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Alghero, a Capo Caccia la sentinella del Golfo

Alghero, a Capo Caccia la sentinella del Golfo

Il litorale di Alghero, ricco di approdi e di risorse, è stato frequentato sin dalle epoche più antiche. Già i Fenici fondarono, non lontano dal lago di Baratz, il villaggio di Nure, e i Romani ci...

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Il litorale di Alghero, ricco di approdi e di risorse, è stato frequentato sin dalle epoche più antiche. Già i Fenici fondarono, non lontano dal lago di Baratz, il villaggio di Nure, e i Romani ci fecero passare la strada che da Turris Libisonis, ovvero Porto Torres, si avviava a seguire la costa occidentale. Per i tempi più recenti abbiamo la cronaca della visita ad Alghero dell’imperatore Carlo V, nell’ottobre del 1541: il primo approdo della flotta fu nella rada di Porto Conte, il che gli permise, appena sceso, di partecipare, accompagnato dai maggiorenti del luogo, a una battuta di caccia al cinghiale. Era il tempo in cui le incursioni dei pirati saraceni inducevano le autorità a punteggiare le coste sarde, e queste in particolare, di torri di avvistamento e difesa. Ma dovette passare ancora del tempo perché si potesse pensare a erigere un faro. Si arrivò così agli inizi dell’Ottocento, quando, scrive Barbara Calanca nel suo libro sui fari sardi, si intensificarono le rotte commerciali tra Marsiglia e la Tunisia, e i naviganti lamentavano di non avere in questa zona nessun punto di riferimento. Fu scelto il luogo più eminente, la sommità dello sperone di Capo Caccia, tanto è vero che il faro, che dall’inaugurazione nel 1864 a oggi non ha mai smesso di funzionare, offre un raggio di luce che, con suoi 186 metri sul livello del mare, risulta essere il più alto tra quelli italiani. Ha una potenza che gli frutta la portata di 24 miglia, e chi va per mare lo riconosce perché alterna a un secondo di luce cinque di eclissi. (salvatore tola)

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