«Il politicamente corretto, per la satira una vera rovina»
di Grazia Brundu
Il reading di Luciana Littizzetto. Titolo, “La bella addormentata in quel posto” Botta e risposta sul palco con Marcello Fois, Diego De Silva e Hamid Ziriati
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GAVOI. Luciana Littizzetto sola contro tutti. E pazienza se quei tutti non sono un’orda di critici assatanati ma tre perfetti gentiluomini: il direttore di L’Isola delle storie Marcello Fois, e Diego De Silva e Hamid Ziriati che lo affiancano nell’intervista. «Tre scrittori intellettuali contro un saltimbanco», riassume lei, che comunque li sbaraglia, con la loro complicità, uno dopo l’altro. Tanto che alla fine De Silva alza bandiera bianca anche per i colleghi: «Ieri sera siamo stati svegli fino a tardi a pensare domande imbarazzanti da farti. Tipo: “Hai mai preso il Viagra?”. Tutto inutile, ci hai spiazzato!».
Tutto prevedibile perché la Littizzetto, arrivata a Gavoi per presentare il suo ultimo libro, “La bella addormentata in quel posto” (Mondadori, 2016) è uno degli ospiti più attesi del festival e appena sale sul palco si trascina dietro il pubblico, che occupa le sedie da almeno un’ora prima dell’incontro, e gli intervistatori. Approfittando dello schema che la vede confrontarsi con tre uomini, l’attrice attacca subito con la guerra dei sessi. Uno dei suoi cavalli di battaglia più rodati, anche se adesso, forse, un po’ meno dirompente che in passato. Le signore sghignazzano, la incitano, fanno commenti ad alta voce nel sentirla leggere brani del libro dove mariti di mezza età combattono con “la prostata balenga” e gli attacchi di ipocondria per tre linee di febbre e un raffreddore. Ridono anche gli uomini, senza prendersela troppo, forse per esorcizzare le insicurezze o perché la sua ironia è trasversale e offendersi è impossibile. Quasi. Da un po’ di tempo, in realtà, a complicare la vita dei comici è arrivato il politicamente corretto. «Si arrabbiano tutti – sbotta la Littizzetto – non si può toccare nessuna categoria. Però parlare sempre di politici è noioso ed è inevitabile, per difendere il diritto alla risata, prendere spunto dalla società».
Ad accendere la sua fantasia sono soprattutto gli incontri fortuiti di tutti i giorni. Le gag involontarie con oggetti che dovrebbero facilitare il quotidiano e invece lo complicano. Dai lavandini con la fotocellula, che spruzzano acqua a tradimento, agli asciugamani automatici e ai «bancomat contro sole che costringono la gente a stare sdraiata nelle posizioni più assurde del kamasutra».
C’è spazio anche per le suore di clausura social, che attraverso Facebook la invitano in convento. E per i colleghi di “Che cempo che fa”, con «Marzullo che prima di andare in onda si fa i boccoli e Fabio Fazio che ad ogni puntata mi dice disperato: «Domani ti querelano, domani ti scomunicano».
Alla fine, nelle pause tra una battuta e l’altra, trapela anche il lato privato della comica torinese. Dal rapporto affettuoso e scanzonato con i figli adolescenti, avuti in affido dieci anni fa («la professoressa di uno dei due mi ha convocata per dirmi che vendeva i miei autografi ai compagni») ai ricordi di se stessa ragazzina. «Da piccola, dovete sapere, ero timida e anche un po’ malaticcia, stavo sempre chiusa in casa – racconta al pubblico che non perde una parola – Volevo già fare l’attrice ma i miei mi dicevano: “Ma lascia perdere, dove vuoi andare con quella faccia!”. Hanno provato a farmi cambiare idea, iscrivendomi, con scarsi risultati, a una scuola di danza. Poi è arrivata la musica: io suonavo la chitarra e gli altri limonavano. Alla fine, però sono riuscita a realizzare i miei progetti. Per questo mi sento di dire a tutti i ragazzi di seguire con tenacia e coraggio i propri sogni e di darsi il tempo per farli diventare realtà».
Tutto prevedibile perché la Littizzetto, arrivata a Gavoi per presentare il suo ultimo libro, “La bella addormentata in quel posto” (Mondadori, 2016) è uno degli ospiti più attesi del festival e appena sale sul palco si trascina dietro il pubblico, che occupa le sedie da almeno un’ora prima dell’incontro, e gli intervistatori. Approfittando dello schema che la vede confrontarsi con tre uomini, l’attrice attacca subito con la guerra dei sessi. Uno dei suoi cavalli di battaglia più rodati, anche se adesso, forse, un po’ meno dirompente che in passato. Le signore sghignazzano, la incitano, fanno commenti ad alta voce nel sentirla leggere brani del libro dove mariti di mezza età combattono con “la prostata balenga” e gli attacchi di ipocondria per tre linee di febbre e un raffreddore. Ridono anche gli uomini, senza prendersela troppo, forse per esorcizzare le insicurezze o perché la sua ironia è trasversale e offendersi è impossibile. Quasi. Da un po’ di tempo, in realtà, a complicare la vita dei comici è arrivato il politicamente corretto. «Si arrabbiano tutti – sbotta la Littizzetto – non si può toccare nessuna categoria. Però parlare sempre di politici è noioso ed è inevitabile, per difendere il diritto alla risata, prendere spunto dalla società».
Ad accendere la sua fantasia sono soprattutto gli incontri fortuiti di tutti i giorni. Le gag involontarie con oggetti che dovrebbero facilitare il quotidiano e invece lo complicano. Dai lavandini con la fotocellula, che spruzzano acqua a tradimento, agli asciugamani automatici e ai «bancomat contro sole che costringono la gente a stare sdraiata nelle posizioni più assurde del kamasutra».
C’è spazio anche per le suore di clausura social, che attraverso Facebook la invitano in convento. E per i colleghi di “Che cempo che fa”, con «Marzullo che prima di andare in onda si fa i boccoli e Fabio Fazio che ad ogni puntata mi dice disperato: «Domani ti querelano, domani ti scomunicano».
Alla fine, nelle pause tra una battuta e l’altra, trapela anche il lato privato della comica torinese. Dal rapporto affettuoso e scanzonato con i figli adolescenti, avuti in affido dieci anni fa («la professoressa di uno dei due mi ha convocata per dirmi che vendeva i miei autografi ai compagni») ai ricordi di se stessa ragazzina. «Da piccola, dovete sapere, ero timida e anche un po’ malaticcia, stavo sempre chiusa in casa – racconta al pubblico che non perde una parola – Volevo già fare l’attrice ma i miei mi dicevano: “Ma lascia perdere, dove vuoi andare con quella faccia!”. Hanno provato a farmi cambiare idea, iscrivendomi, con scarsi risultati, a una scuola di danza. Poi è arrivata la musica: io suonavo la chitarra e gli altri limonavano. Alla fine, però sono riuscita a realizzare i miei progetti. Per questo mi sento di dire a tutti i ragazzi di seguire con tenacia e coraggio i propri sogni e di darsi il tempo per farli diventare realtà».
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