La Nuova Sardegna

L’umano mistero del dolore nell’ascolto gentile di Borgna 

di Giuseppe Mussi
L’umano mistero del dolore nell’ascolto gentile di Borgna 

Il grande psichiatra racconta le storie di donne tutte accomunate dal male di vivere Uno straordinario diario clinico arricchito dalla partecipazione empatica del terapeuta

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«Non sono possibili racconti clinici in psichiatria, disciplina complessa e dilemmatica, problematica e ambigua nel suo essere scienza naturale e scienza umana, se non muovendo da una premessa: quella di essere in dialogo, di mettersi in dialogo, con chi sta male e chiede aiuto. Solo il dialogo consente di oltrepassare i fossati che separano chi è curato e chi cura». Questo l’incipit che apre “le premesse” del nuovo libro dello psichiatra, docente e scrittore Eugenio Borgna, L’ascolto gentile. Racconti clinici (Einaudi, pp. 172, 18 euro), per indicarci subito l’assoluta centralità – in terapia – del dialogo e l’importanza fondamentale del linguaggio (non solo quello verbale); elementi costitutivi della relazione medico-paziente, in cui Borgna vede lo spazio per la costruzione della condizione necessaria per lo svolgimento (e gli esiti) della cura, ovvero l’acquisizione della fiducia.
“L’ascolto gentile” è la naturale conseguenza del precedente lavoro dello psichiatra, che proprio con Einaudi, ha appena raccolto i suoi ultimi tre libri sotto il significativo titolo “Le parole che ci salvano” (2017): una conseguenza che sposta il punto di vista sull’accoglimento, sulla ricezione; quello delle parole certo, ma anche dei silenzi e delle esitazioni. Borgna è estremamente delicato e ordinato nel raccontarci le storie personali di donne «accomunate dalla stessa malinconia», ma legate ad esperienze diverse: l’ombra del suicidio, l’impossibilità ad accettare il dolore dei propri cari, i confini della depressione, fino ai casi di psicosi e dissociazione mentale. È chiaro come l’intento dell’autore sia arrivare a interrogarsi su cosa sia «la sofferenza dell’anima», spostando su un piano universale le personalissime esperienze delle donne che ha avuto in cura (dal manicomio all’ospedale psichiatrico, fino al proprio studio).
L’efficacia della scrittura dello psichiatra è anzitutto dovuta alla liberazione delle proprie emozioni di terapeuta e medico, che gli permettono di andare a fondo dietro ogni forma di male di vivere ed esplorarla da direzioni anche insospettabili, con l’aiuto costante della filosofia e della letteratura. Sembra che a Borgna – sia ben chiaro: il suo libro non si piega mai alla divulgazione scientifica della psichiatria – interessi più di ogni altra cosa interrogarsi sul destino, sulle possibilità dell’esistenza, il che rende “L’ascolto gentile” uno straordinario diario antropologico, arricchito dalla partecipazione empatica sui quesiti fondamentali della vita dello stesso scrittore.
È una saggistica spuria, rara nell’ambiente scientifico, in cui le numerose citazioni non appesantiscono la notevole leggerezza della scrittura, quel tono di «gentilezza e tenerezza» – per lo psichiatra imprescindibili nel suo esercizio – che emergono in ogni pagina e che evidentemente corrispondono più a un’inclinazione personale che a una scelta stilistica felice.
Queste sono solo alcune ragioni per leggere questo libro. “L’ascolto gentile” è un’esperienza di lettura importante, che ci fa ricordare un concetto obliato come «anima» (il nume tutelare è naturalmente Simone Weil) e ci riporta alle radici della psyché.

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