«Lo ius soli è una battaglia di civiltà»
dall’inviato
A S’antana ’e susu con Igiaba Scego, la scrittrice italiana di origini somale
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GAVOI. L’omaggio di giornata è a Jane Austen. Sono le sue parole (la voce è quella di Francesca Murru) ad aprire gli incontri. Parole cariche di contemporaneità quelle della scrittrice britannica ricordata dal festival in occasione del bicentenario della morte. La cita anche Igiaba Scego, prima protagonista dal balcone di S'antana'e susu. Con la padrona di casa di questa edizione degli incontri nella piazzetta più caratteristica di Gavoi, Maria Ida Gaeta, si discute delle tracce dimenticate del periodo coloniale italiano e la scrittrice nata a Roma da genitori somali collegandosi a Jane Austen si sofferma sul suo romanzo “Mansfield Park”, dove emerge una riflessione sullo sfruttamento coloniale.
Parla della sua famiglia Igiaba Scego, ricorda il padre e la madre, come hanno dovuto lasciare ogni certezza e scegliere la strada dell’emigrazione. L’Italia l’approdo naturale, per i legami con il corno d’Africa. Una storia di colonialismo che si studia poco e niente, che si tende a nascondere anche per le nefandezze compiute dall’esercito italiano, nonostante esistano tracce ben presenti anche sul nostro territorio. Partendo da quelle Igiaba Scego ha scritto “Roma negata. Percorsi coloniali in città”. Il sottotitolo chiarisce tutto. «Ma non voglio accusare il mio Paese, amo l’Italia. Per migliorarla però non dobbiamo cancellare la memoria. È importante fare i conti con il passato perché alcuni stereotipi razzisti del periodo sono rimasti ancora oggi». Un freno all’integrazione («fondamentale anche per la sicurezza») che oltre a maggiori investimenti, avrebbe bisogno di un nuovo storytelling per certe tematiche. «La migrazione è una realtà complessa e i media non la raccontano, creano spesso confusione, parlano solo di numeri, non aiutano le persone a capire». Un discorso che vale anche per lo ius soli di cui tanto si parla. «È la semplice fotografia di quello che siamo oggi, un Paese meticcio. Chi è nato e cresciuto in Italia, è italiano. Ma anche noi di #italianisenzacittadinanza parliamo di ius soli temperato, che presenta dei paletti. Servirebbe un linguaggio mediatico più attento e responsabile per far capire meglio a tutti di cosa si tratta». (fabio canessa)
Parla della sua famiglia Igiaba Scego, ricorda il padre e la madre, come hanno dovuto lasciare ogni certezza e scegliere la strada dell’emigrazione. L’Italia l’approdo naturale, per i legami con il corno d’Africa. Una storia di colonialismo che si studia poco e niente, che si tende a nascondere anche per le nefandezze compiute dall’esercito italiano, nonostante esistano tracce ben presenti anche sul nostro territorio. Partendo da quelle Igiaba Scego ha scritto “Roma negata. Percorsi coloniali in città”. Il sottotitolo chiarisce tutto. «Ma non voglio accusare il mio Paese, amo l’Italia. Per migliorarla però non dobbiamo cancellare la memoria. È importante fare i conti con il passato perché alcuni stereotipi razzisti del periodo sono rimasti ancora oggi». Un freno all’integrazione («fondamentale anche per la sicurezza») che oltre a maggiori investimenti, avrebbe bisogno di un nuovo storytelling per certe tematiche. «La migrazione è una realtà complessa e i media non la raccontano, creano spesso confusione, parlano solo di numeri, non aiutano le persone a capire». Un discorso che vale anche per lo ius soli di cui tanto si parla. «È la semplice fotografia di quello che siamo oggi, un Paese meticcio. Chi è nato e cresciuto in Italia, è italiano. Ma anche noi di #italianisenzacittadinanza parliamo di ius soli temperato, che presenta dei paletti. Servirebbe un linguaggio mediatico più attento e responsabile per far capire meglio a tutti di cosa si tratta». (fabio canessa)
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