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Da Stephen King a Deaver omaggio a Edward Hopper “Ombre”, una raccolta di storie brevi ispirate ai quadri dell’artista di Upper Nyack Lawrence Block ha coinvolto nell’impersa alcuni dei maggiori scrittori di genere Usa

di Alessandro Marongiu
Da Stephen King a Deaver omaggio a Edward Hopper “Ombre”, una raccolta di storie brevi ispirate ai quadri dell’artista di Upper Nyack Lawrence Block ha coinvolto nell’impersa alcuni dei maggiori scrittori di genere Usa

Un’idea affascinante, quella venuta a qualche tempo fa a Lawrence Block, che ha portato alla nascita del progetto e poi alla pubblicazione, da lui curata, di “Ombre” (Einaudi, 304 pagine, 18,50 euro),...

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Un’idea affascinante, quella venuta a qualche tempo fa a Lawrence Block, che ha portato alla nascita del progetto e poi alla pubblicazione, da lui curata, di “Ombre” (Einaudi, 304 pagine, 18,50 euro), ovvero una raccolta di racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper, per la quale sono stati coinvolti alcuni tra i maggiori scrittori di genere (e non solo) di lingua inglese. E se il pittore di Upper Nyack, come ricorda lo stesso Block nell’introduzione, «in linea con l’espressionismo astratto, s’interessava soprattutto alle forme, al colore e alla luce, non al significato o al valore narrativo di un’immagine», è pur vero che uno dei più grandi pregi delle sue opere è proprio quella sospensione che porta il fruitore a chiedersi cosa sia accaduto in precedenza o cosa stia per accadere – ad esempio – in un certo interno in cui un uomo e una donna vivono stati d’animo così diversi, quando non apertamente contrastanti, o cosa ci sia di tanto rilevante al di fuori di una delle finestre da cui spesso le sue figure guardano, talvolta con curiosità o sgomento, talaltra per abitudine o tedio.
Agli autori chiamati a dare il loro contributo per “In Sunlight or in Shadow” (questo il titolo originale del volume, molto più efficace del corrispettivo italiano), è stato chiesto di scegliere un lavoro di Hopper e poi di accostargli, con la massima libertà, un testo che avesse con esso un rapporto più o meno diretto: c’è chi ha provato a ricamare con la fantasia cucendo una storia attorno al dipinto, e chi invece ne ha catturato le suggestioni per poi lasciarsi trascinare altrove.
Appartiene al primo gruppo Stephen King, che in “La sala della musica” dialoga con “Room in New York” del 1932, e ci svela cosa secondo lui facevano l’uomo e la donna ritratti da Hopper: nelle pagine del re del brivido facciamo quindi la conoscenza dei coniugi Enderby, che alla Grande Depressione del 1929 hanno pensato di rispondere in maniera “creativa” e ben poco ortodossa per continuare a vivere se non nell’agio, almeno nella tranquillità economica; e poi ancora Lee Child, che in “La verità su quanto è successo” parte dai tre personaggi di “Hotel Lobby” del 1943 per una vicenda che si svolge nel mondo dei servizi segreti. Diversamente fa Joe R. Lansdale, che dal meraviglioso “New York Movie” del 1939 partorisce “Il proiezionista”, brano in linea perfetta con la sua produzione noir. Tra gli altri, troviamo grossi calibri come Micheal Connelly (“Nighthawks”, dal dipinto omonimo del 1942), Jeffery Deaver (“L’incidente del 10 novembre”, da “Hotel by The Railroad” del 1952) e Joyce Carol Oates (“La donna alla finestra”, da “Eleven A. M.” del 1926), ma a spiccare nel complesso è “Soir Bleu” del Pulitzer per la narrativa Robert O. Butler: un vero e proprio gioiello.
I racconti, tutti inediti, essendo nati per l’occasione, sono preceduti dai dipinti cui fanno riferimento: il modo migliore per omaggiare Hopper e, per chi ancora non lo conoscesse, per introdurne il genio. Un genio che a cinquant’anni esatti dalla morte, avvenuta a New York, continua a incantarci con le sue rappresentazioni della vita statunitense e con i suoi scenari concreti e, al contempo, massimamente rarefatti.

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