Al Vecchio Mulino omaggio a Chet Baker
SASSARI. Una serata per raccontare Chet Baker attraverso le canzoni che ne hanno fatto un mito. Non è semplice raccontare vite controverse, ma “Piacere, Chet Baker” è uno spettacolo onesto, poetico....
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SASSARI. Una serata per raccontare Chet Baker attraverso le canzoni che ne hanno fatto un mito. Non è semplice raccontare vite controverse, ma “Piacere, Chet Baker” è uno spettacolo onesto, poetico. Oggi dalle 20,30 al Vecchio Mulino sul palcoscenico un solo attore, Luigi Tontarelli, insieme con un pianista, Salvatore Soano, e un trombettista, Giovanni Sanna Passino.
E’ davvero una vita senza regole, quella di Chet Baker da Yale, Oklahoma, classe 1926. Genio maledetto del jazz, cool jazz ad essere precisi, capace di perdersi in eroina e simili, quanto di spingere all’apice del successo – senza mai curarsene troppo – ogni singola nota partorita dalla sua tromba.
I linguaggi dei tre interpreti s’intersecano per raccontare uno stesso spaccato di vita conclusasi, tragicamente e in modo sospetto, il 13 maggio del 1988 con il volo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Rivolto su un fianco, insanguinato e, forse, inconsapevole, così moriva Chet Baker. Vicino a lui solo un paio di occhiali rotti.
Trent’anni dopo, con lo spettacolo “Piacere, Chet Baker” si tenta di raccontare – molto bravo Luigi Tontoranelli a lenire il tragico senza giudicare o infierire – le molte antinomie del percorso doloroso di un uomo, e non del fantasma di un mito. Un uomo che è stato uno dei poeti più grandi della beat generation.
E’ davvero una vita senza regole, quella di Chet Baker da Yale, Oklahoma, classe 1926. Genio maledetto del jazz, cool jazz ad essere precisi, capace di perdersi in eroina e simili, quanto di spingere all’apice del successo – senza mai curarsene troppo – ogni singola nota partorita dalla sua tromba.
I linguaggi dei tre interpreti s’intersecano per raccontare uno stesso spaccato di vita conclusasi, tragicamente e in modo sospetto, il 13 maggio del 1988 con il volo da una finestra del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam. Rivolto su un fianco, insanguinato e, forse, inconsapevole, così moriva Chet Baker. Vicino a lui solo un paio di occhiali rotti.
Trent’anni dopo, con lo spettacolo “Piacere, Chet Baker” si tenta di raccontare – molto bravo Luigi Tontoranelli a lenire il tragico senza giudicare o infierire – le molte antinomie del percorso doloroso di un uomo, e non del fantasma di un mito. Un uomo che è stato uno dei poeti più grandi della beat generation.
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