Isabella Ferrari: «Io e l’amore di Fedra che ogni donna prova»
di Alessandro Pirina
L'attrice si racconta prima del reading in scena a Nora
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SASSARI. Da “Sapore di mare” al premio Oscar, di strada Isabella Ferrari ne ha fatta parecchia. In 35 anni l’attrice piacentina è passata dalla giovanissima Selvaggia che fece cadere ai suoi piedi Massimo Ciavarro nella Versilia vanziniana all’enigmatica Orietta ammaliata da Jep Gambardella nella “Grande bellezza”. In mezzo tanto altro cinema, da Scola a Mazzacurati, da Ozpetek a Soavi, da Antonello Grimaldi al marito Renato De Maria, una coppa Volpi a Venezia e un premio come miglior attrice al festival di Roma. Ma anche tante fiction d’autore e di grande successo, su tutte “Distretto di polizia” e “Una grande famiglia”. E quando i tempi e i copioni lo permettono anche un po’ di teatro. Come nelle “Due partite” di Cristina Comencini o al fianco di Marco Travaglio nei suoi recital itineranti. Domenica Isabella Ferrari sarà alla Notte dei poeti di Nora, superstar di una ricca edizione sempre firmata Cedac che partirà domani con Luigi Lo Cascio per poi proseguire nei giorni successivi con Franca Masu, Gabriele Vacis, Alessio Boni, Maria Teresa Ruta e Valentina Banci. L’attrice emiliana, scoperta a 17 anni da Gianni Boncompagni, metterà in scena una Fedra rivisitata da Ghiannis Ritsos, uno dei più grandi poeti greci del ventesimo secolo. In questa efficace rilettura estremamente contemporanea, Isabella Ferrari, diretta da Vittoria Bellingeri e accompagnata dalla violinista Georgia Privitera, darà voce alla passione impossibile di Fedra per Ippolito, figlio del suo sposo, l’ateniese Teseo. «È un reading che faccio d’estate in situazioni molto particolari, in location di grande ispirazione – spiega –. In passato l’ho fatto a Veleia, nel piacentino, e poi a Fossombrone, nelle Marche. Quest’anno tocca al Teatro romano di Nora».
Cosa rappresenta per lei questo personaggio?
«Fedra è uno di quei miti a cui mi sono appassionata fin da piccola, da giovanissima. E quando ho trovato questa versione di Ritsos me ne sono innamorata, perché è una Fedra contemporanea, dolorosa, vivace. Alla portata di tutti, universale».
Cosa c’è di attuale nel personaggio di Fedra?
«È una donna in cui ti riconosci perché magari hai già vissuto quello che ha passato lei, oppure sai che lo potrai vivere. L’amore impossibile che ti arriva dagli dei sai che è sbagliato, ma non puoi farci niente. Non esiste donna che non possa non riconoscersi in Fedra».
Che ruolo occupa il teatro nel suo lavoro?
«È un luogo in cui ho aspettato tanto ad arrivarci. Non è stato il mio primo amore ma lo è diventato fortemente. Nel teatro si scatena un’energia unica per il luogo, per le persone che sono presenti e vivono quel determinato momento. È un qualcosa di irripetibile, perché non ritrovi da nessuna parte, nemmeno on line, quello che hai vissuto. È diverso ogni sera, perché diversi sono la città, gli spettatori. È imprevedibile e sempre molto speciale. Purtroppo non lo faccio spesso, anche perché fare le tournée è faticoso».
Tra cinema, televisione e teatro ha una preferenza?
«Tutto dipende dal progetto, dal personaggio, dalla regia. Il mio primo amore è stato il cinema, è lì che ho cominciato la mia carriera, ma ho avuto grande successo anche con la televisione e il teatro. Io mi lego ai progetti e quando mi stimolano in me si accende qualcosa».
Lei è oggi è una bellissima 53enne. Molte attrici, non più giovanissime, lamentano di non trovare più ruoli per loro nel cinema. È d’accordo con le sue colleghe?
«Più che di età è un problema legato al sesso. La verità è che i film con gli uomini funzionano di più, o forse hanno funzionato di più in passato e si insiste a produrne in serie. Ed è anche vero che gli uomini guadagnano di più. I ruoli non mancano, ma gli attori hanno un mercato diverso rispetto alle attrici. Perlomeno così accade in Italia».
Ha appena finito di girare “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek, che l’aveva già diretta in “Un giorno perfetto”.
«Ci sono registi con cui ti capita di ritornare a lavorare, magari anche in un ruolo minore, a cui puoi dire di sì senza neanche leggere il copione. Ozpetek fa parte di questa mia rosa di registi familiari».
Domenica sarà a Nora: qual è il suo rapporto con la Sardegna?
«Quando ero giovane sono stata in vacanza più volte in Costa Smeralda, tanti anni fa sono stata al festival di Tavolara, mentre per lavoro sono venuta davvero poche volte. Mi dispiace molto, perché la conosco poco. Mi piacerebbe ci fossero più occasioni».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Cosa rappresenta per lei questo personaggio?
«Fedra è uno di quei miti a cui mi sono appassionata fin da piccola, da giovanissima. E quando ho trovato questa versione di Ritsos me ne sono innamorata, perché è una Fedra contemporanea, dolorosa, vivace. Alla portata di tutti, universale».
Cosa c’è di attuale nel personaggio di Fedra?
«È una donna in cui ti riconosci perché magari hai già vissuto quello che ha passato lei, oppure sai che lo potrai vivere. L’amore impossibile che ti arriva dagli dei sai che è sbagliato, ma non puoi farci niente. Non esiste donna che non possa non riconoscersi in Fedra».
Che ruolo occupa il teatro nel suo lavoro?
«È un luogo in cui ho aspettato tanto ad arrivarci. Non è stato il mio primo amore ma lo è diventato fortemente. Nel teatro si scatena un’energia unica per il luogo, per le persone che sono presenti e vivono quel determinato momento. È un qualcosa di irripetibile, perché non ritrovi da nessuna parte, nemmeno on line, quello che hai vissuto. È diverso ogni sera, perché diversi sono la città, gli spettatori. È imprevedibile e sempre molto speciale. Purtroppo non lo faccio spesso, anche perché fare le tournée è faticoso».
Tra cinema, televisione e teatro ha una preferenza?
«Tutto dipende dal progetto, dal personaggio, dalla regia. Il mio primo amore è stato il cinema, è lì che ho cominciato la mia carriera, ma ho avuto grande successo anche con la televisione e il teatro. Io mi lego ai progetti e quando mi stimolano in me si accende qualcosa».
Lei è oggi è una bellissima 53enne. Molte attrici, non più giovanissime, lamentano di non trovare più ruoli per loro nel cinema. È d’accordo con le sue colleghe?
«Più che di età è un problema legato al sesso. La verità è che i film con gli uomini funzionano di più, o forse hanno funzionato di più in passato e si insiste a produrne in serie. Ed è anche vero che gli uomini guadagnano di più. I ruoli non mancano, ma gli attori hanno un mercato diverso rispetto alle attrici. Perlomeno così accade in Italia».
Ha appena finito di girare “Napoli velata” di Ferzan Ozpetek, che l’aveva già diretta in “Un giorno perfetto”.
«Ci sono registi con cui ti capita di ritornare a lavorare, magari anche in un ruolo minore, a cui puoi dire di sì senza neanche leggere il copione. Ozpetek fa parte di questa mia rosa di registi familiari».
Domenica sarà a Nora: qual è il suo rapporto con la Sardegna?
«Quando ero giovane sono stata in vacanza più volte in Costa Smeralda, tanti anni fa sono stata al festival di Tavolara, mentre per lavoro sono venuta davvero poche volte. Mi dispiace molto, perché la conosco poco. Mi piacerebbe ci fossero più occasioni».
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