La Nuova Sardegna

Addio al giallista Marc Porcu 

di Luciano Marrocu
Addio al giallista Marc Porcu 

Ha tradotto e fatto conoscere in Francia i maggiori scrittori sardi

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Di Marc Porcu, che è morto ieri a Lione, la sua città, avendo vicini la moglie Annick e il figlio Dimitri, la prima cosa da dire è che era un poeta, un poeta francese, in francese scriveva i suoi versi. Ma era anche un traduttore, un bravo traduttore. Ha tradotto dall’italiano al francese sopratutto per una piccola elegante casa editrice di Lione, La fosse aux Ours, riservando una particolare attenzione agli scrittori sardi, primi fra tutti Sergio Atzeni e Giulio Angioni.

Il cognome, per quanto lo si pronunciasse Porcù anche in Italia, rivelava subito le sue radici sarde. Che lo stesso Marc amava raccontare, come solo i poeti sanno raccontare. Primo attore della vicenda, il nonno, pescatore di Sant’Antioco che, negli anni del fascismo decide di averne abbastanza -del fascismo certamente, ma anche di una vita che non lo soddisfa- prende la sua barca e con la moglie incinta muove verso le coste africane e sbarca in Tunisa. In Tunisia nasce il papà di Marc, e poi, sessantaquattro anni fa, lo stesso Marc. Dopo poco tempo la famiglia si trasferirà in Francia.

Traspare dai versi di Marc come la Sardegna sia stata, nella sua famiglia, nel succedersi delle generazioni, memoria e nostalgia. Questo sino ad arrivare a lui, quando memoria e nostalgia non bastano. Così il poeta dice l’emozione del ritorno in Sardegna: “sulla strada bianca/ scoprire l’alfabeto dei gesti/sul bordo dei crepacci/ la lussuria del cardo/ i passi dissolti dal vento”. C’è poi il traduttore che, trovato nell’editore di La fosse aux ours, Pierre-Jean Balzan uno spirito affine, comincia a pensare (e poi a realizzare) il suo progetto. Che è di mostrare ai francesi quello che i narratori sardi di oggi hanno da dire, poco o molto che sia, nella convinzione però che a quel nuovo fiorire, improvviso e forse inaspettato, di narrazioni sarde la Francia debba prestare attenzione.

C’era poi lui, Marc, nelle piazze dei nostri festival, i capelli lunghi e quella sua aria inconfondibile da poeta romantico. Un amico affettuoso, divertente, ricco di talento, un uomo buono.



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