«Quest’isola è la casa del cinema italiano»
di Giandomenico Mele
Piera Detassis presenta il festival di Tavolara al via martedì
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TAVOLARA. Non chiamatelo festival. Non c’è un concorso, non c’è una giuria, eppure si tratta di uno dei luoghi per il cinema più suggestivi e ambiti in Italia. «Tavolara è un’esperienza, forse uso un termine abusato linguisticamente, ma vorrei rendere l’idea di questo rapporto empatico tra film, protagonisti, racconti di cinema, luoghi e natura». Piera Detassis è l’anima, insieme a Marco Navone e all’associazione Argonauti, di quello che 27 anni fa è nato da uno schermo con un proiettore su un’isola. Tavolara è questo, una comunità che condivide cinema e che negli anni ha saputo conquistare un posto d’onore nelle arene all’aperto del cinema italiano.
Due generazioni di attori e registi hanno voluto presentare i loro film sull’isola e anche quest’anno i nomi sono importanti: a partire da Jasmine Trinca e Isabella Ragonese, due dei talenti femminili più fulgidi del cinema italiano. Poi Pierfrancesco Favino, personaggio poliedrico capace di sdoppiarsi tra commedia e dramma, con una statura attoriale che lo avvicina ai grandi della tradizione italiana: da Gassman a Manfredi e Tognazzi. «Se dovessi trovare una caratteristica per questa edizione, direi proprio il parterre di protagonisti - conferma Piera Detassis - Nomi solidi, che rappresentano l’eccellenza del cinema italiano, con un’idea della commedia classica che si evolve con contaminazioni, raggiungendo risultati eccellenti». Ecco “I peggiori” di Vincenzo Alfieri (sabato), che compone cinecomics e napoletanità, con un Lino Guanciale (ospite della rassegna) che è attore in grande ascesa. Ma anche “Fortunata” (venerdì), film di Castellitto con una Jasmine Trinca mai così consapevole del suo ruolo e premiata a Cannes nella sezione Un Certain Regard come migliore attrice. Poi la commedia più classica del cinema italiano, concentrata su attori ormai di livello consolidato, vedi Favino e la Smutniak in “Moglie e marito” di Godano o Marinelli e la stessa Ragonese in “Il padre d’Italia” di Fabio Mollo. «Il valore aggiunto si trova in questa comunità del cinema che è Tavolara, alla quale si aggiunge un pubblico che non tradisce mai, appassionato e mediamente colto -spiega la Detassis - Loro sanno cosa noi offriamo, che non cambia mai la nostra natura. Poi le caratteristiche nuove e originali degli ultimi anni le conosciamo, dai documentari alle serie tv, con la collaborazione sempre più stretta con Sky Arte».
Quest’anno il piccolo evento, dopo la proiezione in anteprima a Cannes, sarà “Becoming Cary Grant” (mercoledì alla Peschiera di San Teodoro): il documentario di Mark Kidel che racconta il rapporto tra il grande attore americano e l’Lsd, assunta a scopo sperimentale e terapeutico in periodi di depressione. Poi la conferma del multiculturalismo narrato attraverso una nuova generazione di cineasti indipendenti, che quest’anno trova la consacrazione nell’opera franco-iraniana “Due sotto il burqa-Cherchez la femme!” di Sou Abadi: commedia che tocca temi forti come il fondamentalismo islamico, ma con toni ironici e che non risparmiano nemmeno certa sinistra militante. Infine un auspicio di Piera Detassis per la prossima edizione. «Avrei voluto portare Christian De Sica, ma quest’anno non è stato possibile. Spero possa riuscire ad essere qui l’anno prossimo». Perché non sarà un festival, ma oltre la passione e la suggestione di Tavolara ci sono anche scelte da fare e film da proiettare. «Cerco di capire quali possono essere i film giusti per questo ambiente - sottolinea la Detassis - Avrei voluto portare la commedia “Orecchie” ma non ci sono riuscita. Spesso si deve incrociare la voglia delle persone di essere qui a Tavolara con la qualità dei film che si proiettano». Perché poi ci sono i gusti personali e il rimpianto della Detassis si chiama “L’ora legale” con Ficarra e Picone. Ma c’è talmente tanto nel programma che davvero i rimpianti assomigliano a una nuvoletta in un cielo stellato: da Walter Veltroni, che con “Indizi di felicità” replica il successo come regista, al documentario di Peter Marcias, del quale saranno proiettati cinque minuti in anteprima, che racconta la storia della Sardegna agropastorale degli anni Sessanta attraverso “L’ultimo pugno di terra” di Fiorenzo Serra.
Due generazioni di attori e registi hanno voluto presentare i loro film sull’isola e anche quest’anno i nomi sono importanti: a partire da Jasmine Trinca e Isabella Ragonese, due dei talenti femminili più fulgidi del cinema italiano. Poi Pierfrancesco Favino, personaggio poliedrico capace di sdoppiarsi tra commedia e dramma, con una statura attoriale che lo avvicina ai grandi della tradizione italiana: da Gassman a Manfredi e Tognazzi. «Se dovessi trovare una caratteristica per questa edizione, direi proprio il parterre di protagonisti - conferma Piera Detassis - Nomi solidi, che rappresentano l’eccellenza del cinema italiano, con un’idea della commedia classica che si evolve con contaminazioni, raggiungendo risultati eccellenti». Ecco “I peggiori” di Vincenzo Alfieri (sabato), che compone cinecomics e napoletanità, con un Lino Guanciale (ospite della rassegna) che è attore in grande ascesa. Ma anche “Fortunata” (venerdì), film di Castellitto con una Jasmine Trinca mai così consapevole del suo ruolo e premiata a Cannes nella sezione Un Certain Regard come migliore attrice. Poi la commedia più classica del cinema italiano, concentrata su attori ormai di livello consolidato, vedi Favino e la Smutniak in “Moglie e marito” di Godano o Marinelli e la stessa Ragonese in “Il padre d’Italia” di Fabio Mollo. «Il valore aggiunto si trova in questa comunità del cinema che è Tavolara, alla quale si aggiunge un pubblico che non tradisce mai, appassionato e mediamente colto -spiega la Detassis - Loro sanno cosa noi offriamo, che non cambia mai la nostra natura. Poi le caratteristiche nuove e originali degli ultimi anni le conosciamo, dai documentari alle serie tv, con la collaborazione sempre più stretta con Sky Arte».
Quest’anno il piccolo evento, dopo la proiezione in anteprima a Cannes, sarà “Becoming Cary Grant” (mercoledì alla Peschiera di San Teodoro): il documentario di Mark Kidel che racconta il rapporto tra il grande attore americano e l’Lsd, assunta a scopo sperimentale e terapeutico in periodi di depressione. Poi la conferma del multiculturalismo narrato attraverso una nuova generazione di cineasti indipendenti, che quest’anno trova la consacrazione nell’opera franco-iraniana “Due sotto il burqa-Cherchez la femme!” di Sou Abadi: commedia che tocca temi forti come il fondamentalismo islamico, ma con toni ironici e che non risparmiano nemmeno certa sinistra militante. Infine un auspicio di Piera Detassis per la prossima edizione. «Avrei voluto portare Christian De Sica, ma quest’anno non è stato possibile. Spero possa riuscire ad essere qui l’anno prossimo». Perché non sarà un festival, ma oltre la passione e la suggestione di Tavolara ci sono anche scelte da fare e film da proiettare. «Cerco di capire quali possono essere i film giusti per questo ambiente - sottolinea la Detassis - Avrei voluto portare la commedia “Orecchie” ma non ci sono riuscita. Spesso si deve incrociare la voglia delle persone di essere qui a Tavolara con la qualità dei film che si proiettano». Perché poi ci sono i gusti personali e il rimpianto della Detassis si chiama “L’ora legale” con Ficarra e Picone. Ma c’è talmente tanto nel programma che davvero i rimpianti assomigliano a una nuvoletta in un cielo stellato: da Walter Veltroni, che con “Indizi di felicità” replica il successo come regista, al documentario di Peter Marcias, del quale saranno proiettati cinque minuti in anteprima, che racconta la storia della Sardegna agropastorale degli anni Sessanta attraverso “L’ultimo pugno di terra” di Fiorenzo Serra.
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