le mostre
All’ex Caserma ceramiche sperimentali e nuova pittura
GAVOI. In occasione del Preludio come sempre grande attenzione è rivolta all’arte e alle mostre del Festival inaugurate ieri e che resteranno aperte fino alla sua conclusione. La consolidata...
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GAVOI. In occasione del Preludio come sempre grande attenzione è rivolta all’arte e alle mostre del Festival inaugurate ieri e che resteranno aperte fino alla sua conclusione. La consolidata collaborazione tra L’Isola delle Storie e il Man di Nuoro porta a Gavoi due interessanti progetti: Luca Bertolo con “Se non qui dove” e la mostra di Anne Franchetti – presentata dal Man insieme alla Casa delle Letterature di Roma – “L’invenzione della Petra Sarda”, entrambe ospitate negli spazi rinnovati dell’ex Caserma di Gavoi. La ceramista italo-americana Anne Franchetti espone una selezione di opere in grès, un lavoro che ha innovato la ceramica sarda utilizzando sperimentando e miscelando, tra l’altro, ceneri della flora autoctona (ferula, eucalipto, lentisco, corbezzolo) per creare una straordinaria e unica gamma di smalti. Nel corso degli anni, la Sardegna è diventata sua terra di adozione.
Questo progetto è stato avviato alla fine degli anni Settanta – in seguito a due fondamentali viaggi che la porteranno a conoscere Bernard Leach, il padre della moderna ceramica inglese, e le tecniche ceramiche di Faenza – con la costruzione, nei pressi della propria casa a Capo Ceraso, di un forno a legna per la cottura delle prime ceramiche. Il libro edito in occasione della mostra contiene testi di Marcello Fois, Franco Masala, Edoardo Sassi, e fotografie di Ottavio Celestino, Simon d’Exéa e Ileana Florescu assieme a un omaggio di Claudio Abate.
Dopo i progetti di Alessandro Pessoli, Jennifer West e Jakub Julian Ziolkowski, quello di Luca Bertolo è il quarto appuntamento di un ciclo annuale di mostre personali teso a riflettere sulla possibile attualità della pittura, un medium da sempre dibattuto, andato incontro a costanti messe in discussione e a radicali trasformazioni.
Fulcro della mostra di Gavoi sono i tre quadri che occupano il centro delle prime tre sale del percorso espositivo, sostenuti da tradizionali cavalletti per la pittura. Realizzati tra il 2014 e il 2016, questi dipinti rompono il meccanismo simbolico della rappresentazione classica, raffigurando sul fronte ciò che solitamente si trova nel retro, vale a dire il telaio.
Questo progetto è stato avviato alla fine degli anni Settanta – in seguito a due fondamentali viaggi che la porteranno a conoscere Bernard Leach, il padre della moderna ceramica inglese, e le tecniche ceramiche di Faenza – con la costruzione, nei pressi della propria casa a Capo Ceraso, di un forno a legna per la cottura delle prime ceramiche. Il libro edito in occasione della mostra contiene testi di Marcello Fois, Franco Masala, Edoardo Sassi, e fotografie di Ottavio Celestino, Simon d’Exéa e Ileana Florescu assieme a un omaggio di Claudio Abate.
Dopo i progetti di Alessandro Pessoli, Jennifer West e Jakub Julian Ziolkowski, quello di Luca Bertolo è il quarto appuntamento di un ciclo annuale di mostre personali teso a riflettere sulla possibile attualità della pittura, un medium da sempre dibattuto, andato incontro a costanti messe in discussione e a radicali trasformazioni.
Fulcro della mostra di Gavoi sono i tre quadri che occupano il centro delle prime tre sale del percorso espositivo, sostenuti da tradizionali cavalletti per la pittura. Realizzati tra il 2014 e il 2016, questi dipinti rompono il meccanismo simbolico della rappresentazione classica, raffigurando sul fronte ciò che solitamente si trova nel retro, vale a dire il telaio.
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