La verità senza retorica dei Dardenne
di Fabio Canessa
A Ossi un ciclo di film dei fratelli belgi. Si parte oggi con “Il matrimonio di Lorna”
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OSSI. Si sta per concludere la settantesima edizione del festival di Cannes. E un po’ la loro mancanza si è sentita. Se avessero avuto un film pronto c’è da scommetterci non sarebbero mancati nel club dei soliti noti della Croisette. Jean-Pierre e Luc Dardenne hanno legato il loro nome a Cannes dove hanno presentato regolarmente i loro nuovi lungometraggi, vincendo anche numerosi premi. Comprese due Palme d’oro con “Rosetta” nel 1999 e “L’Enfant - Una storia d’amore” nel 2005. Altri quattro film, realizzati successivamente, compongono il programma della rassegna dedicata ai fratelli belgi che si svolgerà da oggi fino al 17 giugno, sempre il sabato, al Casablanca di Ossi.
Questa la nuova scelta del presidente del cineclub Alfredo Moreno che ormai da tempo porta avanti l’esplorazione del cinema dei più grandi maestri della settima arte con una selezione di alcune delle loro opere più significative. Appena concluso un ciclo di proiezioni dedicato a David Cronenberg, ecco dunque una nuova rassegna che punta l’attenzione sui fratelli Dardenne. Quattro lungometraggi, proposti in lingua originale con sottotitoli in italiano (doppio spettacolo alle 18.30 e alle 20.30), dai quali emergono le caratteristiche del cinema portato avanti dai due autori nati come documentaristi e che anche approdando alla finzione non hanno mai abbandonato un percorso che trova ragione d’essere nell’osservazione della realtà. Uno stile asciutto, rigoroso nella gestione del racconto e lontano da ogni pericolo di caduta nel cinema spettacolare, che poggia le sue fondamenta su uno sguardo estremamente attento nei confronti dei personaggi. Una scelta precisa esemplificata dal punto di vista narrativo ed estetico dall’uso ricorrente della camera a mano, con tanto di pedinamento degli attori chiamati a interpretare spesso uomini e donne ai margini della società, lavoratori in difficoltà, adolescenti difficili.
Cinema coerente che abbraccia tematiche attuali come la disoccupazione, l’immigrazione, l’integrazione e lo fa sempre senza retorica. Si parte oggi con la proiezione di “Il matrimonio di Lorna”, film del 2008 premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura costruita attorno al personaggio di una giovane albanese, Lorna appunto, immigrata in Belgio. Per ottenere la cittadinanza si affida a un malavitoso che le procura un matrimonio di convenienza con un tossicodipendente .
Questa la nuova scelta del presidente del cineclub Alfredo Moreno che ormai da tempo porta avanti l’esplorazione del cinema dei più grandi maestri della settima arte con una selezione di alcune delle loro opere più significative. Appena concluso un ciclo di proiezioni dedicato a David Cronenberg, ecco dunque una nuova rassegna che punta l’attenzione sui fratelli Dardenne. Quattro lungometraggi, proposti in lingua originale con sottotitoli in italiano (doppio spettacolo alle 18.30 e alle 20.30), dai quali emergono le caratteristiche del cinema portato avanti dai due autori nati come documentaristi e che anche approdando alla finzione non hanno mai abbandonato un percorso che trova ragione d’essere nell’osservazione della realtà. Uno stile asciutto, rigoroso nella gestione del racconto e lontano da ogni pericolo di caduta nel cinema spettacolare, che poggia le sue fondamenta su uno sguardo estremamente attento nei confronti dei personaggi. Una scelta precisa esemplificata dal punto di vista narrativo ed estetico dall’uso ricorrente della camera a mano, con tanto di pedinamento degli attori chiamati a interpretare spesso uomini e donne ai margini della società, lavoratori in difficoltà, adolescenti difficili.
Cinema coerente che abbraccia tematiche attuali come la disoccupazione, l’immigrazione, l’integrazione e lo fa sempre senza retorica. Si parte oggi con la proiezione di “Il matrimonio di Lorna”, film del 2008 premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura costruita attorno al personaggio di una giovane albanese, Lorna appunto, immigrata in Belgio. Per ottenere la cittadinanza si affida a un malavitoso che le procura un matrimonio di convenienza con un tossicodipendente .
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