Abitano in Sardegna le piante monumentali più antiche d’Italia
A Luras c’è un olivastro di 4.000 anni e poco distante un “nipotino”. Il censimento del Mipaaf li tutela come beni preziosi di storia e cultura
Dalla religione cattolica al misticismo ebraico sino alla mitologia egizia, alla tradizione messicana, cinese e sioux l’albero è un archetipo universale che dall’origine dei tempi l’uomo ha identificato con l’energia della vita e la ciclicità della natura. Un simbolo utilizzato anche dalla scienza, Charles Darwin ad esempio con l’immagine dell’albero della vita spiega la teoria evolutiva. Fronde protese verso il cielo e radici profonde affondate nel terreno l’albero materializza il legame tra materia e spirito, tra immanente e trascendente e idealizza così la propensione umana all'immortalità. Ma oltre il fascino simbolico la scienza rivela che l'essere vivente che più si avvicina al concetto di eterno è in realtà proprio l'albero, creatura capace di sopravvivere alle condizioni climatiche più ostili e di attraversare i millenni.
La tecnologia cerca ora di trovare soluzioni concrete al processo di desertificazione e si domanda quali effetti a lungo termine possa avere per il futuro della razza umana la devastazione delle foreste e dei boschi del pianeta. Troppo spesso ci si dimentica però che con gli alberi scompare anche un prezioso patrimonio storico e antropologico dell’umanità. Recentemente nel New Jersey è morta la grande quercia “the big oak”, che per 600 anni aveva vegliato sul cimitero della locale chiesa presbiteriana. Era considerato l’albero più vecchio degli States e leggenda vuole che il presidente George Washington e il marchese La Fayette fecero un picnic all’ombra della sua maestosa chioma. Seicento anni sembra un tempo infinito rapportato alla caducità della vita umana eppure proprio in Sardegna possiamo trovare esempi di specie arboree dalla longevità ancora più sconcertante di quella della loro parente americana.
L’albero più antico d’Italia e tra i 4 più antichi d'Europa si trova in Gallura nei dintorni di Luras è un olivastro “S’ozzastru” di circa 4.000 anni tutti lo chiamano il Patriarca e leggenda vuole che sia dimora degli spiriti. Ma S'ozzastru non è l’unico albero sardo testimone di epoche lontane, a pochi metri di distanza dal Patriarca c’è un suo “nipotino” di circa 2.000 anni. La terra degli uomini centenari può vantare insomma anche una vasta popolazione di piante antichissime di diverse specie: pini, platani, tassi, cedri del Libano, sughere, lecci, lentischi, olivastri e persino mirti. A riconoscere il primato dell’olivo sardo di Luras è stato il ministero delle Politiche agricole e forestali (Mipaaf) che sta portando avanti il censimento degli “alberi monumentali” d’Italia termine utilizzato per descrivere queste autentiche opere d'arte della natura.
Gli alberi monumentali sono l'habitat di numerose specie viventi ma non solo, generazioni di uomini, nei millenni, vivendo in prossimità di queste opere grandiose della natura le hanno riconosciute come simboli identitari ed elementi centrali delle proprie tradizioni e culti. Il censimento del Mipaaf riconosce così a questi alberi una speciale tutela come testimoni viventi di cultura e storia. Ma oltre il censimento ufficiale del ministero tanti studiosi e appassionati dell'affascinante mondo degli alberi monumentali hanno mappato il territorio italiano. Un itinerario suggestivo tra le piante millenarie di Sardegna è suggerito dal sito www.ascuoladaglialberi.net che offre l’elenco degli alberi più antichi del territorio e itinerari su come raggiungerli e scoprire le leggende e gli eventi che ancora oggi sono legati ai più antichi e silenziosi abitanti della Sardegna.
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