Morta Pallenberg, musa degli Stones
di Paolo Biamonte
Modella e attrice, era entrata nell’orbita della band a metà degli anni Sessanta
2 MINUTI DI LETTURA
ROMA. Anita Pallenberg, morta ieri all’età di 73 anni, era la musa bionda dei Rolling Stones. Insieme a Marianne Faithfull, della quale era amica, ha vissuto nel profondo l’universo Stones, in quel mix diabolico e trasgressivo di situazioni che ti può incenerire.
Era nata a Roma, nel 1944, ed era figlia di un agente di viaggio e di una segretaria: bellissima, aveva cominciato prestissimo a fare la modella, a New York, e inevitabilmente aveva frequentato la Factory di Andy Warhol. Nell'orbita Stones era entrata nel 1965, nel backstage di un concerto a Monaco.
Diventò la fidanzata di Brian Jones che, sempre più fuori controllo, iniziò una deriva violenta. Durante un celebre viaggio in Marocco, Brian la picchiò di nuovo e Keith Richards la portò letteralmente via. Cominciò così una love story bruciante durata 12 anni che valgono quanto 10 vite normali messe insieme. Keith e Anita, che ha fatto la backing vocalist in «Simpathy for the Devil», hanno avuto tre figli, Marlon, Angela e Tara, condiviso la dipendenza dall'eroina, arresti, rehab, tutto l'immaginabile compresa la terribile esperienza di vedere morire durante l'infanzia Tara.
Nel frattempo Pallenberg aveva anche iniziato una carriera di attrice: è stata la Black Queen di «Barbarella» di Roger Vadim, la moglie di Michele Piccoli in «Dillinger è morto» di Marco Ferreri, «Candy e il suo pazzo mondo», una farsa in chiave sexy in cui ci sono anche Marlon Brando e Richard Burton.
Al 1970 risale la sua più chiacchierata esperienza sul set: recitò infatti in «Performance», in Italia «Sadismo», un film firmato da Donald Cammell e Nicholas Roeg. Il protagonista era Mick Jagger e i due ebbero un breve flirt. Qualche anno fa era tornata a recitare per «Mister Lonely» di Harmoni Korine e «Go Go Tales» di Abel Ferrara. Ma ormai da tempo Anita Pallemberg faceva la stilista. La notizia della sua morte è stata data da Stella Schnabel, figlia di Julian, amica e ammiratrice della «Musa degli Stones».
Era nata a Roma, nel 1944, ed era figlia di un agente di viaggio e di una segretaria: bellissima, aveva cominciato prestissimo a fare la modella, a New York, e inevitabilmente aveva frequentato la Factory di Andy Warhol. Nell'orbita Stones era entrata nel 1965, nel backstage di un concerto a Monaco.
Diventò la fidanzata di Brian Jones che, sempre più fuori controllo, iniziò una deriva violenta. Durante un celebre viaggio in Marocco, Brian la picchiò di nuovo e Keith Richards la portò letteralmente via. Cominciò così una love story bruciante durata 12 anni che valgono quanto 10 vite normali messe insieme. Keith e Anita, che ha fatto la backing vocalist in «Simpathy for the Devil», hanno avuto tre figli, Marlon, Angela e Tara, condiviso la dipendenza dall'eroina, arresti, rehab, tutto l'immaginabile compresa la terribile esperienza di vedere morire durante l'infanzia Tara.
Nel frattempo Pallenberg aveva anche iniziato una carriera di attrice: è stata la Black Queen di «Barbarella» di Roger Vadim, la moglie di Michele Piccoli in «Dillinger è morto» di Marco Ferreri, «Candy e il suo pazzo mondo», una farsa in chiave sexy in cui ci sono anche Marlon Brando e Richard Burton.
Al 1970 risale la sua più chiacchierata esperienza sul set: recitò infatti in «Performance», in Italia «Sadismo», un film firmato da Donald Cammell e Nicholas Roeg. Il protagonista era Mick Jagger e i due ebbero un breve flirt. Qualche anno fa era tornata a recitare per «Mister Lonely» di Harmoni Korine e «Go Go Tales» di Abel Ferrara. Ma ormai da tempo Anita Pallemberg faceva la stilista. La notizia della sua morte è stata data da Stella Schnabel, figlia di Julian, amica e ammiratrice della «Musa degli Stones».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
