“Surbiles”, le donne vampiro di Columbu arrivano al festival del cinema di Locarno
Dal 2 al 12 agosto torna il festival di Locarno che taglia quest’anno il traguardo della 70esima edizione. Nel vastissimo programma della manifestazione trova spazio anche il regista sardo Giovanni...
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Dal 2 al 12 agosto torna il festival di Locarno che taglia quest’anno il traguardo della 70esima edizione. Nel vastissimo programma della manifestazione trova spazio anche il regista sardo Giovanni Columbu che nella
cittadina
svizzera porta in anteprima il suo nuovo lavoro: “Surbiles”. Un documentario particolare, abbraccia infatti il fantastico, in concorso nella sezione “Signs of Life” che si propone d’indagare i territori di frontiera della settima arte. Columbu porta sullo schermo storie di surbiles, figure femminili immaginarie prossime alle streghe e ai vampiri, che in un passato non molto lontano erano diffuse nella cultura popolare della Sardegna. ll lungometraggio (prodotto da Luches, in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e Rai Cinema) a seguito di una ricerca svolta sul campo, presenta alcune testimonianze, e la ricostruzione visiva delle storie raccontate, con il coinvolgimento nella messa in scena delle persone – donne, uomini, bambini – del luogo.
Un lavoro sicuramente originale quello del regista sardo, noto soprattutto per i film “Arcipelaghi” e “Su Re”.
cittadina
svizzera porta in anteprima il suo nuovo lavoro: “Surbiles”. Un documentario particolare, abbraccia infatti il fantastico, in concorso nella sezione “Signs of Life” che si propone d’indagare i territori di frontiera della settima arte. Columbu porta sullo schermo storie di surbiles, figure femminili immaginarie prossime alle streghe e ai vampiri, che in un passato non molto lontano erano diffuse nella cultura popolare della Sardegna. ll lungometraggio (prodotto da Luches, in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà e Rai Cinema) a seguito di una ricerca svolta sul campo, presenta alcune testimonianze, e la ricostruzione visiva delle storie raccontate, con il coinvolgimento nella messa in scena delle persone – donne, uomini, bambini – del luogo.
Un lavoro sicuramente originale quello del regista sardo, noto soprattutto per i film “Arcipelaghi” e “Su Re”.
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