Morandi e Sassari Una storia d’amore
di Paolo Curreli
Finale con “No potho reposare” cantata con tutta la piazza
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SASSARI. Un applauso carico d’affetto, Sassari perdona a Gianni Morandi il ritardo che per motivi tecnici lo ha portato sul palco di Piazza d’Italia – stracolma di migliaia di persone – un’ora dopo il previsto. E Gianni con tutta la freschezza dei suoi 72 anni ricambia. «Perché è da questa città che la mia carriera ha cominciato a ripartire, dopo un momento un po’ duro» ci racconta nel backstage. Negli anni ’70, la morte del padre la fine del matrimonio e quella di un certo tipo di pop italiano che il mercato sembra non accettare più. «Ho ricominciato a suonare in Italia e in Russia, con il gruppo dei “Sole Nero” che poi diventarono il “Coro degli Angeli” e, infine, i mitici “Tazenda” di Andrea Parodi. Tutti musicisti di Sassari. Tournée importantissime per me, mi aiutarono a tornare sul palco». Gianni Morandi ha un ricordo anche per la Nuova. «Negli anni ’80 il giornale mise a disposizione una linea telefonica dove i fan potevano chiamare e parlare con me. Furono centinaia di telefonate. Un pomeriggio che non dimentico».
Una storia d’amore che sembra non si sia mai interrotta, un pubblico che abbraccia tante generazioni lo acclama, chiede di cantare “Fatti mandare dalla mamma”. I ragazzini oltre le transenne gli chiedono se c’è Rovazzi. «No Rovazzi non è qui e, insomma, alla mia età come faccio a farmi mandare dalla mamma. Ci sarà pure chi si chiede come faccio ancora a cantare» risponde ridendo. «Se per quello c’è pure qualcuno che si chiede come fai ancora a camminare» sottolinea sarcastica e Geppi Cucciari, con lui sul palco di “Sulla terra leggeri”. Geppi è una “spalla” che riporta – padrona del palco – un’atmosfera ironica quando l’affetto vira troppo verso la celebrazione. Salta fuori la chitarra e Gianni Morandi apre con l’evergreen “Occhi di ragazza”. Risentita così, fresca e quasi improvvisata ricorda a tutti quanto questo brano sia ormai un classico della canzone italiana. La serata rovente si rinfresca, le battute e i ricordi si accavallano alle canzoni. E arriva anche “Fatti mandare dalla mamma” e “Uno su mille ce la fa”. Parte “Volare” di Ravazzi e Gianni con un colpo di teatro –, prudentemente dopo la caduta dal palco l’ultima volta che l’ha eseguita–, scende tra il pubblico per cantarla. E sul palco Morandi fa salire una piccola spettatrice che cantava a squarciagola, per una tenera ed esilarante intervista.
La Sardegna per Morandi ha rappresentato anche il ritorno davanti alla macchina da presa dopo 18 anni. «Un’esperienza bellissima, la fiction “L’isola di Pietro”, la storia di un medico pediatra che diventa un punto di riferimento per la comunità di Carloforte – risponde– . Mi ha fatto conoscere una parte della Sardegna che non conoscevo e di cui mi sono innamorato: il Sulcis». Un’esperienza da cui sono nate tante amicizie. «I sardi sono così – sottolinea Gianni Morandi – ho amici con cui ho fatto il militare secoli fa, e ancora ci sentiamo». In tanti a Carloforte lo hanno visto passeggiare, nei momenti liberi, col golden retriever Mirto il cane che ha un ruolo importante nella fiction. «Ti devo rivelare un piccolo segreto – dice il cantante –. I cani che interpretavano la parte erano due perfettamente uguali naturalmente. Uno bravissimo, una vera star della scena, l’altro un cane davvero “cane”, appena vedeva il mare si tuffava e non c’era verso di farlo recitare. Comunque potrete vederci dal 24 settembre per sei serate sulle reti Finivest. È una storia molto bella». E Gianni ha ringraziato il settembre scorso la comunità con un concerto gratuito a Carloforte. E per il cantante arriva la maglietta della Dinamo personalizzata. «Le madrine della squadra siamo io e la Canalis – dice Geppi Cucciari–. Serviva una figa e una intelligente, e per l’intelligente hanno scelto naturalmente la Canalis». Una serata che diventa un live trascinante con l’entusiasmo di Gianni, l’eterno ragazzo, e che si conclude con Morandi e tutta la piazza che canta “No potho reposare”.
Una storia d’amore che sembra non si sia mai interrotta, un pubblico che abbraccia tante generazioni lo acclama, chiede di cantare “Fatti mandare dalla mamma”. I ragazzini oltre le transenne gli chiedono se c’è Rovazzi. «No Rovazzi non è qui e, insomma, alla mia età come faccio a farmi mandare dalla mamma. Ci sarà pure chi si chiede come faccio ancora a cantare» risponde ridendo. «Se per quello c’è pure qualcuno che si chiede come fai ancora a camminare» sottolinea sarcastica e Geppi Cucciari, con lui sul palco di “Sulla terra leggeri”. Geppi è una “spalla” che riporta – padrona del palco – un’atmosfera ironica quando l’affetto vira troppo verso la celebrazione. Salta fuori la chitarra e Gianni Morandi apre con l’evergreen “Occhi di ragazza”. Risentita così, fresca e quasi improvvisata ricorda a tutti quanto questo brano sia ormai un classico della canzone italiana. La serata rovente si rinfresca, le battute e i ricordi si accavallano alle canzoni. E arriva anche “Fatti mandare dalla mamma” e “Uno su mille ce la fa”. Parte “Volare” di Ravazzi e Gianni con un colpo di teatro –, prudentemente dopo la caduta dal palco l’ultima volta che l’ha eseguita–, scende tra il pubblico per cantarla. E sul palco Morandi fa salire una piccola spettatrice che cantava a squarciagola, per una tenera ed esilarante intervista.
La Sardegna per Morandi ha rappresentato anche il ritorno davanti alla macchina da presa dopo 18 anni. «Un’esperienza bellissima, la fiction “L’isola di Pietro”, la storia di un medico pediatra che diventa un punto di riferimento per la comunità di Carloforte – risponde– . Mi ha fatto conoscere una parte della Sardegna che non conoscevo e di cui mi sono innamorato: il Sulcis». Un’esperienza da cui sono nate tante amicizie. «I sardi sono così – sottolinea Gianni Morandi – ho amici con cui ho fatto il militare secoli fa, e ancora ci sentiamo». In tanti a Carloforte lo hanno visto passeggiare, nei momenti liberi, col golden retriever Mirto il cane che ha un ruolo importante nella fiction. «Ti devo rivelare un piccolo segreto – dice il cantante –. I cani che interpretavano la parte erano due perfettamente uguali naturalmente. Uno bravissimo, una vera star della scena, l’altro un cane davvero “cane”, appena vedeva il mare si tuffava e non c’era verso di farlo recitare. Comunque potrete vederci dal 24 settembre per sei serate sulle reti Finivest. È una storia molto bella». E Gianni ha ringraziato il settembre scorso la comunità con un concerto gratuito a Carloforte. E per il cantante arriva la maglietta della Dinamo personalizzata. «Le madrine della squadra siamo io e la Canalis – dice Geppi Cucciari–. Serviva una figa e una intelligente, e per l’intelligente hanno scelto naturalmente la Canalis». Una serata che diventa un live trascinante con l’entusiasmo di Gianni, l’eterno ragazzo, e che si conclude con Morandi e tutta la piazza che canta “No potho reposare”.
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