«La scrittura contro il rumore del mondo»
A Sant’Antiocru con il narratore norvegese Erling Kagge, autore del best seller mondiale “Il silenzio”
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GAVOI. Le storie, le idee, le riflessioni si intrecciano tra loro con collegamenti che spesso si esplicitano non in fase di programmazione, ma direttamente durante il festival. Tutto torna, basta mettere le intelligenze insieme, dice sempre il direttore artistico Marcello Fois. Saltando da una piazza all’altra, per presentare da padrone di casa i vari appuntamenti, tra le vie di Gavoi ti avvisa che sta per iniziare nel salone parrocchiale un film (il festival, non tutti lo sanno, ha anche un’interessante parte cinematografica) che lo sceneggiatore Peter Probst ha iniziato a scrivere quando era stato a Gavoi. Il lungometraggio, intitolato “Luis Trenker – La linea sottile della verità” è basato sulla vita del noto alpinista e scrittore. Due ruoli ricoperti anche da uno dei grandi ospiti di questa edizione del festival: il norvegese Erling Kagge.
Autore di “Il silenzio”, recentemente pubblicato da Einaudi, ha scalato l’Everest oltre ad aver raggiunto il Polo Nord e il Polo Sud. Proprio quest’ultimo viaggio, quello in Antartide, racconta essere stato il più estremo. Quello in cui, camminando da solo per cinquanta giorni e cinquanta notti, ha provato «il silenzio più silenzioso della sua vita». Del silenzio ha quindi voluto scrivere, «un valore oggi più importante che mai, grazie al quale possiamo entrare dentro noi stessi e conoscerci meglio». Una luce, come canta Battiato in uno dei suoi brani più memorabili: “L’oceano di silenzio”.
Una condizione che Kagge invita tutti a riscoprire, senza necessariamente compiere imprese da esploratore: «Certo è più facile scegliere il rumore – spiega – perché non abbiamo bisogno di cercarlo. Mentre sperimentare il silenzio è complicato, va costruito con forza di volontà. Ma possiamo trovarlo ovunque».
Si potrebbe pensare che Kagge sia poco socievole, ma si capisce subito mentre si racconta che non è così: «Ho tre figlie, mi piace anche stare in mezzo alla gente. Ma se mi trovo davanti a un panorama e arriva uno che dice “bellissimo, meraviglioso” distrugge l’emozione che sto provando. E anche nelle relazioni più personali, con delle ragazze, ho sentito che ci siamo avvicinati al significato più vero dell’amore proprio quando siamo riusciti a comunicare senza parole». (fabio canessa)
Autore di “Il silenzio”, recentemente pubblicato da Einaudi, ha scalato l’Everest oltre ad aver raggiunto il Polo Nord e il Polo Sud. Proprio quest’ultimo viaggio, quello in Antartide, racconta essere stato il più estremo. Quello in cui, camminando da solo per cinquanta giorni e cinquanta notti, ha provato «il silenzio più silenzioso della sua vita». Del silenzio ha quindi voluto scrivere, «un valore oggi più importante che mai, grazie al quale possiamo entrare dentro noi stessi e conoscerci meglio». Una luce, come canta Battiato in uno dei suoi brani più memorabili: “L’oceano di silenzio”.
Una condizione che Kagge invita tutti a riscoprire, senza necessariamente compiere imprese da esploratore: «Certo è più facile scegliere il rumore – spiega – perché non abbiamo bisogno di cercarlo. Mentre sperimentare il silenzio è complicato, va costruito con forza di volontà. Ma possiamo trovarlo ovunque».
Si potrebbe pensare che Kagge sia poco socievole, ma si capisce subito mentre si racconta che non è così: «Ho tre figlie, mi piace anche stare in mezzo alla gente. Ma se mi trovo davanti a un panorama e arriva uno che dice “bellissimo, meraviglioso” distrugge l’emozione che sto provando. E anche nelle relazioni più personali, con delle ragazze, ho sentito che ci siamo avvicinati al significato più vero dell’amore proprio quando siamo riusciti a comunicare senza parole». (fabio canessa)
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