La Nuova Sardegna

“Pagliai” di De Lucchi al Museo Nivola 

di Pasquale Porcu
“Pagliai” di De Lucchi al Museo Nivola 

Si inaugura il 30 giugno la mostra dell’artista ferrarese curata da Giuliana Altea

2 MINUTI DI LETTURA





ORANI. Il Museo Nivola continua la sua esplorazione del territorio al crocevia tra arte e architettura presentando un grande protagonista del design internazionale, Michele De Lucchi.

Difficile riassumere in poche parole la multiforme attività di De Lucchi, autore di alcuni iconici oggetti del nostro tempo, di allestimenti museali che si avviano a diventare nuovi classici, di architetture capaci di integrarsi nel paesaggio e al tempo stesso definirlo inequivocabilmente.

Formatosi a Firenze negli anni Settanta nell’ambiente dell’architettura radicale, De Lucchi (Ferrara 1951) ha partecipato a Cavart; dopo il suo trasferimento a Milano è stato tra gli esponenti principali di Alchimia e Memphis. Attivo come designer per aziende quali Artemide, Olivetti, Hermès, Alessi, nella sua qualità di architetto ha realizzato progetti in tutto il mondo, dal Ponte della Pace a Tbilisi in Georgia allo spettacolare Padiglione Zero all’Expo di Milano del 2015.

Alla pratica del design e dell’architettura De Lucchi ha cominciato ad affiancare, a partire dal 2004, una ricca produzione di oggetti in legno raffiguranti edifici. Realizzati a mano, intagliati personalmente nel laboratorio della sua casa di Angera, presso Varese, costituiscono un aspetto della sua ricerca più intimo e privato, ma di estremo interesse. I lavori di De Lucchi, scrive Giuliana Altea, la curatrice della mostra, «più che descrizioni dello spazio, sono concrezioni di spazio solidificato».

Al centro dell’esposizione al museo Nivola, che sarà inaugurata il 30 giugno alle 18,30, è la serie recente dei “Pagliai”, strutture dalla forma densa e compatta ottenuta tramite la sovrapposizione di elementi. De Lucchi ne spiega il significato: «Tagliare l’erba e raccogliere il fieno, nei covoni prima nei pagliai poi, è un’operazione ancestrale oramai in disuso che però conserva nella mentalità comune l’impellenza e la poesia di prepararsi al futuro, ai mesi freddi dell’inverno. L’oggetto pagliaio è forse la forma architettonica per eccellenza: pura, essenziale e unica. E’ uguale visto da tutti i lati, è un segno riconoscibile nel territorio, interviene con discrezione e bellezza sul paesaggio. E’ una forma che può cambiare significato nel paesaggio mentale di ognuno di noi, dipende dalla distanza da cui lo osserviamo e dagli oggetti che lo circondano. E’ costruito sovrapponendo materiale sopra materiale, fino a una dimensione umana che la capacità manuale dell’uomo sappia produrre e utilizzare. Il pagliaio è un’immagine comune di positiva attenzione al pianeta».



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative