Da Maria Lai a Nivola l’arte corre lungo un filo
di Claudia Carta
LANUSEI. Un filo. Come un respiro. Leggero. A tratti fragile. Tutto lega. Tutto unisce. E poi ancora intreccia, annoda, scioglie e libera. Fili di cotone e seta. Legno e creta. Stoffe, tela e pietra....
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LANUSEI. Un filo. Come un respiro. Leggero. A tratti fragile. Tutto lega. Tutto unisce. E poi ancora intreccia, annoda, scioglie e libera. Fili di cotone e seta. Legno e creta. Stoffe, tela e pietra. Di bianco e di azzurro. Di bianco che squarcia il nero. Di nuovi colori. Fino all'epilogo. Dove la luce traccia la strada e la terra risuona. Sonora. È “Philo Creator”, esposizione di arte contemporanea che verrà ufficialmente inaugurata domani sera, alle 19.30, nella nuova ala del Mud’, il Museo diocesano d’Ogliastra, in via Roma a Lanusei.
Le geografie di Maria Lai, geometriche quanto indefinite, in quel mare di azzurro che è il cielo, luogo dello sguardo, dove si immerge – per rinascere ri-creata – la storia dell’uomo, fragile e indifeso come un neonato di pane davanti a uomini duri come pietre e con il cuore di creta, rivestiti d’oro. Un uomo che segue una capretta e il suo filo di speranza per creare nuovi mondi, nuove visioni. Gli intrecci di Costantino Nivola, che su un letto di terracotta sazio d’amore, di trame, di tresche, di riposo, di veglie e di intrighi divengono luogo di progetti e pianti nascosti, di sogni e fallimenti. Le sculture di Pinuccio Sciola, dove la storia continua con abbracci e lotte, dove guerra e pace si confondono, nascono e si esauriscono nel cuore di uomini che ancora non si riconoscono, dove si sta insieme tanto da non guardarsi più nel volto. Davanti ai colori di Guido Strazza, l’universo è già mutato: segni che non sono più sporchi, linee che cancellano finalmente gli errori, nodi che non legano più nulla, tele nelle quali non si resta impigliati, strappi che non fanno più male, spine che non pungono più. Antonio Corriga e Pietro Consagra – passando attraverso Aligi Sassu, Jorge Eielson e Cesare Saccenti – conducono a un volto nuovo, quello che finalmente sta di-fronte all’altro senza più il timore di essere vessato o escluso, illuminato dallo stupore della sensibilità.
Fortemente voluta dal vescovo Antonello Mura, in stretta collaborazione con l’ufficio diocesano per i Beni culturali, l’esposizione si avvale della sinergia con la Fondazione Orestiadi di Gibellina, in provincia di Trapani, che opera nel Museo delle Trame Mediterranee. È visitabile fino al 30 settembre.
Le geografie di Maria Lai, geometriche quanto indefinite, in quel mare di azzurro che è il cielo, luogo dello sguardo, dove si immerge – per rinascere ri-creata – la storia dell’uomo, fragile e indifeso come un neonato di pane davanti a uomini duri come pietre e con il cuore di creta, rivestiti d’oro. Un uomo che segue una capretta e il suo filo di speranza per creare nuovi mondi, nuove visioni. Gli intrecci di Costantino Nivola, che su un letto di terracotta sazio d’amore, di trame, di tresche, di riposo, di veglie e di intrighi divengono luogo di progetti e pianti nascosti, di sogni e fallimenti. Le sculture di Pinuccio Sciola, dove la storia continua con abbracci e lotte, dove guerra e pace si confondono, nascono e si esauriscono nel cuore di uomini che ancora non si riconoscono, dove si sta insieme tanto da non guardarsi più nel volto. Davanti ai colori di Guido Strazza, l’universo è già mutato: segni che non sono più sporchi, linee che cancellano finalmente gli errori, nodi che non legano più nulla, tele nelle quali non si resta impigliati, strappi che non fanno più male, spine che non pungono più. Antonio Corriga e Pietro Consagra – passando attraverso Aligi Sassu, Jorge Eielson e Cesare Saccenti – conducono a un volto nuovo, quello che finalmente sta di-fronte all’altro senza più il timore di essere vessato o escluso, illuminato dallo stupore della sensibilità.
Fortemente voluta dal vescovo Antonello Mura, in stretta collaborazione con l’ufficio diocesano per i Beni culturali, l’esposizione si avvale della sinergia con la Fondazione Orestiadi di Gibellina, in provincia di Trapani, che opera nel Museo delle Trame Mediterranee. È visitabile fino al 30 settembre.
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