La Nuova Sardegna

Anna Galiena: «Il cinema italiano è vivo, nonostante i produttori»

di Alessandro Pirina
Anna Galiena: «Il cinema italiano è vivo, nonostante i produttori»

L'attrice a Porto Rotondo per una serata speciale dell’Olbia Film Network «Vorrei riuscire a portare in Sardegna il mio prossimo spettacolo teatrale»

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PORTO ROTONDO. Il grande cinema si è accorto di lei quando non era più una ragazzina, ma una volta scoperte le sue doti artistiche e la sua bellezza i più grandi registi europei hanno fatto a gara per averla nei loro film. Chabrol, Leconte, Bigas Luna, Luchetti, Archibugi, Lizzani, Muccino, Brass, Castellitto, Virzì. È lunghissimo l’elenco dei registi che negli anni hanno voluto lavorare con Anna Galiena. Un curriculum internazionale che ha colpito gli organizzatori dell’Olbia Film Network, che, per questa prima edizione dedicata al rapporto tra Italia e Francia, hanno voluto dedicarle una serata al “Ceroli” di Porto Rotondo e un premio alla carriera. Un riconoscimento a un’attrice che ha portato alto il nome del cinema italiano nel mondo. Un successo che non arriva a tutti gli artisti che provano a varcare il confine. Ma lei c’è riuscita. «Il mio è un caso a parte – racconta la Galiena, seduta sui gradoni del teatro di Porto Rotondo –. Io sono andata via di casa prestissimo, prima a Toronto poi a New York. La mia vita lavorativa è cominciata a New York, dove ho fatto i primi provini, le prime commedie e otto anni ininterrotti di repliche a teatro. Per me l’estero è casa. E infatti quando poi decisi di tornare a Roma fu uno choc. A New York c’era una competitività tra gente preparata che in Italia non esiste. Sono passata da un ambiente aperto, fatto di audizioni continue, a uno chiuso, dove contano soprattutto le conoscenze, le raccomandazioni. Dall’84 all’87 ho comunque lavorato parecchio, ma non ero contenta. E quando ho ricevuto le prime offerte dalla Francia sono corsa via».

Prima Claude Chabrol, e poi Patrice Leconte con “Il marito della parrucchiera”.

«Con questo film ho fatto un salto enorme. Ma non sono io che sono andata all’estero, è l’estero che ha cercato me. In Italia mi consideravano un’attrice brava ma difficile, perché pensavo solo a lavorare e non cedevo alle avance dei produttori. Il film di Leconte fu una cosa mondiale. Mi arrivarono offerte dal Giappone, dalla Svezia».

E finalmente anche dall’Italia: Archibugi, D’Alatri, Luchetti.

«Mi è andata molto bene, perché ho avuto la fortuna di recitare nei film più belli di tutti i registi con cui ho lavorato. “Il marito della parrucchiera” è l’opera migliore di Leconte. Come “Prosciutto prosciutto” lo è di Bigas Luna, “Il grande cocomero” di Francesca Archibugi, “Senza pelle” di Alessandro D’Alatri, “La scuola” di Daniele Luchetti”».

In mezzo a tanto cinema ha trovato tempo anche per la televisione.

«Le fiction sono sempre cinema, hai meno tempo per girare e devi prepararti di più per evitare boiate, ma per il resto la sostanza non cambia. Quanto alla tv-tv ne ho fatta molto poca. Una cosa carina, “Protagoniste”, nel 2010 su Sky. E poi “Ballando con le stelle” qualche mese fa».

Come è stata l’esperienza nello show di Milly Carlucci?

«Diciamo che sono qua e sono sopravvissuta. L’ambiente dello spettacolo televisivo mi è poco consono: i posti in cui si deve fare casino per essere notati non fanno per me. Io sono una persona discreta, faccio il mio lavoro e non sgomito».

L’ultimo suo film è il pluripremiato “La pazza gioia” di Paolo Virzì. Come sta il cinema italiano?

«Ne vedo poco, ma non ne ho una visione tragica. Tutt’altro. In Italia non mancano i talenti. Anche durante questo festival a Olbia ho visto lavori molto interessanti, cortometraggi fatti molto bene. Più che altro spesso vedo poco acume da parte di chi produce».

Molte attrici sostengono che a una certa età sia difficile trovare ruoli nel cinema.

«Io non amo lamentarmi, ma è un dato di fatto. Soprattutto nel cinema italiano. In Francia alle attrici danno ruoli importanti anche a 60 anni. Il nostro è un Paese maschilista, si pensa sempre che la storia importante debba portarla avanti un uomo. Eppure oggi le donne, anche a 60 anni, ricoprono posti importanti nella vita pubblica. Il nostro cinema non rispetta la nostra realtà. Ma io non mi dispero: se non trovo ruoli interessanti nel cinema li cerco a teatro».

Cosa rappresenta per lei questo premio alla carriera?

«Quando mi è stato proposto ho accettato subito perché si svolgeva in Sardegna, dove nel 2003 girai il film “Maria sì” di Piero Livi. Una bellissima esperienza, un periodo magico. Fu una delizia lavorare con Piero a Poltu Quatu ma purtroppo il film non è stato all’altezza di quella esperienza. Ora sono ancora più felice di avere accettato perché ho incontrato veri talenti, artisti con grande spirito di iniziativa. Colleghi che sono felice di avere incontrato».

I prossimi progetti?

«Sia cinema che tv ma di più non posso dire. Da gennaio poi sarò a teatro con Corrado Tedeschi. Una commedia che spero di portare anche in Sardegna. È il mio cruccio: non aver mai recitato nei palcoscenici sardi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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