A Tharros un Gualazzi ruvido e romantico
di Andrea Musio
Il cantautore marchigiano ha mostrato al pubblico del Sinis il suo lato blues tra hit e ballate classiche
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THARROS. Il cuore batte forte e a ritmo di blues. Un eccellente Gualazzi, seppur non in piena forma, ha messo a segno, giovedì sera nell'Anfiteatro di Tharros, una performance esuberante. Un concerto voce e piano in cui il cantautore e pianista di Urbino può dare il meglio di se con una scaletta costruita brano dopo brano, guidato dalle sensazioni del momento.
Una forte propensione per l'improvvisazione che si insinua a più riprese su composizioni più o meno note, di sua composizione o presi in prestito da altri autori. Raphael Gualazzi fa stringere il cuore, in maniera naturale perché l'emozione, visibilmente, arriva dal palco e si è trasmessa in maniera spontanea nella platea, ricettiva a sempre pronta a ricambiare con affetto. In vetta alle classifiche di vendita e di passaggi radiofonici, l'autore del brano di successo “L'estate di John Wayne”, non ha mai abbandonato il suo amore per la musica blues, in parte assopito nei suoi ultimi due cd con la band al completo e puntualmente ritrovato nei concerti in solo. Fra tributi, citazioni, ballads e hit di successo, Raphael Gualazzi ha tenuto col fiato sospeso per oltre novanta minuti. Un ora e mezzo trascorsa tra lo stupore per l'elevata cifra stilistica con la quale ha eseguito la parte strumentale, e la soddisfazione aver assistito a esecuzioni, probabilmente uniche, come la rivisitazione di “Imagine” di John Lennon. Passano in rassegna “At Least” della Donna del blues, Etta James, ed ancora B.B. King, Nat Gonella, la celeberrima “Sweet Sue, Just You” di Victor Young e Will Harris. Non mancano naturalmente la sanremese “Sai”, il tormentone dello scorso anno “L'estate di John Wayne” e la meravigliosa “Lady Oh” . Un notevole, e riuscito, lavoro di adattamento per piano solo della funky “Disco Ball” e “Mondello Beach” che nella sua versione originale richiama la musica popolare siciliana.
Con il calare del maestrale, l'umidità non si è fatta attendere. Da un lato ha limitato l'estensione vocale di Gualazzi sulle note alte ma dall'altro ne ha migliorato la ruvidezza. «Il suono sul palco è cambiato rispetto alle prove – ha spiegato Gualazzi dopo il concerto allestito da SEM ed inserito nel cartellone di Rete Sinis – Mi ha ricordato quello che si faceva nel Mississippi con due bluesman che gareggiavano sulle due rive opposte ed aspettavano questa particolare concentrazione di umidità».
Una forte propensione per l'improvvisazione che si insinua a più riprese su composizioni più o meno note, di sua composizione o presi in prestito da altri autori. Raphael Gualazzi fa stringere il cuore, in maniera naturale perché l'emozione, visibilmente, arriva dal palco e si è trasmessa in maniera spontanea nella platea, ricettiva a sempre pronta a ricambiare con affetto. In vetta alle classifiche di vendita e di passaggi radiofonici, l'autore del brano di successo “L'estate di John Wayne”, non ha mai abbandonato il suo amore per la musica blues, in parte assopito nei suoi ultimi due cd con la band al completo e puntualmente ritrovato nei concerti in solo. Fra tributi, citazioni, ballads e hit di successo, Raphael Gualazzi ha tenuto col fiato sospeso per oltre novanta minuti. Un ora e mezzo trascorsa tra lo stupore per l'elevata cifra stilistica con la quale ha eseguito la parte strumentale, e la soddisfazione aver assistito a esecuzioni, probabilmente uniche, come la rivisitazione di “Imagine” di John Lennon. Passano in rassegna “At Least” della Donna del blues, Etta James, ed ancora B.B. King, Nat Gonella, la celeberrima “Sweet Sue, Just You” di Victor Young e Will Harris. Non mancano naturalmente la sanremese “Sai”, il tormentone dello scorso anno “L'estate di John Wayne” e la meravigliosa “Lady Oh” . Un notevole, e riuscito, lavoro di adattamento per piano solo della funky “Disco Ball” e “Mondello Beach” che nella sua versione originale richiama la musica popolare siciliana.
Con il calare del maestrale, l'umidità non si è fatta attendere. Da un lato ha limitato l'estensione vocale di Gualazzi sulle note alte ma dall'altro ne ha migliorato la ruvidezza. «Il suono sul palco è cambiato rispetto alle prove – ha spiegato Gualazzi dopo il concerto allestito da SEM ed inserito nel cartellone di Rete Sinis – Mi ha ricordato quello che si faceva nel Mississippi con due bluesman che gareggiavano sulle due rive opposte ed aspettavano questa particolare concentrazione di umidità».
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