La Nuova Sardegna

House of cards 5 al via, la realtà supera la fiction 

di Alessandra Baldini
House of cards 5 al via, la realtà supera la fiction 

La serie tv trasmessa da Sky in contropiede rispetto alla vittoria di Donald Trump: protagonisti spietati

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NEW YORK. La quinta stagione di “House of cards” ha preso il via in un clima di terrore. È Claire Underwood che raccoglie il testimone nel primo dei 12 episodi della serie di Netflix che nel 2013 ha inaugurato il formato degli show consumabili in una unica maratona. In Italia su Sky Atlantic (in differita di 24 ore rispetto agli Usa) la pluripremiata saga degli Underwood interpretata e prodotta dal premio Oscar Kevin Spacey e da Robin Wright è stata realizzata durante l’ultima campagna elettorale: nella fiction siamo a due settimane dal voto. E l’elezione di Donald Trump ha chiaramente spiazzato gli autori. Dopo «Veep» e «Homeland», «House of Cards» è l’ultimo dramma politico che ha lasciato il piccolo schermo in un’epoca in cui, secondo i politologi, il tycoon di Fifth Avenue non avrebbe mai potuto essere presidente ed è tornato in scena in un mondo in cui la realtà ha superato la fiction: Trump alla Casa Bianca.
Ci sono momenti nella nuova «House of Cards» in cui l’arte imita la realtà. Ci sono «fatti alternativi», fughe di notizie, un illustre quotidiano, il Washington Herald, con un direttore convinto che «la democrazia muoia al buio» come al Washington Post di Marty Barron. Ci sono problemi con la Siria e con un gruppo terrorista che addestra foreign fighters capaci di brutali azioni sul suolo americano, canali di comunicazione segreti con la Russia. C'è anche una coppia di mezzobusti la cui chemistry in onda non equivale a quella nella vita del duo della Msnbc Joe Scarsborough e Mika Brzezinski. E ovviamente ci sono loro, Frank e Claire, probabilmente quanto di più vicino a un ticket Bill e Hillary Clinton, che inseguono la rielezione in corsa contro un clone repubblicano a metà tra Mitt Romney e lo Speaker della Camera Paul Ryan.
Sette mesi fa questo scenario sarebbe stata l'ennesima scandalosa lettura di cosa sarebbe potuto succedere se gli Stati Uniti avessero eletto un presidente che disprezza le regole della politica. Pur essendo stato confezionato prima dell’avvento di Trump, i copioni di «House of Cards» si sono rivelati preveggenti: Frank riduce radicalmente il numero dei briefing concludendo che «il miglior comunicato è nessun comunicato».

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