Storia di un immortale, la vita all’ultimo respiro di Muhammad Ali
di Roberto Muretto
Un tributo al grande campione a un anno dalla scomparsa Il coraggio sul ring, per le sue idee e davanti alla malattia
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SASSARI. Il libro ufficiale che rende omaggio al più grande campione di tutti i tempi: un tributo per immagini a una vita eccezionale, accompagnato da testi inediti della moglie Lonnie e dalle leggendarie frasi e discorsi pronunciati dallo stesso Muhammad Ali. Il volume (“L’Immortale”, edito da Rizzoli) uscirà sabato in occasione del primo anniversario dalla morte del campionissimo.
Questo libro, un progetto di Muhammad Ali in persona, è stato completato all’indomani della sua scomparsa, con il supporto della moglie e della figlia. Con oltre 200 immagini rare o inedite selezionate fra gli archivi di famiglia, alternate a brevi testi e frasi leggendarie, il volume assume oggi il valore di manifesto e testamento spirituale del più grande pugile e atleta di tutti i tempi e ripropone il celebre discorso fatto alla tv inglese nel 1977 («Get ready to meet God») che racchiude il senso della vita secondo Ali, pochi anni prima che si ritirasse, dopo una carriera costellata di successi.
Un viaggio nei momenti salienti di una vita vissuta sotto gli occhi di tutti, in salute e in malattia. L’uomo che cadde e si rialzò nel ring, si convertì all’Islam, pagò il rifiuto di partire per il Vietnam divenne un simbolo non solo per tutti gli sportivi, ma per i ragazzini neri dei sobborghi d’America, per i giovani mandati a combattere guerre non loro, per i malati senza speranza, per tutti gli esclusi da una società che viola tutte le regole.
Nella prefazione, la moglie Lonnie ricorda che le parole non bastano per esaurire il ritratto di Ali e tuttavia regala il testo del suo discorso funebre per il marito, un atto d’amore e gratitudine che ha fatto piangere il mondo.
Era un combattente Muhammad Ali, in ogni cosa che faceva, e non solo quando era sul ring. Un uomo sempre capace di rialzarsi e di accettare le conseguenze delle sue azioni. E lo ha dimostrato innumerevoli volte, quando si schierò dalla parte di Martin Luther King e Nelson Mandela, quando non partì per la guerra del Vietnam, quando rifiutò il suo nome da “schiavo” (Cassius Clay) in favore di Muhammad Ali (“amato da Dio”) dopo la conversione all'Islam, religione «di pace, non di violenza», per usare le sue parole. E infine nella lotta coraggiosa contro la malattia, quando dimostrò di non aver paura di quel Morbo di Parkinson che lo fiaccò nel corpo ma mai nello spirito. Alì è sempre riuscito ad andare oltre, non sopportava di essere compatito. Sapeva che lentamente si stava spegnendo ma andava avanti come se fosse sempre in forma smagliante.
La sua lotta fuori dal ring gli è costata il titolo e la posizione pubblica, sapeva che gli avrebbe procurato nemici e insulti a destra e a sinistra, e lo avrebbe quasi fatto finire in prigione. Ma lui rimase imperterrito, convinto delle proprie azioni. La sua vittoria ci ha consentito di abituarci all’America che oggi conosciamo. Muhammad Ali ha scosso il mondo. Ha parlato di argomenti scottanti quanto tutti tacevano. Lo ha fatto senza avere paura dei “potenti” che più volte hanno provato (senza riuscirci) ad oscurarlo. Era più forte di tutto e di tutti, per questo era amato dalla gente. Dai più grandi ai più piccoli, è sempre stato quasi naturale identificarsi in lui, rincorrere il suo mito. Sognare di imitarlo. E anche adesso che non c’è più, la sua storia continua ad essere di grande attualità.
Il Libro contiene una serie di frasi che hanno fatto storia, significative, che hanno sempre (o quasi) colto nel segno. Il racconto della moglie è struggente. Soprattutto quando entra nei particolari di un uomo che non si è mai piegato davanti a niente e nessuno. Nemmeno di fronte a una malattia che lo ha consumato giorno dopo giorno. Ha sempre avuto rispetto di tutti, ma non degli arroganti o di chi ha pensato di poter dominare il mondo con uno schiocco di dita.
Sono le immagini a parlare da sole. Momenti belli, brutti, sofferenti, di gioia e di dolore. Una lunga sequenza che racconta la vita di Muhammad Ali. Un uomo, un campione, il cui ricordo resterà sempre vivo in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarne le qualità, ma anche nelle nuove generazioni, che di lui hanno solo visto filmati o ne hanno solo sentito parlare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo libro, un progetto di Muhammad Ali in persona, è stato completato all’indomani della sua scomparsa, con il supporto della moglie e della figlia. Con oltre 200 immagini rare o inedite selezionate fra gli archivi di famiglia, alternate a brevi testi e frasi leggendarie, il volume assume oggi il valore di manifesto e testamento spirituale del più grande pugile e atleta di tutti i tempi e ripropone il celebre discorso fatto alla tv inglese nel 1977 («Get ready to meet God») che racchiude il senso della vita secondo Ali, pochi anni prima che si ritirasse, dopo una carriera costellata di successi.
Un viaggio nei momenti salienti di una vita vissuta sotto gli occhi di tutti, in salute e in malattia. L’uomo che cadde e si rialzò nel ring, si convertì all’Islam, pagò il rifiuto di partire per il Vietnam divenne un simbolo non solo per tutti gli sportivi, ma per i ragazzini neri dei sobborghi d’America, per i giovani mandati a combattere guerre non loro, per i malati senza speranza, per tutti gli esclusi da una società che viola tutte le regole.
Nella prefazione, la moglie Lonnie ricorda che le parole non bastano per esaurire il ritratto di Ali e tuttavia regala il testo del suo discorso funebre per il marito, un atto d’amore e gratitudine che ha fatto piangere il mondo.
Era un combattente Muhammad Ali, in ogni cosa che faceva, e non solo quando era sul ring. Un uomo sempre capace di rialzarsi e di accettare le conseguenze delle sue azioni. E lo ha dimostrato innumerevoli volte, quando si schierò dalla parte di Martin Luther King e Nelson Mandela, quando non partì per la guerra del Vietnam, quando rifiutò il suo nome da “schiavo” (Cassius Clay) in favore di Muhammad Ali (“amato da Dio”) dopo la conversione all'Islam, religione «di pace, non di violenza», per usare le sue parole. E infine nella lotta coraggiosa contro la malattia, quando dimostrò di non aver paura di quel Morbo di Parkinson che lo fiaccò nel corpo ma mai nello spirito. Alì è sempre riuscito ad andare oltre, non sopportava di essere compatito. Sapeva che lentamente si stava spegnendo ma andava avanti come se fosse sempre in forma smagliante.
La sua lotta fuori dal ring gli è costata il titolo e la posizione pubblica, sapeva che gli avrebbe procurato nemici e insulti a destra e a sinistra, e lo avrebbe quasi fatto finire in prigione. Ma lui rimase imperterrito, convinto delle proprie azioni. La sua vittoria ci ha consentito di abituarci all’America che oggi conosciamo. Muhammad Ali ha scosso il mondo. Ha parlato di argomenti scottanti quanto tutti tacevano. Lo ha fatto senza avere paura dei “potenti” che più volte hanno provato (senza riuscirci) ad oscurarlo. Era più forte di tutto e di tutti, per questo era amato dalla gente. Dai più grandi ai più piccoli, è sempre stato quasi naturale identificarsi in lui, rincorrere il suo mito. Sognare di imitarlo. E anche adesso che non c’è più, la sua storia continua ad essere di grande attualità.
Il Libro contiene una serie di frasi che hanno fatto storia, significative, che hanno sempre (o quasi) colto nel segno. Il racconto della moglie è struggente. Soprattutto quando entra nei particolari di un uomo che non si è mai piegato davanti a niente e nessuno. Nemmeno di fronte a una malattia che lo ha consumato giorno dopo giorno. Ha sempre avuto rispetto di tutti, ma non degli arroganti o di chi ha pensato di poter dominare il mondo con uno schiocco di dita.
Sono le immagini a parlare da sole. Momenti belli, brutti, sofferenti, di gioia e di dolore. Una lunga sequenza che racconta la vita di Muhammad Ali. Un uomo, un campione, il cui ricordo resterà sempre vivo in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e apprezzarne le qualità, ma anche nelle nuove generazioni, che di lui hanno solo visto filmati o ne hanno solo sentito parlare.
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