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Il buon giornalismo secondo De Bortoli

Il buon giornalismo secondo De Bortoli

Giovedì incontro con l’ex direttore del Corriere che parlerà del suo libro “Poteri forti (o quasi)”

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PORTO CERVO. Continuano gli incontri con gli scrittori della rassegna Porto Cervo Libri organizzata dal Consorzio Costa Smeralda presieduto da Renzo Persico e diretto da Massimo Marcialis.

Giovedì 3 alle 19.30 in piazzetta centrale protagonista sarà uno dei più importanti giornalisti italiani Ferruccio De Bortoli che parlerà del suo ultimo lavoro edito da La Nave di Teseo “Poteri forti (o quasi)” intervistato dalla giornalista Maria Francesca Chiappe.

Il diario, anche autocritico, dell’ex direttore del “Corriere della Sera” e del “Sole 24 Ore”.

Un libro molto atteso, oltre quarant’anni di storia del nostro paese e del mondo vissuti da uno speciale punto di osservazione. Scena e retroscena del potere in Italia, dalla finanza alla politica e alle imprese, dai media alla magistratura, con i ritratti dei protagonisti, il ricordo di tanti colleghi, episodi inediti, fatti e misfatti, incontri, segreti, battaglie condotte sempre a testa alta e personalmente: per la prima volta Ferruccio de Bortoli, un punto di riferimento assoluto nel giornalismo internazionale, racconta e si racconta. Con molte sorprese.

«I buoni giornalisti, preparati, esperti, non s’inventano su due piedi – scrive De Bortoli – Ci vogliono anni. Cronisti attenti che vadano a vedere i fatti con i loro occhi, non fidandosi dell’abbondanza di video, sms, tweet e post su Facebook. Che vivano le emozioni dei protagonisti, le sofferenze degli ultimi, le ragioni degli avversari e persino dei nemici. Che non siano mai sazi di verifiche, ammettano gli errori inevitabilmente frequenti, e conquistino la fiducia dei loro lettori. Giornalisti indipendenti, con la schiena dritta, che non cedano alla comoda tentazione del conformismo. Dimostrandosi utili alla società e al loro paese non facendo mancare verità scomode e sopportando sospetti e insulti di chi non le vorrebbe sentire. È accaduto molte volte. Una classe dirigente responsabile affronta per tempo e al meglio i problemi seri che un giornalismo solleva. Certo, è scomodo e qualche volta apparentemente dannoso. Ma quanti sono i danni di ciò che non abbiamo saputo o non abbiamo voluto vedere. Un buon giornalismo, in qualunque era tecnologica, rende più forte una comunità– conclude De Bortoli –. Quando tace o deforma, la condanna al declino. Negli ultimi anni in Italia, salvo poche eccezioni, è successo esattamente questo».



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