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“Silence”, fede in Dio come valore più alto
SASSARI. Ogni suo nuovo film è sempre un evento per gli appassionati di cinema. In quest’ultimo caso forse anche di più perché risultato di un progetto che Martin Scorsese coltivava da tempo. Erano...
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SASSARI. Ogni suo nuovo film è sempre un evento per gli appassionati di cinema. In quest’ultimo caso forse anche di più perché risultato di un progetto che Martin Scorsese coltivava da tempo. Erano almeno trent'anni che il grande regista cercava di girare “Silence”, uscito nelle sale a inizio gennaio e adesso recuperabile in dvd e blu-ray. Il lungometraggio è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo storico scritto da Shusaku Endo negli anni Sessanta. Libro pubblicato anche in Italia, una lettura consigliata per capire come Scorsese ha lavorato alla trasposizione insieme allo sceneggiatore Jay Cocks. La vicenda si svolge agli del XVII secolo.
Due gesuiti portoghesi, Garpe e Rodrigues, sbarcano in Giappone dove i cristiani sono perseguitati per scoprire che fine abbia fatto il loro mentore, padre Ferreira, del quale non hanno più notizie ormai da cinque anni. Una storia già portata sul grande schermo da Masahiro Shinoda, grande regista giapponese, che nelle mani di Scorsese si presenta più dilatata (dura tre ore) e sfarzosa, grazie anche al lavoro scenografico di Dante Ferretti. Una potente riflessione sulla fede che rappresenta in fondo uno dei temi centrali del cinema del regista italoamericano. L’uomo di fronte al silenzio di Dio, il rapporto tra verità e differenze culturali, il sacrificio e la redenzione, la morte e l’abiura, la scelta tra atto di fede e carità vista come valore di un umanesimo più alto. (f.c.)
Due gesuiti portoghesi, Garpe e Rodrigues, sbarcano in Giappone dove i cristiani sono perseguitati per scoprire che fine abbia fatto il loro mentore, padre Ferreira, del quale non hanno più notizie ormai da cinque anni. Una storia già portata sul grande schermo da Masahiro Shinoda, grande regista giapponese, che nelle mani di Scorsese si presenta più dilatata (dura tre ore) e sfarzosa, grazie anche al lavoro scenografico di Dante Ferretti. Una potente riflessione sulla fede che rappresenta in fondo uno dei temi centrali del cinema del regista italoamericano. L’uomo di fronte al silenzio di Dio, il rapporto tra verità e differenze culturali, il sacrificio e la redenzione, la morte e l’abiura, la scelta tra atto di fede e carità vista come valore di un umanesimo più alto. (f.c.)
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