La Nuova Sardegna

Le città dell’isola narrate ai turisti  dagli storyteller 

di Andrea Massidda
Le città dell’isola narrate ai turisti  dagli storyteller 

Si afferma la nuova frontiera delle visite guidate Dai tour noir a quelli tra i postriboli di secoli fa

6 MINUTI DI LETTURA





Non più soltanto monumenti, panorami, chiese e opere d’arte. Ma storie realmente accadute con al centro intrighi, congiure e delitti efferati. Vicende di secoli fa ricostruite con attenzione per poi essere narrate nei vicoli delle città, spesso con l’intervento a sorpresa di attori che indossano costumi d’epoca, e magari attraverso sceneggiature e scenografie teatrali. La nuova frontiera delle visite guidate si chiama storytelling e anche in Sardegna molti addetti ai lavori si stanno adeguando alla mutata curiosità del pubblico, fatto non necessariamente di soli stranieri. Per gli operatori è quasi un altro mestiere: se sinora facevano le classiche guide turistiche adesso sono raccontatori di storie specializzati in un filone professionale che sta attraendo soprattutto giovani laureati in materie umanistiche e con esperienza nel teatro: si costruiscono percorsi culturali riportando fedelmente episodi storici di forte appeal, con l’obiettivo di soddisfare la sete di sapere di chi certi fatti non li ha mai conosciuti oppure ne ha sentito vagamente parlare. Gli esempi di questo innovativo approccio sono ormai tanti, seppure al momento restino concentrati a Cagliari e Sassari. Tuttavia il format si presta benissimo a essere esportato in molti centri dell’isola. E a giudicare dalle prime esperienze, il successo sembra garantito.

SASSARI NOIR. Si prenda il caso di Sassari, dove la giornalista e autrice di testi per il teatro e la televisione Monica De Murtas si è inventata “Racconti erranti”, un progetto curato dall'associazione Tusitala e maturato all'interno di una lunga attività nel campo della comunicazione culturale e turistica. Il primo esperimento, riuscitissimo, è stato “Sassari noir”, in cui lei stessa – supportata dall’attore Matteo Gazzolo, dalla costumista Alessandra Mura e dalle ricerche storiche di Alessandro Ponzeletti e Franco Campus – ha condotto centinaia di persone in giro per il centro storico della città turritana alla scoperta di antichi episodi di sangue. Come – giusto per citarne uno clamoroso – l’assassinio della bella marchesina Minnia Quesada, avvenuto il 30 agosto 1854, quando don Michele Delitala, innamorato perdutamente di lei ma respinto dalla famiglia, decise di chiedere ancora per una volta la mano della nobildonna bussando al portone della sua casa armato di pistola e coltello. Fu, come si direbbe adesso, un caso di femminicidio, perché davanti all’ennesimo rifiuto della mamma di Minnia, il pretendente non esitò a sparare, colpendo a morte proprio la sua amata, che aveva fatto da scudo alla madre. Ai giorni nostri, mentre il pubblico ascolta in silenzio questa tragedia dal vago sapore shakespeariano, tra la folla passano i “fantasmi” dei due protagonisti. Applausi a scena aperta, e nel vero senso della parola. Stesso discorso per la tristemente famosa “Stretta del Diavolo”, un vicoletto tra via Frigaglia e quadrato Frasso, dove si dice abbia vissuto il boia che ha eseguito le ultime condanne a morte a Sassari. «Lo storytelling – spiega Monica De Murtas – piace molto perché utilizza la narrazione per informare, emozionare e incuriosire le persone. In Inghilterra è utilizzato in molti musei, palazzi e luoghi storici come alternativa alla formula tradizionale della visita guidata. Ad Hapton Court, l’antica dimora di Enrico VIII – continua l’esperta – i turisti sono invitati all’ingresso a indossare abiti cinquecenteschi e incontrano Anna Bolena che confida loro i suoi tormenti per poi scappare terrorizzata quando capisce che stanno per arrestarla e decapitarla. Molto apprezzati anche gli itinerari di Jack lo squartatore e i misteri della torre di Londra». Il 24 giugno “Racconti erranti” si sposterà a Castelsardo, dove il centro storico si animerà con uno spettacolo itinerante durante il quale sarà ricostruita con interventi narrativi e teatrali la storia di uno dei personaggi più affascinanti della storia sarda: Eleonora d'Arborea.

I DELITTI DI CASTELLO. Qualcosa del genere la organizza a Cagliari l’associazione culturale “Archeo Labor”, di cui fanno parte Gian Marco Farci, Giorgia Anni e Daniele Mazzella, i quali – considerato che hanno già messo in piedi otto itinerari molto complessi – si avvalgono della collaborazione dell’archeologa medioevale Matilde Frau e di Valentina Milia, laureata in Epigrafia latina. Tra i loro progetti più richiesti c’è di sicuro il tour “I delitti di Castello”, una passeggiata a tappe nell’antico quartiere della città dove storicamente vivevano i nobili, ricco di storie accattivanti. Come quella della cosiddetta congiura di Camarassa, con il viceré di Spagna Manuel de los Cobos ucciso da una fronda di nobili sardi nel 1668 mentre sulla sua carrozza percorreva via Canelles, dove ancora oggi una targa ricorda la “perpetua infamia”. «All’improvviso – spiega Farci, presidente dell’associazione Archeo Labor – tra lo stupore generale un nostro figurante si avvicina al pubblico e narra in prima persona quale tremenda punizione la Corona inflisse ai congiurati». Per la cronaca, furono tutti condannati a morte, come accadde a Jacopo Artaldo di Castelvì, marchese di Cea, catturato vivo e decapitato dal boia nella vicina plazuela, come si chiamava allora piazza Carlo Alberto.

Un’altra storia che colpisce molto i turisti è quella della suora del monastero di Santa Caterina, sempre a Castello, ora diventato una scuola elementare. «Sin dal Cinquecento – racconta ancora Gian Marco Farci – vi furono molte denunce sul fatto che le consorelle lì residenti si accoppiassero con i giovanotti del contiguo quartiere di Villanova, oltre i bastioni. Ma fu soltanto durante la spaventosa tempesta abbattutasi su Cagliari il 27 dicembre del 1747 che si scoprì come fosse tutto vero: un’ala dell’edificio crollò uccidendo la maggior parte delle suore e delle novizie, e dagli scavi nelle macerie emersero i resti di centinaia di feti e neonati. Così – conclude – noi abbiamo creato il personaggio di suor Maddalena Lallai, realmente morta in quella tragedia, che compare vestita da badessa con in braccio un bambolotto e racconta la lussuria di quel luogo. Effettivamente la gente si appassiona perché sono visite guidate completamente diverse dalle solite e perché le facciamo quasi sempre di sera, cioè con l’atmosfera adatta».

LA PASSIONE PER I MISTERI. Sempre a Cagliari, Claudio Portas, 37 anni, laureato in Storia dell’arte, per portare avanti i suoi progetti di storytelling ha aperto una partita Iva. Le sue visite guidate nei quartieri storici di Stampace e della Marina, così come quelle al cimitero monumentale di Bonaria, sono seguitissime. «Fin da bambino – racconta – sono sempre stato attratto da tutto ciò che è misterioso e bizzarro, partendo dalle leggende, dai miti e dalle tradizioni che ogni civiltà possiede. Così, unendo i miei interessi per le antichità e per l’arcano, un bel giorno mi è venuto in mente di organizzare delle visite guidate un po’ insolite rispetto alla norma. E la cosa funziona molto bene».

Tra tutti questi percorsi, quello forse più curioso non ha niente di pulp, anzi. L’ha ideato Martyna Szczesniak, una guida professionale operativa a Cagliari: si chiama “CastelLove” perché non è altro che una visita guidata per i quattro rioni storici della città con tappe nei luoghi dove, già a partire dal medioevo, si praticava la prostituzione: gli aneddoti con personaggi del tempo, matrimoni e affari scandalosi sono gustosissimi e talvolta davvero sorprendenti.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative