La Nuova Sardegna

tradizioni 

In vetrina l’arte degli artigiani sardi

di Francesco G. Pinna
In vetrina l’arte degli artigiani sardi

Inaugurata ieri l’edizione numero 56 della Fiera di Mogoro

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MOGORO. L’edizione 2017 della Rassegna dell'artigianato artistico della Sardegna, nata 56 anni fa come Fiera del tappeto, strizza l'occhio ad architetti, designer e arredatori ma non dimentica e non mette da parte i turisti e i clienti tradizionali.

E' quasi una questione di sopravvivenza, tra pionieri dell'artigianato artistico che lasciano il mestiere per motivi di età, e giovani perplessi davanti a un "mestiere" che richiede grande abilità manuale e grande creatività ma sopratutto la capacità di individuare le nicchie di mercato che gli possono consentire di "sopravvivere" in una sorta di giungla dove ci si deve difendere per esempio dai falsari ma anche dalle banche e dalla burocrazia. Alla rassegna di Mogoro, inaugurata ieri sera dall'assessore regionale al Turismo e Artigianato Barbara Argiolas e dal sindaco Sandro Broccia, ci sono gli uni e gli altri. C'è per esempio il ceramista Angelo Sciannella, che tra l'edizione 2016 e quella 2017 si è cancellato dall'elenco delle imprese artigiane e ha chiuso la sua bottega di Cabras, Negli anni ’60, arrivato da poco in Sardegna dalla penisola, i "buyer" giapponesi, che allora non si chiamavano così, erano rimasti incantati dalle sue ceramiche e ne volevano importare milioni di copie nel paese del Sol Levante. Quando visitarono la sua piccola bottega artigiana, dove ogni pezzo veniva naturalmente realizzato a mano, sparirono e non si fecero più vedere. Ma c'è anche Giulia Pusceddu, 23 anni, erede della tradizione coltellinaia del nonno e del padre, che ancora non è bravissima a tirar fuori una “arburesa” da un pezzo di acciaio e un corno di montone ma se la cava già molto bene a vendere quelle che fa il fratello nella sua officina di Arbus. E ci sono naturalmente i tappeti e gli arazzi per i quali Mogoro è famosa in Sardegna. Quelli antichi scovati nelle case dei vecchi proprietari terrieri e negli armadi della Parrocchia e quelli moderni, realizzati con i disegni della tradizione, ma anche con quelli dei designer e comunque bellissimi e straordinari in entrambi i casi.

E c'è il fior fiore dell'artigianato artistico sardo. Una novantina gli espositori, a rappresentare tutti i settori, quello della tessitura e quello del legno, quello della ceramica e quelli del vetro e del ferro, e ancora l'oreficeria, la pelletteria il ricamo e la cestineria. Chi volesse seguire l'invito della direttrice artistica Francesca Picciau a comprare gli oggetti dell'artigianato per usarli nella vita di tutti i giorni, ha solo l'imbarazzo della scelta. C'è davvero di tutto e di più e di che spalancare gli occhi. Vedere per credere. E magari poi anche comprare.

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