Amicizia, amore e moda Il debutto di Efisio Marras
di Angiola Bellu
Presentata a Milano la prima collezione del giovane figlio dello stilista algherese «Ho tolto i ricami e messo i piercing, ma ho conservato fiori e colori di mio padre»
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MILANO. Marras diventa dinastia nella moda (e non solo): babbo Antonio, con mamma Patrizia, lasciano al primogenito Efisio il timone di I’M isola Marras, la collezione young della casa di moda di famiglia. Una “solida” famiglia sarda “due punto zero”: «ho iniziato a disegnare appena Antonio Marras lo ha deciso. Ho sempre detto fino, al giorno prima, “non voglio fare lo stilista”: volevo fare – e spero di farlo ancora – il fotografo». Nella parole di Marras junior c’è un rispetto, un legame e un affetto che sanno di antico; lui però li declina nel Ventunesimo secolo. Lo fa con umiltà e intelligenza, senza stonare e con un’autenticità che – si nota subito – è stata ben coltivata in famiglia.
Classe 1992, algherese e cittadino del mondo, Efisio ha la stoffa dell’artista con un percorso di vita e di studi che lo ha portato alla Parsons school of design di New York, alla Central Saint Martins di Londra, ma anche a Tokyo, Berlino, Parigi...«ho studiato in giro fusione del bronzo, scrittura creativa, fotografia. Ho lavorato come assistente di alcuni fotografi a New York e a Parigi».
E venerdì sera ha debuttato al Base di Milano – l’ex Stecca delle acciaierie Ansaldo, oggi eccellente spazio che ospita grandi eventi culturali cittadini – con un party-performance durante il quale ha letteralmente messo in scena la sua prima collezione I’m Isola Marras. «La prima cosa che ho pensato è stata: “perché questa cosa si chiama Isola?”. C’è prima di tutto il mare. E l’idea dell’isola – a parte la Sardegna che c’è tantissimo – è una cosa fortissima e fondamentale. Isola per me vuol dire un agglomerato di energie, ma è anche fonte di esperienza».
Così al Base è andata in scena una performance molto forte, con radici nel Ventesimo secolo: centro di tutto Mathilda Lando, la ragazzina protagonista di Leon, il film-culto di Luc Besson. Ma c’è anche il Rocky Horror Picture Show. Tutto rigorosamente realizzato e pensato con i suoi amici di sempre: «E’ una piccola performance di miei amici – ci racconta il giovane artista –. Fanno tipo Rocky Horror Picture Show...i performer recitano quello che va sullo schermo. Come in Leon, le mie Mathilda escono col sangue al naso. Prendono il telefono e dicono “She’s dead”. Matilda dice di se stessa “è morta, Matilda è morta”». Cinema d’autore che dialoga col teatro e con le eroine manga alla Gosth in the shell di Masamune Shirow.
In scena l’intera collezione uomo indossata da 15 amici dello stilista, mentre altre dieci amiche indossano la parrucca di Mathilda e la collezione donna: «Isabella è venuta da Parigi per mettere la parrucca e recitare qui col sangue finto che le cola dal naso con la pistola che inizia a sparare quando nello schermo c’è la “vera” Mathilda che spara dalla finestra. Ci sono i miei amici Luca e Ruben che escono con le piante in mano...».
Un vero inno all’amicizia, all’amore universale quello che mette in scena con persone vere, Efisio Marras. Lo fa con la citazione di una storia fantastica, ripensata in chiave manga con tanto di Dj set, in un luogo da fine del mondo. «E’ stato impegnativo crescere sapendo che giri l’angolo ad Alghero e tutti sanno chi sei. Per fortuna ho una cerchia di amici da quando avevo otto anni, da quando non c’è ancora quella cosa per cui “sono amico tuo perché sei il figlio di”. E sono rimasti sempre loro. Questo mi dà equilibrio, sicurezza e la possibilità di tornare in Italia, in Sardegna, casa a disegnare sapendo che lo faccio per me, lo faccio per loro. Lo faccio supportato e qualunque cosa succeda siamo comunque insieme».
La personalità di Efisio ha una matrice, ma è forte e indipendente. Ha disegnato abiti che ricordano il suo vissuto: ha mischiato il bohemien parigino, con i pois e gli chiffon, con le scarpe da ginnastica con platform da 17 cm. Ha messo insieme strani volumi che spaziano tra il piccolissimo e il larghissimo.
Ha vestito la sua Mathilda con i vichy dei grembiulini della scuola, i bomberoni stile anni Ottanta e ci ha messo calze a rete smacchiate, anfibi giganti glitterati, cappellini con i piercing. “«Ho tolto tutti i ricami di Antonio Marras e al loro posto ho messo piercing e ho bucato tutte le felpe – ci dice Efisio, che ha sul braccio il tatoo di un pesce-gatto –. Ma troverai sempre la stampa a fiori più righe, il bordeaux col giallo».
Va oltre il padre, il ragazzo, affondando le sue radici nelle visioni del padre, con consapevolezza ed equilibrio.
Classe 1992, algherese e cittadino del mondo, Efisio ha la stoffa dell’artista con un percorso di vita e di studi che lo ha portato alla Parsons school of design di New York, alla Central Saint Martins di Londra, ma anche a Tokyo, Berlino, Parigi...«ho studiato in giro fusione del bronzo, scrittura creativa, fotografia. Ho lavorato come assistente di alcuni fotografi a New York e a Parigi».
E venerdì sera ha debuttato al Base di Milano – l’ex Stecca delle acciaierie Ansaldo, oggi eccellente spazio che ospita grandi eventi culturali cittadini – con un party-performance durante il quale ha letteralmente messo in scena la sua prima collezione I’m Isola Marras. «La prima cosa che ho pensato è stata: “perché questa cosa si chiama Isola?”. C’è prima di tutto il mare. E l’idea dell’isola – a parte la Sardegna che c’è tantissimo – è una cosa fortissima e fondamentale. Isola per me vuol dire un agglomerato di energie, ma è anche fonte di esperienza».
Così al Base è andata in scena una performance molto forte, con radici nel Ventesimo secolo: centro di tutto Mathilda Lando, la ragazzina protagonista di Leon, il film-culto di Luc Besson. Ma c’è anche il Rocky Horror Picture Show. Tutto rigorosamente realizzato e pensato con i suoi amici di sempre: «E’ una piccola performance di miei amici – ci racconta il giovane artista –. Fanno tipo Rocky Horror Picture Show...i performer recitano quello che va sullo schermo. Come in Leon, le mie Mathilda escono col sangue al naso. Prendono il telefono e dicono “She’s dead”. Matilda dice di se stessa “è morta, Matilda è morta”». Cinema d’autore che dialoga col teatro e con le eroine manga alla Gosth in the shell di Masamune Shirow.
In scena l’intera collezione uomo indossata da 15 amici dello stilista, mentre altre dieci amiche indossano la parrucca di Mathilda e la collezione donna: «Isabella è venuta da Parigi per mettere la parrucca e recitare qui col sangue finto che le cola dal naso con la pistola che inizia a sparare quando nello schermo c’è la “vera” Mathilda che spara dalla finestra. Ci sono i miei amici Luca e Ruben che escono con le piante in mano...».
Un vero inno all’amicizia, all’amore universale quello che mette in scena con persone vere, Efisio Marras. Lo fa con la citazione di una storia fantastica, ripensata in chiave manga con tanto di Dj set, in un luogo da fine del mondo. «E’ stato impegnativo crescere sapendo che giri l’angolo ad Alghero e tutti sanno chi sei. Per fortuna ho una cerchia di amici da quando avevo otto anni, da quando non c’è ancora quella cosa per cui “sono amico tuo perché sei il figlio di”. E sono rimasti sempre loro. Questo mi dà equilibrio, sicurezza e la possibilità di tornare in Italia, in Sardegna, casa a disegnare sapendo che lo faccio per me, lo faccio per loro. Lo faccio supportato e qualunque cosa succeda siamo comunque insieme».
La personalità di Efisio ha una matrice, ma è forte e indipendente. Ha disegnato abiti che ricordano il suo vissuto: ha mischiato il bohemien parigino, con i pois e gli chiffon, con le scarpe da ginnastica con platform da 17 cm. Ha messo insieme strani volumi che spaziano tra il piccolissimo e il larghissimo.
Ha vestito la sua Mathilda con i vichy dei grembiulini della scuola, i bomberoni stile anni Ottanta e ci ha messo calze a rete smacchiate, anfibi giganti glitterati, cappellini con i piercing. “«Ho tolto tutti i ricami di Antonio Marras e al loro posto ho messo piercing e ho bucato tutte le felpe – ci dice Efisio, che ha sul braccio il tatoo di un pesce-gatto –. Ma troverai sempre la stampa a fiori più righe, il bordeaux col giallo».
Va oltre il padre, il ragazzo, affondando le sue radici nelle visioni del padre, con consapevolezza ed equilibrio.
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