunga maturazione delle politiche europee all’interno delle quali non poteva non imporsi la complessa materia urbana, nonostante i temi dello sviluppo urbano e territoriale non rientrassero specificamente nel Trattato istitutivo dell’Unione europea. A partire dalla seconda metà degli anni Novanta è andata crescendo la consapevolezza che le città costituisconol’entità territoriale dirimente di un insieme di problematiche socio-spaziali che coinvolgono gran parte della popolazione e che, perciò, fosse necessario intervenire con azioni mirate per ridurre o risolvere tali problematiche. Si comprendono in quest’ottica i diversi documenti ufficiali che si sono susseguiti dalla seconda metà degli anni Novanta in poi. Sino all’ultimo, “Strategia europa 2020”».
Uno strumento, “Strategia europa 2020”, per conseguire quali obiettivi?
«Sono cinque gli obiettivi essenziali: la piena occupazione di almeno il 75% della popolazione che ha tra i 20 e i 64 anni; l’aumento di investimento in ricerca e sviluppo (almeno il 3% del Pil europeo); l’incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, al fine di ridurre drasticamente i gas serra; la riduzione dell’abbandono scolastico di almeno del 10% e la crescita di almeno del 40% del terzo livello di istruzione della popolazione che ha un’età tra i 30 e i 34 anni; la riduzione della povertà e dell’esclusione sociale (di almeno 20 milioni di persone).
Sono obiettivi ambiziosi e non potevano che essere riportati nel cuore delle città, dove gravitano ormai circa i 2/3 della popolazione complessiva, giacché, secondo i più recenti dati Eurostat, ad oggi, il 42% della popolazione degli Stati membri Ue è urbanizzata, il 32% si colloca ai confini e solo il 22% è specificamente popolazione rurale. A questi dati stabili andrebbero aggiunti quelli provvisori, legati ai più recenti flussi migratori. E’ chiaro quindi che è soprattutto nelle città che si concentrano un insieme di problemi sociali ed ambientali e, perciò, le situazioni più critiche. Ma, nel contempo, è altrettanto chiaro il fatto che le possibili soluzioni vadano ricercate dentro le città, non ultimo perché storicamente le sperimentazioni e le innovazioni si sono avute nelle città, in termini di ricerca scientifica, di politiche territoriali, di creatività, di investimenti finanziari, di professionalità».
Qual è stato il ruolo svolto dalla Regione Sardegna e dalle tre città sarde coinvolte?
«La Regione ha svolto un ruolo strategico importante. Ha sviluppato un’Agenda urbana regionale recependo i dettati dell’Agenda urbana europea; ha posto al centro il tema delle politiche di rigenerazione urbana, adottando lo strumento degli Investimenti territoriali integrati (ITI), ha coinvolto in questa azione le città di Cagliari, Sassari e Olbia, individuate come Autorità urbane. Città che, peraltro, avevano adottato precedentemente lo strumento della Pianificazione strategica e dalla quale ogni città ha selezionato interventi specifici. Queste città hanno il compito di dare attuazione – attraverso progetti mirati che sono stati considerati meritevoli e attuabili, perciò finanziabili – a tutte quelle sperimentazioni che possano comportare il raggiungimento degli obiettivi prima enunciati, in primo luogo quelli della rigenerazione urbana (da non intendere solo sotto il profilo urbanistico-architettonico) e dell’inclusione sociale».
Ora, sembra di capire, buona parte della riuscita dipende dalle amministrazioni comunali…
«Senza entrare nel merito degli aspetti tecnici della gestione di un’Agenda urbana che sono molti e complessi, va detto che si è solo all’inizio di un processo che dovrebbe concludersi nel medio periodo, per cui il successo o meno dell’intervento potrà essere valutato in tempi per così dire umani. Ma il successo deriverà dalla capacità delle tre amministrazioni comunali di far sì che i progetti individuati (e dei quali i tre sindaci parleranno nell’incontro di domani) inneschino per davvero processi virtuosi di rigenerazione urbana, da intendersi in senso lato, a partire dai luoghi individuati:ad esempio, nel caso di Sassari il cuore di questa progettazione è il centro storico. Scelta a mio avviso corretta, perché la crisi in cui versa Sassari è in buona parte connessa alla crisi sociale, economica e strutturale di questa parte della città. Avviare, perciò, processi di rigenerazione nel centro potrebbe avere una ricaduta positiva su tutta la città e sul suo territorio vasto. Infine, se le Agende urbane di queste tre città raggiungeranno i loro obiettivi, ciò potrebbe diventare un modello di sperimentazione per altre amministrazioni ed altri territori».
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