La Nuova Sardegna

“Cabussò”, un nuovo luogo di contaminazione 

“Cabussò”, un nuovo luogo di contaminazione 

Venerdì ad Alghero in via Rossini l’inaugurazione dello spazio dedicato all’arte e alla creatività

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ALGHERO. Un tuffo dove tutto è contaminazione, condivisione, sperimentazione. È l’idea di “Cabussò”, il nuovo spazio per l’arte, la creatività e altre “contingenze culturali”, come i promotori Sonia Borsato, Noemi Caria e Francesco Puggioni amano definire la loro idea di un luogo che sappia di casa per tutti quelli che cercano un luogo per sperimentare, guardare, imparare, ascoltare, riflettere, parlare, esprimere bellezza. Cabussò, che in algherese significa proprio “tuffo”, aprirà i battenti venerdì alle 19.30 in via Rossini 15, a due passi dal parco Tarragona.

Per i tre creativi sarà un vero e proprio cabussò, un lancio a occhi chiusi, quando l’attimo prima dell’immersione diventa immaginazione, trasformandosi metaforicamente nel momento dell’ispirazione per la promozione di attività che puntino a una felice contaminazione tra i percorsi che sinora ognuno ha seguito per proprio conto, affinché la condivisione dei risultati sia il punto di partenza per nuove sperimentazioni.

«Cabussò nasce come spazio fisico e mentale e fa della sua natura ibrida un manifesto di azione», spiegano la storica dell’arte e curatrice Sonia Borsato, la designer e cultrice di artigianato contemporaneo Noemi Caria e il designer Francesco Puggioni, il cui felice incontro ha partorito l’idea da cui è scaturito questo nuovo progetto, potenzialmente aperto a infiniti altri incontri e altrettanti intrecci. «Cabussò non ha una sola identità, ma ne ha molte – dicono – che lavorano in sinergia, stimolandosi e influenzandosi».

Spazio espositivo, coworking, sede per corsi, conferenze, incontri, meeting di lavoro, Cabussò è anche un po’ casa, il posto dove andare a leggere in tranquillità, o scambiare due chiacchiere sopra l’arte, la società, la cultura e ogni altra forma di bellezza. Il nuovo spazio si propone come un luogo aperto e ibrido, incrocio di riflessioni e sperimentazioni varie, «per sfidare la settorializzazione del piacere e concedersi il lusso di inciampare in interessi nuovi», per dirla ancora con le parole dei suoi tre promotori. È lì, in via Rossini, che la fotografia incontra l’artigianato, che il design dialoga con il cinema, che tutto si nutre di tutto nel tentativo di mappare un presente un po’ più libero libero da schemi, che sappia già di futuro.



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