La Nuova Sardegna

La vita di provincia tra difficoltà e sogni

di Fabio Canessa
La vita di provincia tra difficoltà e sogni

Sul set di “Ovunque proteggimi” di Bonifacio Angius

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SASSARI. L’inizio della sesta settimana di riprese, l’ultima in programma, riporta Bonifacio Angius e la sua troupe a Sassari, location principale di “Ovunque proteggimi” girato anche tra Sorso, Porto Torres, Platamona e Cagliari. Il set di giornata è Villa Pozzo, edificio in stile Liberty (in rovina), scelta per ospitare alcune riprese in interno del film prodotto dalla Ascent Film di Andrea Paris e Matteo Rovere con il contributo del Mibact e della Regione. Difficile farsi un’idea da quello che si vede dal monitor di servizio dietro al regista, che tra un ciak e l’altro fa avanti e indietro per dare istruzioni agli interpreti. Campo, controcampo, scene ripetute più volte. Il cinema è fatto di questi frammenti che serviranno a comporre il puzzle completo in fase di montaggio. La visita sul set organizzata dalla Fondazione Sardegna Film Commission è quindi soprattutto occasione per parlare, durante la pausa pranzo, con il regista e gli interpreti principali: Alessandro Gazale e Francesca Niedda. Sono loro, già diretti insieme da Bonifacio Angius nel cortometraggio “Domenica”, i protagonisti del film.

INCONTRO DI SOLITUDINI

Alessandro ha ormai più di cinquant’anni. Vive con la madre e non ha un lavoro fisso. Canta, fa serate, ama il gioco e il bicchiere. In alcuni momenti può diventare violento. Proprio in seguito a uno dei suoi eccessi, si legge nella sinossi fornita alla stampa, un giorno la madre chiama la polizia e per lui scatta il ricovero coatto. Il caso gli fa incontrare Francesca e dopo una vita sprecata davanti a una slot-machine e a pontificare sbronzo dalla mattina presto, intravede grazie all’amore una possibilità per dare una svolta alla sua vita.

LA VITA DI PROVINCIA

Una storia scritta da Bonifacio Angius - insieme a Fabio Bonfanti e Gianni Tetti - già nel 2014, quando “Perfidia” veniva selezionato al festival di Locarno. «Partiamo più o meno da dove abbiamo finito - spiega il regista sassarese- Dal raccontare un personaggio solo. In un contesto urbano, ma ai limiti della città. Però a differenza di “Perfidia”, dove Angelino non aveva una forza di volontà tale per poter reagire, Alessandro è un personaggio che non vuole soccombere, ha una voglia immensa di continuare a vivere, di sperare di essere felice. Anche se dietro di lui ha solo macerie, non ha costruito quasi niente, ha ben poco da ricordare. Quando incontra Francesca, anche lei con un passato burrascoso, decide di seguire questa donna e viene portato nel suo mondo».

LA RICERCA DI AUTENTICITÀ

Sono storie dolorose, attaccate a una realtà che spesso si fa finta di non vedere quelle di Bonifacio Angius. Per raccontarle è necessario una ricerca di verità, pur filtrata attraverso la finzione cinematografica. Ecco quindi la grande attenzione per la scelta dei luoghi, con Sassari al centro del discorso - «è una scelta naturale, io sono di questa zona, vivo qui, e quando mi immagino una scena trovo giusto ambientarla in un luogo che conosco» - e per la costruzione dei personaggi. Dalla scrittura al fondamentale lavoro con gli attori, in fase di preparazione e poi sul set. Un modo di fare cinema non facile, anche rischioso: «Fare un film è difficile in generale - sottolinea Angius - e poi una storia senza rischi non mi interessa. Sono quelli a dare qualcosa in più, di intenso alla storia che vuoi raccontare».

FRANCESCA E ALESSANDRO

I nomi dei personaggi sono anche quelli degli interpreti, una scelta che probabilmente trova giustificazione in quella ricerca di identificazione nel personaggio chiesta dal regista sassarese ai suoi attori. Che Bonifacio Angius conosce d’altronde molto bene. Francesca Niedda è anche la sua compagna e tra una pausa e l’altra stringe tra le braccia per una poppata la bambina di pochi mesi. «È bravissima, tranquilla, non interferisce assolutamente sul piano di lavoro» racconta la protagonista femminile del film che sul suo personaggio dice «non è una parte molto lontana dalle mie corde, ci sto mettendo tanto del mio, andando di getto, buttandomi». Quello che evidentemente Angius chiede ai suoi attori: la spontaneità che porta l’interprete a vivere, a essere il personaggio. Un concetto sottolineato anche da Alessandro Gazale che dopo un ruolo secondario in “Perfidia” è stato scelto come protagonista per questo nuovo lungometraggio dal regista sassarese. «Mi sono avvicinato relativamente da poco al cinema, dopo trent’anni di teatro - evidenzia Alessandro Gazale - e sento la responsabilità per questo ruolo così importante. Ringrazio Bonifacio che ha avuto subito fiducia nelle mie capacità e mi ha guidato. È bravissimo con gli attori, riesce sempre a tirar fuori il meglio da tutti».

LA PREPARAZIONE

Merito anche di un lavoro di preparazione che parte da lontano, molto prima dell’inizio delle riprese. «Abbiamo lavorato tanto - racconta Gazale - nell’ultimo anno e mezzo. Sul personaggio, su ogni scena, sulla costruzione delle emozioni. E così quando sono iniziate le riprese il grosso del lavoro era in qualche modo già stato fatto. Una fase di preparazione intensa, anche con mille perplessità, paure, rispetto alla grande responsabilità. E al personaggio. Che non mi appartiene, è molto diverso da me, ma con il quale ho scoperto delle similitudini nel mio vissuto che mi hanno aiutato in alcune scene». A pochi giorni dalla fine delle riprese, un lavoro che si può dire è sicuramente servito: «Mi hanno sorpreso molto Alessandro e Francesca - sottolinea Angius - Non pensavo riuscissero a entrare così bene nella storia. Credevo avrei dovuto lavorare di più sul set con loro, ma non è stato così».

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