Sul palco del Preludio due scrittori in cerca della terra promessa
Dialogo tra Milena Agus e Cristian Mannu con Marcello Fois Modi di vedere la narrazione da esperienze diverse
GAVOI. Sono due scrittori con esperienze completamente diverse quelli che ha voluto Marcello Fois sul palco del Preludio al festival dell'Isola delle Storie che quest'anno segna l'edizione numero quattordici. Due scrittori che, volendo usare una metafora calcistica (e proprio il calcio è stato un argomento simpaticamente trattato sulla terrazza panoramica della Chiesa di Sant'Antioco) si sono passati vicendevolmente la palla in uno spirito solidaristico di reciproca celebrazione dei libri. "Terre Promesse" e "Maria di Isili" messi a confronto, «si somigliano molto - ha sottolineato Marcello Fois - perché entrambi in un certo senso rappresentano per Milena Agus e Cristian Mannu il raggiungimento di una terra promessa».
Settima opera per la scrittrice di Sanluri, primo (e per ora unico) romanzo per il vincitore nel 2015 del premio Calvino. Per la prima un'opera di maturità dopo sei romanzi «libro apicale assolutamente sorprendente - ha detto in apertura Fois -. Un salto di qualità. Dentro questo romanzo c'è tutto il resto della Agus».
«Dietro tutto quello che hai detto ci sono queste verità - ha risposto la scrittrice -. Con questo romanzo avevo bisogno di lasciare una traccia della mia famiglia, anche se molti personaggi realmente esistiti vengono trasformati. Si tratta del romanzo che chiude un ciclo. Ho sempre scritto per sfogarmi, per risolvere i miei problemi. Ma con quest'ultimo ho deciso che sarei diventata una vera scrittrice perché per la prima volta ho scritto per gli altri. Lo considero il mio testamento. Nasce con la lettura di "Giuda" di Oz Amos, con la leggenda che racconta dei crociati che nel medioevo devono arrivare a Gerusalemme: lo immaginano come luogo ideale dove saranno felici. Il mondo perfetto insomma. Durante il viaggio loro arrancano nel fango e prendono le malattie. Un viaggio terribile. A un certo punto arrivano in un bel posto dove nessuno li ammazza. I crociati superstiti si guardano in faccia e decidono di chiamare questo posto Gerusalemme. Non esistono quindi terre promesse ma esistono luoghi dove decidere di fermare il proprio viaggio sfilente».
Scrivere per se o per gli altri? E' stato questo il filo che ha tenuto banco nel discorso tra i tre. «Ho iniziato a scrivere in un momento di disagio - ha raccontato invece Cristian Mannu - quando mi sono trovato in difficoltà e lontano dalla mia famiglia».
«"Anche lui pensava di arrivare a una terra promessa - ha continuato Fois -. Anche nel libro di Mannu stilisticamente succede ciò che accade in quello di Agus. Quello di Milena è un libro sulla congruità del traguardo che vogliamo raggiungere, ma cosa è successo quando hai saputo che eri in finale per il premio Calvino?».
«Sono rimasto spiazzato. Ho perso 10 chili . Ero emozionatissimo. Senza sapere che avrei vinto. Per me è stato come partecipare a una finale di Champions League senza aver mai giocato a calcio e ancora non ho metabolizzato bene questa cosa». Lo esorta poi a mettersi a lavoro per un'altra opera Fois, suggerendogli persino l'argomento: «il calcio». «In quel periodo scrivevo per la Nuova Sardegna le cronache del calcio locale, e già da lì probabilmente partiva il germe della mia scrittura perché davo ai calciatori dei soprannomi e romanzavo le azioni».
«Ha sicuramente un'impronta deleddiana la scrittura di Mannu - ha incalzato la Agus - perché Maria di Isili è una storia torbida, proprio come Canne al vento di Grazia Deledda che io rileggo ogni anno». «Che effetto ti ha fatto il passaggio da manoscritto a libro stampato?» ha chiesto poi Fois in conclusione a Mannu. «Dopo la vittoria del premio, la pubblicazione è avvenuta esattamente un anno dopo e quindi c'è stata un'attesa. Avevo grandi incertezze in merito a questo testo: non ha subito editing. E' stato un anno muto, di silenzio. Quando ho ricevuto il libro ho toccato le pagine. Le ho odorate e aveva un bellissimo odore».
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