La partecipazione dei giovani sardi
L’incontro con gli studenti della facoltà di Scienze umanistiche di Sassari
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SASSARI. Giffoni e la Sardegna, storia di una lunga amicizia. La presenza a Sassari di Claudio Gubitosi, per un incontro organizzato nei giorni scorsi con l’Università (Dipartimento di scienze umanistiche e sociali) e il sostegno dell’impresa sociale Nuovi Scenari diretta da Pino D’Antonio, è l’ennesima testimonianza di un rapporto importante tra l'isola e Giffoni Experience.
«Sono ormai diciassette anni – spiega il direttore Gubitosi – che cooperiamo con la Sardegna. È uno dei primi e anche più intensi progetti che Giffoni ha fatto fuori dalla Campania. Sul piano internazionale collaboriamo con oltre trenta Paesi, in Italia con molte regioni. E la Sardegna è stata, e continua a essere, un obiettivo primario per noi. In qualche modo riassume quel concetto di periferia che sta dietro all’idea di Giffoni. Mi ricordo la prima volta che sono venuto qui, siamo andati in Barbagia. Questo mi interessa soprattutto: lavorare con quelle realtà che rappresentano meglio la centralità delle periferie. Un concetto strano, ma è vero. Perché si ha voglia di qualcosa di diverso, non omologato, che non fa parte di una piattaforma predefinita o definita da altri».
Il Festival di Giffoni, o meglio Giffoni Experience come lo ha voluto rinominare il suo ideatore, è l’esempio perfetto della ricerca di diversità. Di qualcosa di vero, unico. Qualcosa che va oltre i film e le grandi stelle che accettano con entusiasmo di partecipare all'evento estivo (ci sono passati, tra i tanti, Robert De Niro, Susan Sarandon, Jessica Chastain, Nicolas Cage).
«L’idea del festival come unico prodotto di Giffoni ci stava molto stretta», spiega Gubitosi sul cambiamento del brand nel 2009. Così ecco Experience, per meglio definire un’esperienza che abbraccia più cose e si sviluppa nell'arco di tutto l'anno. «Restando alla Sardegna – sottolinea il direttore – sono molto orgoglioso che siamo riusciti a coinvolgere migliaia di studenti di questa regione che avrà un ruolo ancora più forte nelle nostre attuali e future attività». (f.c.)
«Sono ormai diciassette anni – spiega il direttore Gubitosi – che cooperiamo con la Sardegna. È uno dei primi e anche più intensi progetti che Giffoni ha fatto fuori dalla Campania. Sul piano internazionale collaboriamo con oltre trenta Paesi, in Italia con molte regioni. E la Sardegna è stata, e continua a essere, un obiettivo primario per noi. In qualche modo riassume quel concetto di periferia che sta dietro all’idea di Giffoni. Mi ricordo la prima volta che sono venuto qui, siamo andati in Barbagia. Questo mi interessa soprattutto: lavorare con quelle realtà che rappresentano meglio la centralità delle periferie. Un concetto strano, ma è vero. Perché si ha voglia di qualcosa di diverso, non omologato, che non fa parte di una piattaforma predefinita o definita da altri».
Il Festival di Giffoni, o meglio Giffoni Experience come lo ha voluto rinominare il suo ideatore, è l’esempio perfetto della ricerca di diversità. Di qualcosa di vero, unico. Qualcosa che va oltre i film e le grandi stelle che accettano con entusiasmo di partecipare all'evento estivo (ci sono passati, tra i tanti, Robert De Niro, Susan Sarandon, Jessica Chastain, Nicolas Cage).
«L’idea del festival come unico prodotto di Giffoni ci stava molto stretta», spiega Gubitosi sul cambiamento del brand nel 2009. Così ecco Experience, per meglio definire un’esperienza che abbraccia più cose e si sviluppa nell'arco di tutto l'anno. «Restando alla Sardegna – sottolinea il direttore – sono molto orgoglioso che siamo riusciti a coinvolgere migliaia di studenti di questa regione che avrà un ruolo ancora più forte nelle nostre attuali e future attività». (f.c.)
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