Quei critici insignificanti e un po’ tristi
Il direttore editoriale che ha pubblicato «Malaparte Morte Come Me», così si esprime sul romanzo in questione, in una lettera circolare ai giurati, nel tentativo di procacciarsi voti per il premio...
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Il direttore editoriale che ha pubblicato «Malaparte Morte Come Me», così si esprime sul romanzo in questione, in una lettera circolare ai giurati, nel tentativo di procacciarsi voti per il premio Strega: «Monaldi & Sorti riescono a carpirne la voce. La si sente, netta evidente». Per riportare poi il giudizio indimenticabile di «uno dei grandi sostenitori del romanzo», e cioè Walter Veltroni: «Un grandissimo lavoro di scrittura, un esercizio molto difficile e che a Monaldi & Sorti è riuscito. Una grande celebrazione della bellezza del racconto».
Walter Veltroni: capite? Ovvero, com’è a tutti noto, uno dei più grandi critici in circolazione, il quale, infatti, celebrando il libro, riesce a non dire davvero nulla, come bere acqua fresca. Nel frattempo, un altro grande critico (pardon: grande critica), Concita De Gregorio, recensisce sul suo giornale, a tutta pagina, l’ultimo romanzo di Camilleri. Qui non si tratta nemmeno di acqua fresca, ma riciclata. Infatti, trovandosi in debito di idee, la Concita nazionale si richiama agli argomenti dell’autore del risvolto di copertina, Salvatore Silvano Nigro.
Ci sarebbe da scompisciarsi dal ridere, se tutto non fosse così triste. Ma quel direttore, Veltroni e Concita, purtroppo, ce li meritiamo.
Walter Veltroni: capite? Ovvero, com’è a tutti noto, uno dei più grandi critici in circolazione, il quale, infatti, celebrando il libro, riesce a non dire davvero nulla, come bere acqua fresca. Nel frattempo, un altro grande critico (pardon: grande critica), Concita De Gregorio, recensisce sul suo giornale, a tutta pagina, l’ultimo romanzo di Camilleri. Qui non si tratta nemmeno di acqua fresca, ma riciclata. Infatti, trovandosi in debito di idee, la Concita nazionale si richiama agli argomenti dell’autore del risvolto di copertina, Salvatore Silvano Nigro.
Ci sarebbe da scompisciarsi dal ridere, se tutto non fosse così triste. Ma quel direttore, Veltroni e Concita, purtroppo, ce li meritiamo.
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